Ore d’estate

Sono  strane  queste  lunghissime  ore  di  caldo  estenuante: si  cerca  il  riposo, ma  è  impossibile  trovarlo; si  resta  fermi, eppure  si  è  stanchi, persino sfiniti. E  dare  forma  ai  pensieri, per  sottrarsi  alla  consapevolezza  di  sprecare  ore  preziose, è  quasi  impossibile, un’impresa  ai  limiti  dell’umano.

Ma,  in  qualche  luogo  remoto,  l’estate  è  felicità  di  alberi  immobili  al  sole.

Silenzi d’estate

Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

All’ombra

All’ombra  si  riposano  i  pensieri, ebbri  di  luce, sfiniti  dal  caldo. All’ombra  tornano  voci,  e  un  tempo  remoto,  e  passi  lenti  dietro  le  siepi  misteriose  e  immobili – come  a  non  voler  finire, come  a  non  voler  capire.

(Nell’immagine  il  dipinto  Cipressi  a  Poggio  Imperiale, di  Vincenzo  Cabianca)

 

Al sole

Al  sole, senza  fretta, mentre  il  mattino  esulta  nel  suo  splendore  dorato. Inizio  d’estate, albe  luminose, ombre  svanite  nella  gioia  del  mattino.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Colazione  in  terrazza, di  Michele  Tedesco)

Giugno

Con  il  primo  giugno  inizia  l’estate  meteorologica  e  i  pensieri, inebriati  dal  sole   caldo  ma  ancora  clemente  e  dalla  luce  che  inonda  i  lunghissimi  pomeriggi, volano  altrove, danzando  fra  il  passato  remoto, il  presente  e  un’infinità  di  sogni  a  colori.

Il  desiderio di  correre, di  muoversi, d’inventare  è  sempre  lo  stesso, sempre  quello  bizzarro  e  un  po’  scomposto  dell’adolescenza, in  cui  giugno  sembrava  la  porta  per  il  paradiso, la  via  verso  la  libertà.  Tornano  in  mente  i  sentieri  di  montagna  silenziosi  ma  sorridenti, le  lunghe  passeggiate  all’ombra  di  alberi  alti, le  soste  nei  campi  dorati  dominati  dal  cielo   pigro,  allegro  e  un  po’  sornione. Era  un  altro  giugno, era  un’altra  estate, erano  altre  fantasie. Eppure  tutto  è  ancora  qui, vivo  a  dispetto  degli  anni  che  fuggono  via, come  se  avesse  una  forma  e  una  consistenza  propria  che  nulla  potrà  mai  scalfire.

I  campi  di  grano, i  papaveri  felici  al  sole, le  parole  mai  pronunciate: era  un’altra  estate, ma  pretende  ancora  di  essere  ascoltata.