Gli anni


Il sole del mattino lungo le strade addormentate, la luce malata, l’autunno sfolgorante, i passi rapidi, le immagini che si susseguono nella mente, passato e presente aggrovigliati. Ma un nodo si è sciolto: quel che contava tanto ora non conta più.
Benedetto il gelo, benedetta la consapevolezza, benedetti gli anni che passano.

  1. …. ed i rimpianti che, come foglie danzanti che cadono dai rami degli alberi, si staccano dal nostro cuore mutante e vanno a morire lontano !

    Ps. Lady @Romina, scusa la mia curiosità ‘errante’ : le stupende foto di paesaggi autunnali sono opera tua ?

  2. Bella la poesia citata da unGabbianoTraLeNuvole: eccone un’altra che mi ricorda le montagne dove sono nata:
    La brina
    indossa freddi cristalli
    alle prime luci dell’alba.
    Ma il sole invernale
    sovente le dona
    un’anima
    di pietosa rugiada.
    dicembre 1993
    Qualcuno si ricorda della nevicata del 2005 che in più riprese ha paralizzato tra Natale e Capodanno la vita nelle città? Una sera tornando dal lavoro accompagnata da una collega le ho evitato un pezzo di strada ancora non liberato dagli spazzaneve. A piedi sono riuscita a raggiungere la mia casa ed ero dispiaciuta, perchè tutto era silenzio, ovattato, i lampioni parevano allegri, io lo ero! Avevo le guance rosse e fredde, le mani intirizzite eppure mai sono stata così felice come quella sera, con la neve asciutta che cadeva fitta. L’odore della neve in città non è un granchè ma quella sera profumava di pulito, come un libro appena comprato odora di stampa, come la carta di riso con cui si rilegavano i libri di poesia un tempo nelle edizioni di lusso. Odorava la neve della felicità di cui ero pervasa camminando da sola ed imprimendo alla strada i miei passi, le mie impronte, prime fra tutte. Tornando a casa fui accolta con: ” Che bel viso rosso hai questa sera. Perchè sei così allegra?” “Sta nevicando risposi” e fui guardata con sospetto quasi fossi rincitrullita. La neve era un disturbo in quei luoghi, un problema da affrontare il mattino dopo per chi lavorava fuori città. Quest’anno il 9 marzo ci siamo svegliati ancora pieni di neve e siamo rimasti a casa tutti quanti. Scuole chiuse, città paralizzata, ed io a fotografare tutto quel ben di Dio che rendeva ogni cellula del mio corpo contenta e piena di energia. Mi sono accorta che la neve fa parte del mio essere, del mio DNA più di quanto immaginassi. Crea sicuramente disguidi ma chi è abituato come me a risolverli per latitudine e memoria ed esperienza passate, è un’occasione per giocare, camminare, donare con il suo candore una percezione tollerabile, quasi irreale nella sua vivace schiettezza, della realtà che ci circonda.

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