Mattina d’ottobre


I rumori sono attutiti. Si cammina senza sapere dove si sta andando, come sospesi nella nebbia leggera. I passi sono svelti in questa fuga dal grigio dell’asfalto indifferente, mentre il pensiero corre là dove le foglie morte coprono i prati, per proteggerli e accarezzarli quando il freddo non prova alcuna pietà.
È una mattina di fango, di pensieri neri e marroni, di rovi e di spine. Ma le colline restano mute.

  1. Quant’è vero che ogni persona può dare l’interpretazione che vuole!
    Tutte queste parole possono perfettamente corrispondere, nel mio caso, sia alla situazione esterna (è molto freddo davvero), sia alla mia condizione interiore: vivo un periodo in cui giro molto ma mi sembra di girare a vuoto. Mi sento sola ad affrontare gravi preoccupazioni, inevitabilmente i pensieri sono cupi, e sono stanca, così stanca che non parlo quasi più.
    Purché finisca, a volte mi sento quasi di mollare, anche se sarebbe la rovina.
    Scusa lo sfogo… E’ proprio vero però che il senso a volte è negli occhi di chi legge: io avevo sempre contestato questo, sostenendo che va rispettato il senso dell’autore e basta. Invece ora… Sarà il momento particolarmente duro…non mi sento più io, anzi, quasi non mi sento proprio.
    Buon inizio settimana!

    • Dea@
      Scusa lo sfogo

      No, no, non devi scusarti. Qui si parla di vita reale e perciò è normale che emergano malinconie e altro.
      Ed è vero che quando si è stanchi e molto preoccupati capita di non riuscire a parlare più, eccome se è vero! Mi è capitato tante volte e continua ad accadermi, perciò ti capisco.
      Buon inizio di settimana anche a te! Con l’augurio che possa essere un po’ serena.

  2. ho intatta una visione
    di foglie cadute, ancora vive
    calpestate da passi pe( n)santi
    in cammino, raminghi
    una bicicletta frena di colpo
    la signora si toglie il cappello
    raccoglie le piccole cose
    prosegue in muta apparenza

    improvvisata per Romina

  3. Mute ?
    Sì, poichè ne hanno viste tante !
    Di passate stagioni e gente affaccendata a vivere e morire, di tempeste perfette o turbinii imperfetti, di colori sfolgoranti o di cupi grigi, di vesti bianche di neve o di nudità di desolati proclivi, in quelle perenni mutazioni dell’ esistenza !
    Ma quelle Colline restarono salde là, aspettando che le foglie morte, portate via dal vento, tornassero sui rami dei loro alberi spogli infissi sui loro fianchi, e che il sorriso gioioso riaffiorasse sul viso dei loro viandanti !

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