Domenica d’inverno


Freddo intenso, atmosfera spettrale e persino alcuni fiocchi di neve: l’inverno mantiene intatto il suo eccezionale vigore, anche se, prima o poi, sarà costretto ad andarsene. Certo, la sua caparbietà colpisce. C’è il rischio d’invidiare un po’ la forza che dimostra a dispetto del tempo che trascorre, condannandolo alla resa.

Come spesso capita in questa stagione, ai colori spenti di giornate infinitamente squallide s’accompagnano lunghe ore di silenzio, interrotte solo a tratti dal rumore di qualche automobile in fuga.
In fondo, anche questo è il riposo della domenica.

Il cambiamento


Non è facile abituarsi, perché il cambiamento è radicale. Certi colori sono definitivamente scomparsi, certi pensieri sono freddi come il ghiaccio, e alcune parole sono venute meno per lasciare spazio a interminabili silenzi.
Capita di riconoscersi a stento, di guardare al proprio passato scorgendo i tratti confusi di un altro io, ormai sepolto per sempre sotto il peso del tempo trascorso.

Non è facile abituarsi, ma occorre farlo. Allora, con infinita pazienza, si osserva l’orizzonte ritrovando la calma. In fondo, è un’altra primavera: si guarda il cielo, si scorge l’azzurro e si ascolta il canto del vento, affettuoso e discreto come pochi.
I fiori, muti compagni di quiete ore solitarie, sanno ogni cosa e comprendono.

(Nell’immmagine, il dipinto Signora in terrazza di Cristiano Banti)

Autunno a febbraio


Dopo vari giorni di buon umore, febbraio è diventato malinconico. Il suo volto allegro si è trasformato in una maschera triste, ma senza assumere lo sguardo feroce dell’inverno: lungo le strade bagnate dalla pioggia, febbraio assomiglia a novembre, con il persistente squallore di lunghe ore grigie e con le nebbie che silenziosamente invadono le mattine, fino a sfumare nei nostri sguardi e persino nei nostri pensieri.
Mancano solo le foglie morte a completare il quadro di quest’autunno fuori stagione.

Primavera a febbraio


Quest’anno febbraio ha deciso di essere clemente: ci sta regalando giornate piene di sole, anche se fredde. È un sole diverso da quello autunnale, sempre pallido e timido anche se generoso; questo è un sole forte e deciso nonostante le temperature, un sole che annuncia la primavera, la fine dell’oscurità e l’arrivo di nuovi colori, seducenti e maliziosi.

Quando l’inverno è di buon umore sa offrire queste sorprese particolari. Oro e ghiaccio si confondono proprio come i pensieri, che scivolano via velocemente in attesa di un cielo senza nubi.

Anni e memorie


L’immagine qui sopra è eloquente: si tratta della stazione di Modena, indissolubilmente legata al ricordo della mia vita da pendolare ai tempi in cui frequentai l’università di Bologna.
I miei furono viaggi assai travagliati, considerando le partenze mattutine a orari improponibili, il freddo assassino degli inverni padani e i costanti ritardi dei treni troppo affollati. Tuttavia, un insieme di fattori contribuì a farmi divertire nonostante tutto: la giovanissima età, l’ingenua curiosità per un’esperienza di vita nuova, alcune speranze e qualche piacevole incontro furono gli elementi che mi permisero di sopportare, a tratti anche con gioia, i tanti disagi legati a quei frenetici spostamenti.

Quando adesso mi capita di dover fare la pendolare sulla stessa linea, mi diverto molto meno. Le attese mi stancano e mi sembrano infinite anche quando non lo sono, il tempo passato in treno mi sembra soltanto sprecato e in genere non vedo l’ora di tornarmene a casa prima possibile. Ecco perché, nel ripensare a quell’epoca, mi sembra di ricordare un’altra persona, tanto che le immagini di tali memorie svaniscono in fretta, avvolte dalla provvidenziale nebbia degli anni che, come ho scritto altre volte, non trascorrono mai invano.

Associazioni mentali


Sono stati e sono ancora moltissimi gli studenti italiani che detestano il povero Alessandro Manzoni a causa del romanzo I promessi sposi. Ricordo che io, invece, fin dalle scuole medie fui molto colpita dal personaggio dell’Innominato e, soprattutto, dalla descrizione della famosa notte della sua conversione. Sono sempre stata attratta dalle figure complesse sotto il profilo psicologico e l’interiorità dell’Innominato, uomo malvagio che giunge alla completa redenzione dopo una profonda sofferenza, è descritta da Manzoni con una maestria tale da renderla, per me, indimenticabile.

Questa sera, un’associazione mentale rapida e improvvisa mi ha indotta a pensare all’opera manzoniana e, subito dopo, all’Innominato. Tutto ha avuto inizio dal ricordo di N., un ragazzo che conobbi molti anni fa. Durante una delle nostre ormai mitiche liti – ebbene sì, fu un rapporto assai burrascoso – una copia dei Promessi sposi, incolpevole e immobile spettatrice dell’ira di quei momenti scomposti, volò. Che significa? Che uno di noi due la lanciò.

Dunque, ricapitolando: N., lite, lancio del romanzo I promessi sposi e Innominato. Questa è l’associazione mentale che mi ha trasportata verso la splendida figura manzoniana, a dimostrazione del fatto che persino un litigio può assumere, attraverso tortuose vie, interessanti risvolti culturali. 😀

Immagino che alcuni lettori – specialmente alcune lettrici – vorrebbero forse ora conoscere qualche dettaglio in più a proposito di questo misterioso N. Sorge allora l’inevitabile dilemma: parlo o non parlo? Mhm…Mettiamola così: un luogo comune estremamente popolare c’insegna che il primo amore non si scorda mai. Naturalmente non è per tutti vero; però nel mio caso lo è.