Senso d’attesa


Quando sta per iniziare luglio, ho una reazione strana: comincio a fare una sorta di conto alla rovescia aspettando che finisca. E la stessa cosa faccio ad agosto. Mi dispiace essere vittima di questo stato d’animo, ma non posso evitare di provarlo.
Gli effetti di ciò sono avvilenti: in questo periodo non vivo il presente ma sono sempre protesa al futuro, tempo inesistente. Non è un bel modo di trascorrere le giornate perché significa non viverle in pieno, provare fastidio, annoiarsi, trascurare gli sprazzi di rosa che spesso accompagnano il grigio, attendere.

Attesa. Può essere un momento di grande serenità o d’ansia o addirittura d’angoscia. Dipende dalle circostanze. Quest’anno vorrei liberarmi, almeno in parte, dal senso d’attesa che sempre accompagna le mie estati e vivere positivamente il mese che sta arrivando. Non sarà facile. Ma esiste forse qualcosa di facile in questo strano mondo?

(Pagliai al sole di Silvestro Lega in foto)

Le parole scritte


Sono sempre stata ottimista a proposito degli effetti della scrittura. Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che le parole scritte abbiano un potere immenso: possono colpire, emozionare, far riflettere, risvegliare sentimenti che credevamo sepolti o inesistenti, suscitare ricordi, rivelare il nostro io più profondo, sconvolgere, rallegrare.
Le parole scritte, poi, a differenza di quelle pronunciate oralmente, restano nel tempo, non scivolano via, non si dissolvono velocemente come i nostri pensieri: a esse si può tornare in qualsiasi momento perché sono sempre lì, pronte e in paziente attesa di ciascuno di noi anche dopo secoli dalla loro prima comparsa. Poi, si sa, i loro effetti dipendono dalla disposizione mentale delle persone che le leggono.

In genere, chi scrive non opera mai a caso. Anche quando sembra che si stia lasciando trasportare dalle emozioni del momento, in realtà è consapevole di ciò che fa e del messaggio che intende trasmettere. Tocca al lettore cogliere tale messaggio e rielaborarlo in termini personali, adattandolo al proprio stato d’animo del momento, al proprio carattere e ai propri desideri. Ecco perché un testo, breve o lungo che sia, non appartiene mai soltanto a chi lo scrive ma anche a chi lo legge. Ed ecco perché sono ottimista: so che non si scrive mai invano, neppure su un blog, perché scrivendo si comunica sempre almeno con un’altra persona e perché le parole possono essere rilette all’infinito. Le parole scritte, se hanno un senso, non sono mai inutili.

Desiderio di viola


Profondamente spirituale: così mi appare il viola. Un prato viola, un sentiero viola, persino alberi colorati di viola: questo vorrei vedere oggi, primo giorno d’estate grigio e fresco.

Dopo una primavera scialba e avara, che ci ha negato i suoi doni più belli, è ufficialmente arrivata la nuova stagione. Qui, in pianura, ci attendono giorni difficili e a tratti impietosi. Dovremo difenderci dall’aggressione dell’afa e del sole, così come soltanto tre mesi fa ci siamo difesi da una gelida e improvvisa nevicata. Dobbiamo difenderci spesso, forse anche troppo, come soldati sotto assedio stanchi a causa delle tante battaglie combattute.

Un prato viola, un sentiero viola, persino un tramonto tutto viola: questo vorrei vedere ora, nel giorno più lungo dell’anno, quando la notte stenta ad arrivare.

All’orizzonte


Nonostante la pioggia è giugno e, in questa salutare pausa del primo pomeriggio, la mia mente libera e bizzarra sta correndo altrove, fra dorati campi di grano e fiori di tutti i colori.
Il sole che divora quei prati brucia dentro di me e mi rende serena; mi sembra persino di sentire il vento fra i capelli e di avvertire la presenza di qualcuno laggiù, all’orizzonte, dove il campo si unisce al cielo in un abbraccio infinito. Qualcuno che mi sta aspettando e non so perché.

Nel regno delle fate


In una favola che si rispetti, o almeno in molte favole che ci hanno raccontato da bambine, nei momenti di difficoltà appare d’improvviso una bella fata a risolvere tutti i problemi e a dispensare utili consigli.

La vita reale non è una fiaba, lo sappiamo bene. Eppure le fate esistono davvero, sebbene siano molto diverse da quelle delle favole. Nell’esistenza quotidiana la loro presenza è defilata e difficile da cogliere a causa del caos della massa informe e dei rumori assordanti; inoltre, la civiltà della fretta perenne e del pressappochismo rende spesso impossibile la loro azione. Ma talvolta capita che riescano a compiere le loro piccolissime magie: una parola giusta al momento opportuno, una suggestione lasciata a chi ne ha bisogno, una frase che cancella dubbi o nebbie della mente, un sorriso quando è necessario, un incoraggiamento.

I regali delle fate sono in apparenza trascurabili e modesti. Ecco perché è difficile coglierli e riceverli con gratitudine, e poche persone li riconoscono e sanno apprezzarli come meritano. Ma forse c’è un modo per non lasciarsi sfuggire simili doni: ascoltare, osservare, riflettere con attenzione. Chiunque, intorno a noi, può improvvisamente farci un regalo gradito, e spesso si tratta di persone sconosciute o quasi.

Nel primo pomeriggio


Del primo pomeriggio apprezzo il silenzio, soprattutto d’estate, perché talvolta m’infonde una serenità che si avvicina alla pace perfetta. Ascoltare questo silenzio, immergendomi in esso, è un’esperienza indescrivibile.

Le persiane delle finestre sono chiuse, indispensabili difese contro il caldo e l’afa della nuova stagione. Forse a causa di questa chiusura la mente fugge altrove, incontrando prati verdi e fiori e spazi infiniti. Ecco i sentimenti che sempre accompagnano l’estate: il desiderio di svagarsi, di andarsene, di oziare all’ombra generosa di alberi quieti, di lasciarsi alle spalle impegni e preoccupazioni. La luminosità del sole è un invito continuo, una tentazione, una seduzione che non conosce riposo.

Ma non si può fuggire così, d’improvviso, abbandonando tutto e tutti. E se anche si concede alla mente di andarsene altrove per alcuni minuti, poi occorre ammonirla e tornare a chiuderla nei limitati spazi dei doveri quotidiani, in attesa del rito delle vacanze che avverrà nei tempi e nei modi opportuni, come ogni recita che si rispetti.
Per ora, bisogna accontentarsi del silenzio del primo pomeriggio e delle persiane chiuse.

Felicità colorata di lilla


Fra le piccole cose che adoro ci sono gli orsacchiotti di peluche, il colore lilla e la lavanda. Oggi ho avuto la fortuna di trovare tutto in un unico oggetto: un orsetto lilla profumato di lavanda.

Qui in centro storico, come accade ogni anno a giugno, si sta svolgendo un bellissimo mercato al quale partecipano commercianti provenienti non solo da varie regioni italiane, ma anche da alcuni Stati europei: Francia, Belgio, Austria, Inghilterra, Irlanda e Finlandia.
Ad attirarmi in modo particolare è stato un banco con prodotti tipicamente provenzali: profumi, saponette e splendide confezioni a base di lavanda. Un quieto gruppo di orsetti lilla, morbidamente adagiati in un lato del banco, ha subito catturato la mia attenzione. Non ho esitato e ne ho scelto uno.
Soffice e profumatissimo perché pieno di lavanda, l’orsetto adesso è sdraiato accanto a me sul tavolo, mentre sto scrivendo questo post, e sta spargendo i suoi delicati effluvi per tutta la stanza.
Sono le piccole cose, quelle più semplici, a regalare preziosi attimi di felicità.

Ricordi d’estate


Pur detestando il caldo e soprattutto l’afa, che non riesco a tollerare fisicamente, quest’anno avverto il bisogno dell’accecante luminosità del sole estivo.

Mi colpisce tale contraddizione. So che, quando l’estate trionferà con le sue giornate torride e senz’aria, soffrirò moltissimo e attenderò con ansia l’arrivo dell’autunno; eppure, nonostante tutto, sento la necessità di affrontare la nuova stagione.
Sono emozioni irrazionali a confondermi la mente in questo modo, emozioni che non posso spiegare con chiarezza. Alcuni ricordi, inevitabilmente deformati dal tempo, si aggiungono al caotico quadro dei miei pensieri. Rivedo pomeriggi d’agosto lontani, monti addormentati al sole, fiori accarezzati dal vento, gatti solitari in cerca d’ombra e di riposo, serate in compagnia della luna e delle stelle. Ma poi, per fortuna, la razionalità mi soccorre e strappa il velo che regala al tempo trascorso falsi toni rosati, mostrandomi la realtà per ciò che era: senza rosa, senza azzurro, senza luce.

Allora sono contenta di non vedere più quei monti addormentati al sole e quelle stelle e quella luna.