Atmosfera d’aprile

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Il  grigio  perla, chiaro  e  indolente, è  quello  delle  giornate  di  primavera  asfittiche  e  incerte. È   come  se  il  tempo  e  l’atmosfera  avessero  deciso  di  fermarsi  alcuni  istanti  per  riflettere. Ma  il  dubbio  non  è  un  tormento, non  è  una  vertigine  di  dolore  e  disperazione: è  il  dubbio  sfumato  del  passaggio  lieve,  della  sospensione  priva  di  asprezze, dell’attesa  senza  tormenti.

Se  tornerà  la  pioggia  o  verrà  il  sole, poco  importa: importano  solo  il  silenzio  solenne  del  primo  pomeriggio, il  profumo  dei  glicini  a  ricordarci  che  è  aprile  e  questa  serenità  lenta, come  un  dono  sacro  o  un’indefinibile  saggezza.

La pioggia del mattino

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Mattino: il  rumore  della  pioggia  in  un  sabato  d’aprile; e  portoni  che  sbattono, automobili  che  sfrecciano, la  vita  tutt’intorno come  in  un  giorno  qualsiasi. Ma  è  sabato  e  ci  si  sente  in  vacanza, ci  si  sente  in  diritto  di  essere  più  lenti  e  di  pensare  liberamente. Strano  aprile, questo: prima  un  freddo  quasi  invernale, poi  un  intervallo estivo,  oggi  l’incerta  oscurità  di  un  giorno  di  primavera  imbronciato  ma  sopportabile.

Pomeriggio: il  sole, il  cielo  trasparente, aprile  nonostante  tutto. Mi  manca  la  pioggia  leggera  del  mattino, quel  suo  cantare  sommesso – come  d’amica  fedele, senza  pretese, senza  rancore.

Il sole ad aprile

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La  luce  del  sole  entra  dalle  finestre  con  garbo  squisito, con  raffinata  compostezza, con  esemplare  saggezza: non  travolge, non  acceca, non  s’impone. Si  limita  ad  accarezzare, a  suggerire, ad  addolcire. Sa  che  le  ombre  sono  necessarie, che  non  bisogna  pretendere  di  cancellarle, che  uno  spazio  scuro  è  indispensabile  per  ritrovare  energie  e  significati  profondi. Il  sole  d’aprile  è  tutt’uno  con  le  ombre, le  affianca, le  comprende, le  rispetta. E  ci  piace  per  questo, per  la  sua  gioiosa  sobrietà, per  l’ingenuità  con  cui  c’invita  a  sorridere, per  quei  fiori  che  sanno   guardare  il  cielo  con  fiducia  cancellando  ogni  amarezza.

Il pomeriggio

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Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, calmo. Il  pomeriggio  è  un  groviglio  di  pensieri   mentre  la  primavera  pervade  gli  angoli  più  remoti  delle  strade. Si  deve  uscire, si  deve  andare  incontro  alla  primavera, si  deve  coltivare  l’illusione.

(Nell’immagine  il  dipinto  Dintorni  di  Firenze, di  Odoardo  Borrani)

Giorni d’aprile

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Il  sole  appare  e  scompare, sommessamente; il  grigio  chiaro  del  cielo  sembra  sul  punto  di  dissolversi, ma  non  ha  abbastanza  forza  per  farlo. E  allora  si  sta  così, nell’incertezza  di  una  sospensione  che  non  crea  ansie  ma  soltanto  curiosità: ci  si  chiede  perché  aprile  sia  tanto  insicuro, forse  timido, forse  stanco. Lo  vorremmo  sfrontato, pronto  ad  ammaliarci  con  la  sua  gioia  di  vivere, coi  suoi  colori  ingenui  e  audaci  a  un  tempo. Lo  vorremmo  ribelle, entusiasta, addirittura  invadente  pur  di  essere  travolti dalla  sua  energia  e dai  suoi  tanti  sogni; vorremmo  che  ci  aiutasse  a  tornare  adolescenti, stravaganti, follemente  innamorati  dell’esistenza.

Invece  sono  giorni  strani, di  serenità  opaca,  enigmatica  e  lenta.