Di pioggia e novembre

Oltre  le  finestre, d’improvviso, cala  la  sera. Pomeriggi  brevi – e  subito l’abbraccio  delle  tenebre.  È  la  pioggia  a  renderle  più  scure, dense, talvolta  minacciose. È  la  pioggia  ad  accompagnare  i  passi  sull’asfalto  duro, a  devastare  foglie agonizzanti, a  entrare  con  forza  nei  pensieri.

È  la  pioggia  di  novembre –  e  l’immutabile   serenità  d’una  stanza  illuminata.

Passeggiata a novembre

Nebbia. Non  potrebbe  essere  più  novembre  di  così: l’aria  opaca, quasi  densa, e  le  foglie – un’invasione  di  foglie. Le  foglie  sulla  città, le  foglie  protagoniste  della  scena, le  foglie  a  ricoprire  viali  silenziosi.

Si  prova  un  istintivo  senso  di  rispetto  di  fronte  agli  alberi  che  perdono  le  foglie: ci  si  sente  fortunati  spettatori  d’una  irripetibile  magia. Capita  ogni  anno, ma  è  sempre  la  prima  volta. Quello  stupore  commosso, quel  respiro  affannoso, quello  sguardo  stupito  non  cambiano  mai – come  di  fronte  a  un  miracolo.

Nebbia. Cammino  lentamente  e  cadono  foglie  gialle, una  dopo  l’altra, meste  eppure  vive.  Cadono  e  ardono  dal  desiderio  di  farsi  ammirare- perciò  si  vestono  dei  toni  più  belli; cadono  e   scelgono  di  morire  con  grazia  e  dignità, danzando  nell’aria, cancellando  il  grigio  scialbo  delle  strade  tutte  uguali. Mi  fermo: devo  ascoltare  l’assenza  di  voci,  mentre  gli  alberi  fissi  ricordano  e  sanno. Ma  non  possono  parlare.

Fantasma d’amore

Trama

Pavia. Nino Monti  (Marcello  Mastroianni), maturo  commercialista, incontra  su  un  autobus  una  donna (Romy  Schneider),  dall’aspetto  molto  trasandato,  che  non  ha  i  soldi  per  fare  il  biglietto. Nino  le  presta  cento  lire  e  la  sconosciuta  promette  di  restituirglieli. Poi  scende  dall’autobus  e  corre  via, mentre  Nino  la  osserva  serio  e  perplesso.  All’ora  di  cena,  Nino  riceve  una  telefonata  e  resta  stupito  nel  riconoscere la  voce  della  donna  incontrata  sull’autobus  che  afferma  di  essere  una  sua  ex  fidanzata, Anna  Brigatti.

Nino,  sposato  con  una  donna  fredda  e  molto  religiosa,  conduce  un’esistenza  scialba  e  monotona; così, comincia  a  ripensare  al  passato  e  alla  sua  storia  con  Anna, che  risale  a vent’anni  prima. Una  domenica  si  reca  in  Via  Luigi  Porta, la  strada  in  cui  Anna  viveva  da  ragazza, e  d’improvviso  la  vede  comparire  nella  nebbia, pallida, spettinata, così  trasandata  da  suscitare  in  lui  persino  disgusto. I  due  scambiano  alcune  parole  e  Anna  rievoca  il  passato. Poi  fugge  via.  Tornato  a  casa  Nino  viene  a  sapere  che, proprio  quella  sera,  in  Via  Porta  è  avvenuto  un  delitto.

Nino  parla  del  suo  incontro  con  Anna  ad  alcuni  amici. Ma  uno  di  questi, un  medico, gli  dice  che  Anna  è  morta  tre  anni  prima  a  causa  di  un  cancro. Eppure  Nino  la  incontra  di  nuovo, a  Sondrio, e  questa  volta  la  rivede  bella  come  in  gioventù. In  seguito  si  danno  appuntamento  sul  Ticino, in  barca. Ma  gli  avvenimenti  precipitano.

Commento

Fantasma  d’amore (1981)  è  un  film  di  Dino  Risi,  tratto  dall’omonimo  romanzo  dello  scrittore  pavese  Mino  Milani. Snobbato  colpevolmente  dalla  critica, il  film  è  in  realtà  un  interessante  gotico  all’italiana  pervaso  da  un’atmosfera  rarefatta  e  malinconica, struggente  e  poetica, che  esprime  alla  perfezione  gli  stati  d’animo  dei  protagonisti  e  lo  squallore  di  esistenze  prive  d’amore, tutte  incanalate  negli  ipocriti  e  facili  schemi  della  rispettabilità  borghese. Non  a  caso  la  vicenda  si  svolge  d’autunno, fra  strade  invase  dalla  nebbia  e  ricoperte  da  foglie  morte, a  testimonianza  di  uno  sfacelo  che  riguarda  non  solo  la  natura,  ma  la  vita  stessa  dei  personaggi  principali.

Non  manca  qualche  difetto: le  figure  di  don  Gaspare – sacerdote  “spretato”  che  ritiene  di  poter  comunicare  con  gli  spiriti – e  del  ragioniere  dipendente  di  Nino  sono  macchiette,  a  tratti  un  po’  ridicole  e  troppo  sopra  le  righe. Tuttavia  il  film  resta  un  buon  lavoro, apprezzabile  per  la  diafana  atmosfera  autunnale, la  bella  fotografia, la  recitazione  misurata  ma  efficace  dei  due  protagonisti. Inevitabile  che  susciti  qualche  riflessione:  l’incontro  col  passato  può  essere  devastante  e  certe  esperienze  “estreme” conducono  a  un  punto  di  non  ritorno.

Voto: 7,5

 

La poesia di novembre

Oggi  è  una  stupenda  giornata  di  novembre:  spenta e  profondamente  malinconica. Sembra  strano  o  forse  folle  definirla  stupenda – lo  so – eppure  novembre  è  questo: un  alternarsi  di  debole  sole  e  di  bruma, una  vertigine  di  tristezza  mista  a  timidissima  gioia. Grazie  a  questa  atmosfera, la  casa  diventa  un  rifugio  prezioso, il  luogo  dei  sogni  a  occhi  aperti, la  dimensione  ideale  per  riposare, progettare, lavorare, esprimersi  al  meglio.

La  poesia  di  novembre  è  diversa  da  quella  di  ottobre. Novembre  è  meno  ambiguo, più  intenso  nel  manifestare  i  suoi  umori, la  sua  estrema  sofferenza, i  colori  della  sua  agonia. In  un  certo  senso, ci  pone  di  fronte  alle  nostre  responsabilità  e, nel  farlo, conserva  sempre  quella  dolcezza  di  cui  è  privo  l’inverno. Ecco  perché  novembre  è  un’occasione  da  non  lasciarsi  sfuggire: prima  che  la  scure  dell’inverno  si  abbatta  su  di  noi, ci  ammonisce  e  c’invita  a  raccogliere  tutte  le  energie  necessarie  per  affrontare  i  mesi che  verranno, insegnandoci  che  l’esistenza  non  è  solo  un  vano  disperdersi  fra  voci  insensate  e  risate  stridule, ma  qualcosa  di  ben  più  profondo  e  complesso. E  solo  recuperando  un  rapporto  con  se  stessi  è  possibile  comprenderlo.

Tornano immagini

La  giornata  è  squallida, umida, fredda. Eppure  questo  è  il  clima  migliore  per  scrivere. Oscurità  persino  al  mattino, pochissime  voci, silenzi  interminabili, la  nebbia  a  sfumare  i  contorni: ci  si  rifugia  in  se  stessi, è  inevitabile. Ed  è  una  fortuna  saperlo  fare. Ecco  perché  in  questa  stagione  mi  sento  tanto  privilegiata.

Tornano  immagini  senza  che  io  le  abbia  cercate. Tornano  da  sole, prepotenti  o  forse  soltanto  sagge. Da  bambina, quando  guardavo  fuori  dalla  finestra  in  una  cupa  giornata  di  novembre, provavo  infinita  tristezza  e  sognavo  la  primavera, le  violette  nei  prati, il  sole  e  le  nuvole  irrequiete  di  marzo  e  aprile. Adesso, invece, sogno  i  sentieri  di  collina  invasi  dalle  foglie  dorate  e  i  monti  in  silenzio, devastati  dalla  malinconia  di  queste  ore. Ma  anche  le  grigie  strade  di  città  hanno  un  loro  fascino  strano, quasi volessero  raccontare  nuove  storie  e  aprire  varchi  inaspettati.

Adesso  la  sera  cala  presto  e, così,  si  diventa  più  austeri. Severi  no, la  severità  giunge  solo  con  l’inverno;  ma  si  diventa  più  austeri  per  rispettare  l’atmosfera  e  rispettare  se  stessi  – e  avere  pensieri  a  farci  compagnia.

Ormai  sono  chiare  tante  cose, forse  troppe. Anche  le  foglie  sanno  e  acconsentono.

Contrasti a novembre

È  una  sera  di  novembre  molto  umida  e  fredda. Una  di  quelle  sere  in  cui, aprendo  la  finestra  di  una  stanza  per  chiudere  le  persiane, si  resta  quasi  stupiti  nel  vedere  la  strada  completamente  vuota; a  farle  compagnia  e  a  illuminarla, soltanto   i  lampioni   immobili.

In  Via  Farini  sono  comparsi  tre  alberi  di  Natale. Ricordo  che, non  molti  anni  fa, nessuno  si  sarebbe  sognato  di  addobbare  le  strade  della  città  prima  della  fine  di  novembre  o  dell’inizio  di  dicembre. Da  qualche  tempo  a  questa  parte, invece, in  qualche  negozio  già  a  ottobre   vengono  esposti  i  presepi.  I  tempi  cambiano, non  c’è  che  dire.

Novembre. Questo  è  un  mese  particolare, che  può  evocare  grande  poesia  e  immenso  squallore. A  pensarci  bene, però, non  c’è   un  vero  contrasto:  a  volte  si  può  trovare  infinita  poesia  anche  nello  squallore, così  come  si  può  provare  gioia  persino  del  dolore.