D’infinito e di primavera


Sole, cielo azzurro, pomeriggi luminosi, aria frizzante e maliziosa: tutto concorre a suscitare il desiderio di muoversi, svagarsi, inventarsi una nuova esistenza, indossare abiti colorati, correre, scherzare. Svanita la severità dell’inverno, la mente si sbizzarrisce a immaginare, progettare, sognare e ricordare. Senza freni, senza timidezze, senza timori.

La primavera è frenesia difficile da contenere, energia pura che c’invita a giocare e a sdrammatizzare. Talvolta, a primavera si torna un po’ bambini: si vedono prati verdi persino sull’asfalto d’un viale cittadino, e s’avverte il profumo dei fiori e l’incanto delle colline nonostante la monotonia della pianura.

La primavera sa di sogni e d’infinito, ma sempre con un soave tocco di leggerezza: non si prende mai troppo sul serio, e questa è magia oltre che eterna saggezza.

Di saggezza e disincanto


Non si tratta soltanto di esaltare i propri pregi. Vi è una ragione molto più profonda, che cela una saggezza infinita: non si possono mostrare a chiunque le ferite dell’anima, l’inevitabile stanchezza dopo le notti insonni, il disincanto che pervade ogni pensiero.

(Nell’immagine il dipinto L’ultima occhiata, di Federico Zandomeneghi)

Variazioni su tema


La pioggia non dà tregua. Di sera è una strana compagna, forse persino accattivante, unica sommessa voce nell’oscurità oltre le finestre.
Ma il fatto che sia marzo è già una speranza: la pioggia se ne andrà e i pomeriggi saranno carezze di luce; la pioggia fuggirà e i pensieri saranno carezze e poi luce.

Scrivere


Non è facile. Richiede concentrazione, impegno, isolamento, pazienza, sforzo, riflessione. A volte comporta anche frustrazione, perché il risultato finale non è quello desiderato. Eppure, per amore, si fa.

Mai come in questo caso è vero che l’amore vince su tutto. Quando si ha questa passione nel sangue, quando la si avverte dentro di sé in maniera prepotente, si supera qualsiasi ostacolo, qualsiasi fatica, qualsiasi dolore. Per alcuni scrivere è una necessità vitale, come l’aria che si respira e senza la quale sarebbe impossibile andare avanti.

Per alcuni, i fogli bianchi sono sempre un invito al quale è difficile sottrarsi. Trovarli poi d’improvviso, dimenticati in qualche cassetto impolverato e aperto per errore, è un regalo emozionante, quasi un segno del destino: è come se quei fogli avessero atteso a lungo, celandosi volentieri allo sguardo superficiale del mondo, solo per offrirsi a chi li ama davvero.

(In foto il dipinto Bambina che scrive, di Telemaco Signorini)

Chiudere una porta


E finalmente è silenzio. Chiudere una porta e restare soli significa lasciarsi avvolgere dalla quiete della sera.
In queste ore preziose, quando si dissolvono le squallide banalità del mondo, è lecito abbandonarsi alle fantasie più bizzarre. E allora s’immagina la primavera come una sinfonia di colori priva di stonature, come un incanto di fiori e di cieli che non conoscono tormenti. S’immagina la primavera, s’immagina un sentiero ordinato, si scorge una casa completamente illuminata. E tutto questo solo grazie a una porta chiusa.

Bisognerebbe avere sempre la possibilità e il coraggio di chiudere una porta.

Sarà un pomeriggio


Non si sa dove condurrà il sentiero, ma il sole è un invito al cammino. Nuvole bianche percorrono il cielo e osservano compiaciute.

Sarà un pomeriggio interminabile: saranno l’attesa, e la voce del vento oltre le colline, e le infinite parole che non abbiamo mai pronunciato.

(Nell’immagine, il dipinto Abetelle pistoiesi di Raffaello Sernesi)