Silenzi d’estate

Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

  1. C’ è, in queste tue parole, cara @Romina, una verità così profonda da restare stupiti che non sempre la si colga, preferendo noi ricorrere al viverla senza riflessione alcuna, o sentimento che non sia l’ abbandono del corpo …. non sempre stremato dalle fatiche invernali, quanto invece frenetico di lasciarsi avvincere dalle frivolezze estive …. dal rumoroso e fragile divertimento come sia, dall’ edonismo illusorio di una giovinezza che ricomincia a vivere, e che l’ estate, con le sue saghe che si susseguono una più fantasmagorica dell’ altra e le aspettative di festa della sera, sa donarci come nessun’ altra stagione .
    Ma come nei quadri dei pittori che tanto ami ( e che non poco hai insegnato ad amare anche a me … ), c’ è nel tuo post quel sentimento struggente del divenire che mai dimentica la tenerezza del passato …. quella memoria di pomeriggi interminabili fatti di andare a letto coattamente … di obblighi “a dormire” che ci venivano da parte dei genitori ( dalle mamme soprattutto …. ) in cui, nell’ ininterrotto frinire delle cicale, noi bambini guardavamo, nel sonno che non arrivava mai, quegli enigmatici ghirigori di frammenti di luce ed ombre semoventi sul soffitto della nostra stanza, che il bagliore intenso dei raggi del sole d’ estate, penetrando dalle fessure delle persiane abboccate, andava creando e muovendo sul biancore dell’ intonaco ….. misteriose storie alimentate dalla nostra inesausta fantasia di adolescenti .
    Silenzi pieni di echi e di voci lontane, colmi di sogno talvolta … bagliori di tenebre azzurre e canti, di volti amati e voci, di certezze e paure così dolci oggi, di quella ‘pènombre que nous avons traversèe’, che è indistruttibile parte di noi e che talvolta ci richiama coi suoi affascinanti misteri .
    Un abbraccio, amica imperterrita Tu della bellezza che non muore ! 🙂
    @Bruno …

  2. Un saluto a tutti e ben ritrovato Tangalor.
    Questi sono stati giorni molto pieni e difficili. Avrei voluto scrivere prima, ma non ho potuto.
    Adesso si ricomincia.

    A presto. 🙂

  3. Ciao Romina, sono capitato casualmente sul tuo blog mentre mi trovavo in un grande parco naturale mei dintorni di Torino…e’ vero quello che hai scritto, i silenzi non sono tutti uguali….i silenzi estivi, per quanto profondi, non raggiungono mai la struggente intensità di quelli autunnali…..

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