Immobile e contento


Il cognato di mio nonno, ormai deceduto da molti anni, era un tipo singolare. Il suo divertimento maggiore, nei momenti di riposo dal lavoro, consisteva nello starsene seduto per ore, muto e tranquillo, senza fare altro che pensare e guardare le montagne tutt’intorno. L’idea di fare una gita o di muoversi, anche senza andare troppo lontano, non lo sfiorava neppure.

Una volta un suo conoscente, colpito da tanta fissa immobilità, gli chiese perché di domenica se ne stesse invariabilmente lì, davanti alla porta di casa, senza sentire il bisogno d’allontanarsi un po’. Lui, tranquillo come sempre, rispose più o meno così: “Vedi, tutte queste persone che prendono la macchina, girano e si affannano tanto per andare chissà dove, questa sera dovranno tornare a casa. Dunque faticano per niente”. 😀

Oggi, mentre leggevo un libro sul Medioevo e stavo riflettendo sull’ideale della stabilitas, non ho potuto fare a meno di ripensare alle sue affermazioni. Ecco, se dovessi collocarlo con la fantasia in un’altra epoca storica, sceglierei senza dubbio i secoli dell’Alto Medioevo.

  1. Vale@
    Certo! Anch’io adoro stare ferma e calma. Ma quest’uomo era fisso e immobile in maniera molto particolare: per dire, rifiutava persino di fare passeggiate nei sentieri vicino a casa sua, il che appare forse eccessivo. E poi non si mosse mai dal suo paese, pur avendo la possibilità di farlo.

    Ecco perché, quando studio l’Alto Medioevo, penso sempre a lui. 😉

  2. Ai tempi di tuo nonno non erano molti quelli che andavano in ferie o che, di domenica, andassero in gita.
    Mio padre, che potrebbe essere stato dello stesso periodo, la domenica se la passava leggendo e curando i fiori della terrazza.
    Evidentemente, quel signore passava il tempo … pensando, il che non è una brutta cosa!!!

  3. Sergio@
    Lo so, ma qui il caso è un po’ diverso, altrimenti non avrei scritto il post. 🙂 Lui rifiutava anche di passeggiare in paese, cosa che facevano tutti: non andava oltre la soglia di casa. E non sto parlando di chissà quanto tempo fa, ma degli anni ’70 e ’80 del Novecento. Mio nonno, ad esempio, pur vivendo in paese non stava fisso lì, ma anzi girava parecchio (pure troppo, forse) da un paese all’altro.

    Pertanto, quella di suo cognato era una scelta di vita, anche perché non gli mancavano i mezzi per muoversi. Come ho scritto in un altro commento, era proprio un “filosofo”.

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