Sognando la primavera

in giardino

Il  sole  di  queste  giornate, dopo  la  breve  parentesi  della  neve, è  un  invito  a  sognare  la  primavera, un  richiamo  irresistibile  verso  i  mesi  che  verranno.  Per  me, la  primavera  non  è  tanto  una  stagione  che  ogni  anno  si  rinnova  quanto  un  ricordo, il  ricordo  quasi  incantato  di  un  tempo  molto  lontano. Durante  l’infanzia  e  la  prima  adolescenza, la  primavera  era    meravigliosa, qualsiasi  cosa  accadesse, qualunque  fosse  il  mio  stato  d’animo  del  momento: era  la  vita  innamorata  di  se  stessa  che  emergeva  dalle  gelide  oscurità  della  stagione  fredda, era  il  frenetico  ottimismo  del  cielo  felice, era  la  speranza  in  un’età  in  cui  si  sperava  sempre, a  prescindere  da  tutto  e  persino  contro  ogni  evidenza.

Allora  riuscivo  a  notare  ogni  sfumatura  della  primavera  perché  la  osservavo, la  vivevo, la  sentivo  dentro, era  parte  di  me: una  magnifica, splendente, ingenua  illusione. Ricordo  che  ogni  scusa  era  buona  per  uscire  da  casa  e  correre  via,  magari  soltanto  nel  parco  più  vicino; ma  era  abbastanza  per  lasciarsi  inebriare  dalla  fremente  vitalità  della  stagione  e  gioire  di  essa. Le  giornate  di  pioggia  erano  intervalli  malinconici, che  suscitavano  rabbia  perché  spezzavano  l’allegra  danza   delle  giornate  di  sole; tuttavia, anche  allora percepivo  uno  strano  fascino  nella  pioggia  primaverile, quasi  fosse  un  momento in  cui  comunicare  con  una  dimensione  misteriosa.

Adesso,  della  primavera  apprezzo  l’assenza  di  eccessi, i  momenti  impetuosi  ma  privi  di  cattiveria, gli  sguardi  obliqui  e  curiosi, l’irrefrenabile  desiderio  di  piacere, l’ingenuità  delle   tinte  pastello  che  riescono  a  colorare  persino  le  giornate  più  spente. Ma  ho  la  spiacevole  impressione  che  se  ne  vada  sempre  troppo  in  fretta, assorbita  dalla  prepotente  personalità  dell’estate. E  poi  mancano  certe  illusioni, senza  le  quali  la  primavera  non  può  più  essere  la  stessa.

(Nell’immagine  il  dipinto  In  giardino, di  Giuseppe  De  Nittis)

  1. Quanta bellezza, e quanta memoria dolce …. in questo tuo post che reca, indelebile, non poca parte di te, @Romina cara, e quanti discreti pensieri ! 😀
    Di quelle trascorse Primavere, di quei teneri, perduti respiri della nostra fanciullezza, di quei lieti, immemori e scapigliati rincorrerci, di quei baci non dati …. RESTA, ED E’ INCANCELLABILE …. la parte migliore e più nobile di noi ….
    Quanto alle illusioni, che preferisco chiamare ideali …. beh quelli sono le ali del sogno immutabile !
    🙂

  2. Ecco, è proprio così: la parte migliore e più nobile di noi. Quella che non era ancora corrotta dall’aver visto, sentito e provato troppo.

    Intanto speriamo che la primavera, quest’anno, sia davvero tale: dolce, delicata, un po’ capricciosa (altrimenti che primavera sarebbe?), ogni tanto goffa, allegra e simpatica. 🙂

    Grazie per il video.

  3. E’ vero, è vero Romina, che a quell’età si notava minuziosamente tutto ciò che era indice di primavera, ogni volta con immutato gioioso stupore!
    Mi ricordo particolarmente delle prime violette nascoste nell’erba, che adoravo, delle piccole gemme degli alberi, che sarebbero poi diventate fiori…
    Tutto nella natura in primavera corrisponde perfettamente a quell’età che è il principio della nostra vita: nella timidezza, nell’entusiasmo ingenuo e nelle promesse per il futuro.
    Le esperienze che poi seguono inevitabilmente la fanciullezza ci cambiano e tutto viene vissuto in modo diverso: è piuttosto triste, ma nessuno può salvarsi, e quello spirito ‘incontaminato’ nel porsi verso l’esterno resta solo un bel ricordo.. perfino un po’ schiacciato talvolta, dalla vita frettolosa che ci prende nel turbine.
    Buon inizio di settimana!
    Aurora

  4. Tanto tempo, troppo a lungo sono stato distante dal tuo Blog
    Me ne vergogno, e me ne dispiaccio
    ADORO la Primaveria, è la MIA stagione
    Rinascita totale, nel corpo, nella mente, nello spirito
    Ogni soffio d’ebrezza ricopre delicatamente le giornate
    E’ musica per le orecchie, spettacolo per gli occhi
    Ti sto aspettando mia cara …

  5. Cara Dea, vedo che ricordi anche tu le violette. Quando penso alla primavera, non posso fare a meno di ricordare i parchi che a marzo si riempivano di questi fiori semplici, piccoli e bellissimi. Ne ero entusiasta.
    Mi piacerebbe poter guardare le violette, almeno una volta, con lo stesso sguardo di allora, colmo di meraviglia.
    Buon inizio di settimana anche a te. 🙂

    Antonio, ben tornato! Forza, che fra un po’ la primavera arriva.
    Prima, però, è attesa ancora la neve qui al nord. D’altra parte siamo a febbraio, quindi…

  6. Qualche tempo fa, un bulbo dimenticato, ha risvegliato la mia primavera.
    Un bulbo morto ha fatto capolino per guardare il cielo azzurro, e godere del nuovo tepore del sole.
    Il mio inverno gelido ha scricchiolato,.ha ceduto la vita…. alla speranza.
    Con simpatia
    Nives

  7. “..Per me, la primavera non è tanto una stagione che ogni anno si rinnova quanto un ricordo, il ricordo quasi incantato di un tempo molto lontano….”
    Ogni anno è così. Ogni anno mentre guardo i prati che ridiventano verdi, gli alberi che timidamente si rivestono, le rondini che ritornano con i loro voli e il loro garrire, la mente “vede” altri prati, altre vie, altri cieli cercando l’impossibile.
    Ricordo le prime passeggiate per il prato dai nonni, le prime corse, le risate e l’allegria che ci accompagnava, quasi a combattere l’inverno che indugiava e non lasciava spazio alla tanto agognata primavera.
    Ora non riesco più a trovare nella nuova stagione che pian piano sta arrivando
    quella stessa gioia e spensieratezza. Non c’è però tristezza in questo, quanto l’occasione per ricordare momenti di vita che fanno rispuntare il sorriso con un pizzico di meravigliosa nostalgia.

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