Prelibatezze


In foto, potete ammirare i pastéis de nata, famosi e – a quanto pare – squisiti dolcetti portoghesi, che i turisti famelici si precipitano ad assaggiare quando visitano Lisbona. Li ho scoperti pochi giorni fa leggendo un topic su un forum che frequento e, da quel momento, è stato amore a prima vista. Li vedrei molto bene sul tavolo della mia colazione. 8)

In attesa di assaggiarne qualcuno – prima di morire esigo di farlo – di mattina posso però accontentarmi dei cari, vecchi e ruspanti bomboloni prodotti dal mio mitico e insostituibile fornaio Pasquale, che li prepara grandi, gonfi e con parecchia crema. Se la crema è poca, cioè se il fornaio è tirchio, non li voglio. In questi casi, infatti, adoro l’abbondanza.

(La foto è tratta da qui)

Il passato e l’estate


Gli alberi sono un’estasi di luce e la pace sembra quasi ultraterrena. L’estate trionfa col suo volto più bello, limpida e allegra nell’abbagliante sfolgorio del primo pomeriggio.

Sono lunghi i minuti, sono intensi e preziosi. E tornano immagini sbiadite, si rincorrono strani fantasmi e riaffiora il passato remoto, coi suoi colori eccessivi e le sue troppe violenze. Allora è il momento di andarsene, di lasciare il prato e gli alberi e l’incanto del pomeriggio. E si torna a casa, e si torna nel presente, e si resta in silenzio.

Grigio d’estate


Certe giornate sono poesie regalate dal cielo. L’aria, che ormai sembrava un ricordo remoto, è una carezza che sa di malizia e di tenero incanto.

Poi scende la sera, una sera di quiete e sereni abbandoni. È il grigio d’estate che offusca i ricordi, è il grigio d’estate che incatena i ricordi.

Giochi estivi


Durante l’infanzia, quando trascorrevo le vacanze in appennino, io e le mie cugine, disponendo di tempo libero illimitato, sfogavamo la nostra fervida fantasia inventandoci ogni tipo di gioco.
Essendo trascorso molto tempo da allora, non ricordo tutte le amenità che riuscimmo a partorire dalle nostre testoline; tuttavia, ho sempre in mente il periodo in cui, chissà perché, ci prese il ghiribizzo di giocare alle “bottegaie” (sì, usammo proprio questa parola per definire il nostro gioco). In paese c’erano soltanto due negozi di alimentari e noi, che ne preferivamo uno, ci mettemmo in testa d’imitarne i padroni: moglie, marito e figlio.

Ci munimmo di tavolo, opportunamente posto nel portico, di fogli di carta e di penna, e cominciammo a fingere di servire i clienti, scrivendo diligentemente i prezzi sui fogli – c’erano ancora le lire – e facendo le somme.
Forse il lato positivo di queste manovre fu che ci esercitammo in aritmetica.

Da bambina mi piaceva improvvisarmi commerciante. Fu sempre in montagna che una volta, nel giardino di casa, misi un tavolino e cominciai a vendere alla parentela riviste e giornali vecchi, dato che mia nonna aveva una riserva di Gente, Oggi, Stop e affini da far invidia a un’edicola cittadina. Ovviamente li vendevo a prezzi dimezzati, pretendendo persino che li comprassero. Inutile dire che quasi nessuno cacciò mezza lira, però un po’ mi divertii.

Qualche anno dopo, sempre in montagna fondai un giornalino. Si chiamava In redazione, era tutto scritto rigorosamente a mano e trattava argomenti tipicamente femminili. Ogni volta che il settimanale “usciva”, mia cugina, inforcando la bicicletta, girava per tutto il giardino strillandone il nome, per fargli pubblicità. Ovviamente era un gioco ed entrambe ridevamo della nostra iniziativa, ma ricordo ancora le facce stralunate di qualche (ottuso) parente di fronte a tanto ardire.

Fra caldo e “gonfiori”


Ieri sera, mentre mi stavo preparando con coraggio per il non-riposo notturno, mi sono sentita tirare una guancia e ho avvertito un dolore abbastanza intenso: guardandomi allo specchio e vedendo la parte sinistra del mio viso un po’ gonfia, ho compreso che un simpaticissimo ascesso a un dente ha deciso di rendermi ancora più piacevole il mese di luglio. :mrgreen: Stasera inizierò l’antibiotico.

Intanto le previsioni del tempo ci promettono un graduale abbassamento delle temperature a partire da domani: pare, infatti, che l’anticiclone africano, del quale io non ho mai avvertito l’esigenza, abbia gentilmente deciso di abbandonarci. Sarei felicissima se tale abbandono fosse definitivo, ma si tratta di un’utopia visto che siamo a luglio e quindi chissà quanti torridi anticicloni torneranno a deliziarci.

La nota positiva di queste giornate estive è però il silenzio che accompagna buona parte del pomeriggio: quando l’afa incombe senza pietà, persino gli esseri umani più caciaroni trovano il modo di chiudere le bocche per un po’, il che – sia detto con la massima cortesia possibile – non guasta. 😀

Dolci e fantasie


L’ho trovata per caso navigando su internet e me ne sono innamorata. Questa torta si chiama Maria Antonietta ed è stata creata da Camilla Rossi.

Quando vedo torte simili a questa, regredisco di colpo all’infanzia e comincio a nutrire fantasie un po’ stravaganti: ad esempio, mi piacerebbe affondare le mani nell’impasto morbido per sporcarmele tutte, senza alcun ritegno. Poi, però, penso che sarebbe bello lasciare questa meraviglia intatta, così com’è, vero incanto per gli occhi e per l’immaginazione. Ma ci si può limitare a guardarla senza assaporarne neppure una briciola? 8)

A parte queste vane speculazioni, dovute anche al caldo afosissimo – oggi il termometro ha toccato i 41 gradi e ormai io straparlo- l’immagine m’infonde allegria e perciò ben venga!

Lentezza d’estate


Il gran caldo è arrivato: la città sembra un forno e le forze se ne vanno. Tuttavia, si sa com’è l’estate: i ritmi di vita rallentano, specialmente nel fine settimana, e così si riscopre il piacere di passeggiare con calma e di attardarsi nei negozi o a prendere il caffè in qualche bar all’aperto, senza l’incubo di dover guardare continuamente l’orologio. Nonostante le notti insonni e il desiderio di libertà e di vacanze, anche in città si è contagiati dall’atmosfera informale che accompagna questo mese tanto caldo. È un po’ come se fossimo tutti già in ferie, anche se ci troviamo ancora qui a lavorare o a studiare.

Però devo ammetterlo: sto già facendo il conto alla rovescia in attesa del mio amatissimo autunno.

Estate sul blog


Il clima estivo, con il desiderio di vacanze e di spensieratezza che sempre vi si accompagna, contagia anche il blog. Ogni anno mi capita la stessa cosa, ogni anno si ripresenta la medesima sensazione: per quanto possa sembrare strano, persino questo spazio mi appare diverso, completamente catturato dalla luce e dalla maliziosa leggerezza dell’estate.

Il blog mi parla e mi chiede di abbandonare le riflessioni troppo impegnative, le profonde immersioni negli abissi più remoti dell’anima e i pensieri austeri. Questo è il momento del sorriso che si trasforma in sonora risata, questo è il momento degli scherzi e dei repentini sbalzi d’umore che sanno d’adolescenza e di capacità di sognare.

Il sole c’è nonostante tutto, nonostante ciò che consapevolmente si elude per non turbare e opprimere gli altri. L’estate vuole essere, qui e ora, un augurio per tutti: possa questa luce trasformarsi in un messaggio colmo di letizia; possa tanta inebriante vitalità cancellare le ombre più cupe.