D’estate e in cammino


La mia casa di montagna era in una frazione priva di edicole. Così, se volevamo acquistare giornali, dovevamo andare nel comune vicino, a tre chilometri circa.
Io e mia cugina eravamo solite salire al paese per comprare giornali una volta a settimana e di mercoledì. Non ricordo più il perché del mercoledì come giorno dedicato a questo allegro pellegrinaggio, ma so che era così. All’andata, preferivamo prendere la corriera che ci portava a destinazione in meno di cinque minuti, mentre al ritorno scendevamo a valle attraverso un bellissimo sentiero dal quale potevamo ammirare lo splendore degli appennini.

Era un insieme di cose a renderci questo breve tragitto prezioso: il fatto di partire da sole, l’allegra luminosità delle mattine d’agosto, le chiacchiere innocue con le quali ingannavamo il tempo. Poi c’era anche la noia, spesso ce n’era tanta. Ma c’erano anche un cielo senza nubi, una vitalità intensa e tanti sogni ad accompagnare il cammino. E che fosse in salita o in discesa, poco importava.

(In foto, Una veduta in piagentina di Silvestro Lega)

  1. Si Romina, anche io intendevo positiva.
    Infatti mi hai fatto ricordare la mia noia dell’adolescenza, un vuoto sconosciuto che mi languiva nelle viscere nei pomeriggi estivi, sulle labbra sempre la stessa domanda: “Cosa faccio?”…. in realtà mi stavo chiedendo “perchè sto cambiando, chi sono adesso?”…
    che meraviglia…

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