Di primavera e ricordi


Correre fra l’erba e poi riposare, lasciarsi accarezzare dal sole tiepido e ricordare l’adolescenza, per catturare brevi intervalli di risate e di spensieratezza. Anche questa è primavera: un sentiero colmo di primule e viole, che unisce le memorie d’un tempo lontano e la profonda magica quiete del presente.

(Nell’immagine il dipinto Ragazza sul prato, di Federico Zandomeneghi)

Strani doni


Com’è tradizione di questo blog, ogni tanto spezzo l’atmosfera dedicandomi alle sanissime sciocchezze. Oggi alcuni amici mi hanno chiesto di parlare, se possibile, dell’argomento regali orrendi ricevuti a Natale, ricordando che avevo già scritto qualcosa in proposito. Ebbene, accolgo volentieri la richiesta citando alcuni doni di cui abbiamo riso nella sezione privata di un forum che frequento. In corsivo i miei commenti.

– Maiale rasta che canta. Perché?

– Maiale di marzapane che regge una finta mini-bottiglia di spumante. Elegante.

– Uno spremi-dentifricio azzurro. Spremere il dentifricio con le mani è troppo difficile, si sa.

– Una donna felicemente agnostica ha ricevuto in regalo, da parte della premurosa suocera, un rosario per pregare. Il messaggio è chiaro: tentativo di far tornare la pecorella smarrita all’ovile.

– Simpatico cane di peluche con grandi orecchie cascanti. Tale bestia canta e, mentre lo fa, alza pure le orecchie. 😕

– Calzettoni lunghi da casa, tutti rosa con due peluches azzurri a forma di teste d’ippopotamo. Tali teste sbucano fuori più o meno all’altezza della caviglia. Giusto per essere sobri, via.

– Un paio di scaldamuscoli spessi, grossi, ruvidi, 100% acrilico, a grandi righe grigie. Nostalgia anni Ottanta?

– Portachiavi lungo 20 cm, con catene di finte perle, lustrini e palle di pelo grandi quanto un pugno. Nota particolare: arrugginito. Un riciclo venuto male, insomma.

– Un guinzaglio con museruola, ma uno di quelli che si reggono da soli. In breve, per fingere di avere il cane invisibile. Passeggiarci in centro, nell’ora di punta, dev’essere il massimo.

– Nello stesso pacchetto, un paio di forbici e un deodorante al kiwi. Non capisco il nesso fra i due oggetti, ma tant’è.

– Una versione in miniatura della bara di Tutankhamon, con dentro piccola mummia avvolta nel panno bianco. Si sa che le bare rallegrano il Natale.

Di solenne lentezza


Vorremmo che talvolta fosse davvero così. Vorremmo che il tempo fluisse con solenne lentezza, avvolgendo cose e persone per regalare loro soltanto pace. Senza cercare l’impossibile, senza desiderare un altro giardino e innumerevoli colline e infiniti fiori.
Senza guardare oltre, ma rispettando ciò che si ha.

(Nell’immagine il dipinto Un dopo pranzo, di Silvestro Lega)

Pomeriggio di marzo


Un pomeriggio grigio chiaro, col cielo irrequieto che racconta di pioggia forse imminente o d’improvvisa malinconia, arrivata a cancellare giorni di tiepido splendore. Marzo, volubile e immaturo, svolge con diligenza il suo ruolo e segue scrupolosamente il suo copione, alternando allegria e tristezza, capricci e risate. In tutto questo, è la luce a essere cambiata: è primavera nonostante tutto, è primavera anche se fuori piove.

Scrivere e studiare mentre il cielo s’offusca, e qualche persiana sbatte a causa del vento, è un privilegio da gustare minuto dopo minuto, senza opporre resistenza. E i miei libri, compagni silenziosi e fedeli, immobili sulla scrivania, attendono soltanto di essere aperti.

Il Medioevo: oltre i luoghi comuni


La connotazione negativa ancora saldamente legata al concetto di Medioevo affonda le proprie radici nel Rinascimento e nell’Illuminismo.
Sono gli umanisti a parlare di media aetas vel media tempora per indicare la lunga età che li separa dagli antichi, e che considerano barbara e oscura sotto tutti i punti di vista. Non a caso, gli umanisti utilizzano il termine Rinascimento in riferimento alla nuova cultura di cui si fanno portatori, e guardano con entusiasmo e ammirazione all’antichità classica non per ripeterla, ma per ricollegarsi a essa dopo la parentesi dell’età di mezzo.

Il giudizio negativo nei confronti del Medioevo si aggrava nel corso dell’Illuminismo. Per Voltaire, ad esempio, la storia medioevale è una sequenza di avvenimenti privi di significato e caratterizzati dall’opprimente oscurantismo papale. Il Medioevo diventa, nell’immaginario degli uomini dell’età dei lumi, un’epoca di profonda, squallida decadenza, del tutto priva di tratti positivi.

Qualcosa cambia durante il Romanticismo, quando gli intellettuali tendono a considerare il Medioevo un’età rozza ma poetica e grandiosa, perché esprime con immediatezza la violenza delle passioni. Del Medioevo, inoltre, apprezzano molto la grande fiducia nei valori collettivi e la naturalezza dell’arte. Il limite di questa rivalutazione, però, consiste soprattutto nel fatto che il Medioevo è ancora immaginato come un’età compatta e unitaria.

Da almeno trent’anni, invece, la storiografia ha messo in luce la tante svolte che rendono il Medioevo un’epoca tutt’altro che compatta e oscura, ma ricca di fermenti culturali e di trasformazioni. Basti pensare al Trecento, quando nasce la categoria del nuovo o moderno. A tale proposito, è impossibile trascurare la figura di Giotto, che dà una svolta fondamentale alla cultura medioevale superando il simbolismo tipico delle immagini astratte bizantine per recuperare la natura e la storia. Ma questo è soltanto uno degli innumerevoli esempi che si possono fare a proposito dei cambiamenti e delle novità che percorrono l’intera epoca medioevale. In tale prospettiva, il Medioevo è senz’altro un’età complessa e ricca di finissima cultura. Un’età che merita di essere studiata senza pregiudizi.

(Nell’immagine, l’Entrata a Gerusalemme di Giotto)