Le due sorelle


Tutto tace e allora è facile pensare. Un muro rosa, una finestra chiusa, i fiori in attesa: chissà perché evocano in me ricordi d’infanzia e d’una casa che non m’apparteneva.

Il giardino era abbastanza grande, circondato da alberi e protetto da una lunga rete verde, mentre la sobria villetta aveva una grazia indefinibile. Il cane si chiamava Kim ed era tremendo. Neppure io, che amavo gli animali, riuscivo ad avere simpatia per lui perché non faceva altro che abbaiare minacciosamente quando qualcuno, uscendo dal palazzo, era obbligato a passare davanti a quella rete. Era un cane antipatico perché il suo compito era soltanto quello di difendere la villetta, il giardino e le due sorelle che vivevano lì.

Le due sorelle…Da un po’ di tempo il loro ricordo sfiora la mia mente spesso, facendomi sussultare. Mi sovvengono i loro visi come avvolti da una nebbia che ne confonde i lineamenti: è la nebbia dei tanti anni trascorsi, è una nebbia che mi colpisce e che talvolta mi commuove.
Quando le due sorelle invadono i miei pensieri chiedendo di essere ricordate, affiorano immagini di giornate autunnali malinconiche e lente, della strada silenziosa percorsa dal vento, delle foglie morenti sull’asfalto. Poi rivedo i loro sorrisi e resto incantata.

Le due sorelle erano così, creature differenti. Sembravano provenire da un altro mondo. La loro cortesia era immutabile e i loro sorrisi non conoscevano ombre. Erano sorrisi che nascevano dal cuore, riflesso d’una gentilezza d’animo priva d’incrinature. Per me, che, sebbene bambina, comprendevo con estrema facilità chi era falso e chi era sincero, quelle due donne rappresentavano un enigma. Avvertivo la loro bontà, ma all’inizio quasi non volevo credere a ciò che vedevo perché non ero abituata a tanta grazia, a tanta luminosa serenità e costante dolcezza.
Non vi era mai neppure un velo di diffidenza e di malizia nei loro sguardi, non vi era mai nulla che interrompesse quella soave benevolenza che le rendeva uniche.

Sembra strano che, dopo tanti anni, tante esperienze e tante conoscenze, la mia mente torni a loro, che altro non furono se non vicine di casa con le quali non ebbi mai rapporti stretti. Eppure non posso farne a meno perché, né prima né dopo, ho mai incontrato volti così. Quei sorrisi radiosi, perenni primavere colorate di rosa, restano scolpiti in me come ricordi indelebili. E continuo a pensare, guardandomi intorno ogni giorno e facendo impietosi paragoni, che fossero davvero creature d’un altro mondo. Come bellissimi fiori nati nel fango.

  1. Io credo che la tua fantasia ci metta del suo, ricordi di infanzia inevitabilmente parziali, legati a un’osservatrice dichiaratamente non obiettiva. Ma il ricordo ha un valore di per sè, indipe3ndentemente dalle esperienze che l’hanno suscitato, ed è bello ricordare così, alle soglie del sogno, ricordi a cavallo tra realtà e fantasia galoppante di una giovanissima persona che inizia a confrontarsi col mondo che la circonda.

    • Guarda, dico sempre anch’io che i nostri ricordi sono deformati dal tempo e lo scrivo nei miei post. La nostra mente funziona così, deformando, aggiustando, oscurando, selezionando.

      Ma in questo caso, strano a dirsi, no. E me ne stupisco anch’io.
      Molte altre persone, tutte adulte, quando sono cresciuta mi hanno parlato di queste donne negli stessi termini. Una addirittura alcuni mesi fa, sottolineando con stupore la gentilezza e la bontà priva d’ombre d’una delle due sorelle rimaste in vita, ormai ultraottantenne.

  2. Che dire?
    Penso che non ci sia nessuno perfetto, sempre impeccabilmente gentile. Penso che sia qualcosa di finto.
    Forse perché in genere persone così non esistono, ma chissà, magari qualcuna effettivamente c’è.
    Sarebbe interessante conoscere la storia delle due sorelle, capire come sono diventate così

    • Avranno avuto i loro piccoli difetti. Ma erano molto, molto al di sopra di tutte le persone che ho conosciuto.

      D’altra parte capita che, ogni tanto, vi sia qualche individuo eccezionale.
      Pochissimi ma ci sono.

  3. capita spesso di ripensare a persone lontane nel tempo e nello spazio, di sentirne la presenza, una parola, anche a volte di figure marginali della nostra vita,
    compaiono così, quasi all’improvviso, forse perché in quel momento c’è voglia di crogiolarsi nei ricordi!

  4. Se degli incontri ti lasciano felice e sorpresa con il tempo li idealizzi ancora di più ma permane la sincerità che sta alla base del ricordo. Mia madre aveva come tutti noi dei difetti, spesso da adolescente mi aveva fatto arrabbiare, ci scontravamo e ci incontravamo. Dopo la sua morte avvenuta quando avevo 23 anni ho cominciato ad operare una selezione dei ricordi, sempre i migliori, i più lievi e meno dolorosi, senza i conflitti per contorno. Avevo bisogno di coltivare quell’immagine che si stava formando nella mia anima più che nella mia mente. Sentivo la sua assenza, il silenzio improvviso che aveva suscitato il suo nuovo viaggio era quasi un rumore assordante per assurdo. L’ho ritrovata nei suoi bigliettini d’auguri, nei suoi libri letti e sottolineati, nei suoi quaderni, nei suoi abiti, nelle fotografie….l’ho ritrovata dentro di me e quel silenzio è così diventato meno assordante. La gentilezza cui non siamo più abiituati quando la incontriamo o la ricordiamo vorremmo fossilizzarla dentro la nostra carne per non perderla, custodirla con cura, fissarla in un profumo, in un tono di voce. Sapere che abbiamo fatto parte di quella magia ci rende migliori ne sono convinta e tutto il resto, anche ciò che caratterizza il peggio dell’umanità si affronta con più determinazione, meno succubi di quella becera violenza che è insita nella banalità del male. Un gesto scortese, una battuta infelice, un tono caustico possono ferire in certi momenti più di una coltellata, di un colpo d’arma da fuoco. Ti rimane una ferita dentro che non si rimargina facilmente ed incontrare quelle due sorelle è come mettere da parte nella dispensa del tuo spirito tutto ciò che serve per nutrirlo a vita, una scorta per tempi di magra quali sono quelli in cui stiamo vivendo.

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