Giochi estivi


Durante l’infanzia, quando trascorrevo le vacanze in appennino, io e le mie cugine, disponendo di tempo libero illimitato, sfogavamo la nostra fervida fantasia inventandoci ogni tipo di gioco.
Essendo trascorso molto tempo da allora, non ricordo tutte le amenità che riuscimmo a partorire dalle nostre testoline; tuttavia, ho sempre in mente il periodo in cui, chissà perché, ci prese il ghiribizzo di giocare alle “bottegaie” (sì, usammo proprio questa parola per definire il nostro gioco). In paese c’erano soltanto due negozi di alimentari e noi, che ne preferivamo uno, ci mettemmo in testa d’imitarne i padroni: moglie, marito e figlio.

Ci munimmo di tavolo, opportunamente posto nel portico, di fogli di carta e di penna, e cominciammo a fingere di servire i clienti, scrivendo diligentemente i prezzi sui fogli – c’erano ancora le lire – e facendo le somme.
Forse il lato positivo di queste manovre fu che ci esercitammo in aritmetica.

Da bambina mi piaceva improvvisarmi commerciante. Fu sempre in montagna che una volta, nel giardino di casa, misi un tavolino e cominciai a vendere alla parentela riviste e giornali vecchi, dato che mia nonna aveva una riserva di Gente, Oggi, Stop e affini da far invidia a un’edicola cittadina. Ovviamente li vendevo a prezzi dimezzati, pretendendo persino che li comprassero. Inutile dire che quasi nessuno cacciò mezza lira, però un po’ mi divertii.

Qualche anno dopo, sempre in montagna fondai un giornalino. Si chiamava In redazione, era tutto scritto rigorosamente a mano e trattava argomenti tipicamente femminili. Ogni volta che il settimanale “usciva”, mia cugina, inforcando la bicicletta, girava per tutto il giardino strillandone il nome, per fargli pubblicità. Ovviamente era un gioco ed entrambe ridevamo della nostra iniziativa, ma ricordo ancora le facce stralunate di qualche (ottuso) parente di fronte a tanto ardire.

  1. Ricordi indimenticabili … e dolcissimi @Romina ! 🙂
    E se potessimo riviverli ancora nella realtà … quanta parte di noi ne migliorerebbe … se solo potessimo !!!
    @Bruno

  2. Sono i ricordi di un tempo pieno di sogni, d’ingenuità e di vitalità. A confrontarli con l’attuale disincanto mi vengono quasi i brividi. Però questa è la vita. 😉

  3. “DISINCANTO”, brava: ecco il termine adatto.
    Usavo parlare della “spensieratezza”, ma a dire il vero anche adesso -grazie e dio- grossi pensieri non ne ho! Cioè, non mi posso definire “zeppo di pensieri e problemi”!
    “Disincantato” è davvero il termine più corretto.

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