Imparare a ricevere


Perché è tanto difficile ricevere? Perché a volte si respingono senza grazia, se non addirittura con cattiveria, gesti cortesi, doni inaspettati o parole gentili? Ciò accade perché ricevere implica un’assunzione di responsabilità, un coinvolgimento emotivo, la necessità di una decisione o di una risposta. Ecco che allora, se ci si sente inadeguati, si può arrivare a mortificare l’altro o, nei casi peggiori, a disprezzarlo perché, con il suo gesto, ci ha messo di fronte alla nostra inadeguatezza.

Le sfumature sono infinite, come sempre quando si tratta di comportamenti umani. A colpire, però, è soprattutto la superficiale facilità con cui tante persone distruggono il bello che capita sulla loro strada pur di non impegnarsi, pur di non pensare, pur di non perdere la propria tranquillità.
Bisognerebbe, invece, imparare a ricevere, imparare a non essere troppo vili, imparare a farsi conquistare.

Difendersi


Nel Medioevo il tema dell’amore, considerato in relazione alla morale, è anche valutato e sottilmente analizzato in riferimento ai rapporti sociali. In tale prospettiva si parla del segreto d’amore e della donna dello schermo per indicare i modi attraverso i quali difendere i propri sentimenti dalle pressioni sociali e da una comprensione volgare, ossia dalle opinioni e interpretazioni superficiali dei più.

Prendo spunto da questo brevissimo stralcio di storia medievale per una riflessione più generale, che oltrepassa il tema dell’amore. Difendersi dalle interpretazioni superficiali dei più mi sembra un buon motivo per evitare di affrontare discorsi profondi o relativi alla propria sfera personale con disinvoltura e con chiunque. Il vuoto chiacchierare di tanti, infatti, intriso di gretto conformismo e di meschinità, rischia di banalizzare e di sporcare ciò che invece merita di essere trattato con rispetto.
Anche per questo talvolta si preferisce la compagnia degli animali.

Dentro se stessi


Quando d’improvviso giungono le nuvole e, minacciose, iniziano a percorrere il cielo oscurando l’azzurro, è inutile fingere di non vederle: occorre alzare lo sguardo con coraggio, fissarle e osservarne tutte le sfumature senza lasciarsi sfuggire nulla. Soltanto così, quando gli occhi torneranno a posarsi sulla terra, avranno una luce differente.

Si possono scoprire allora verità inaspettate, sconosciute ai più. Si può scoprire che l’intensità di un dolore regala all’esistenza sfumature sorprendenti, un groviglio d’emozioni prezioso nella sua straordinaria unicità. Si può scoprire che la disperazione è la via verso la comprensione, e che non bisogna temere di sapere, d’interrogarsi e di procedere oltre. Si può scoprire che raccontarsi favole per eludere i colori della realtà è un errore di cui, prima o poi, si pagheranno le conseguenze.
Infine si può scoprire che niente vale quanto la conoscenza di se stessi e il rispetto per ciò che si è.

(In foto Le nuvole di John Constable)

Nel giardino incantato


In un giardino incantato certe cose possono accadere. Ci sono viali nascosti riparati da alberi sempre sereni, cespugli di rose in fiore e un po’ di vento ad accompagnare i passi silenziosi. Qui la magia si può compiere, qui il tempo e lo spazio possono annullarsi, qui si può finalmente ricevere il dono più gradito.

Sarà nel pomeriggio d’un giorno non troppo caldo, quando tutti riposeranno. Accadrà quando il sole non sarà imbronciato, quando i pini inizieranno a sorridere, quando le rose gialle sussureranno all’aria canti e poesie. Accadrà quando il desiderio sarà così intenso da infrangere ogni distanza.
So che accadrà, perché i giardini incantati non conoscono barriere; so che accadrà, perché i giardini incantati non accettano sconfitte.

In una stanza chiusa


A maggio il pensiero è per le rose, che quando sbocciano e si aprono al mondo sembrano sorridere illuminando ciò che hanno intorno. Le rose sono anche il ricordo di altri giorni, di altre primavere, di fantasie colorate e infinite.
E pensare che tutto avviene ora, in una stanza chiusa, a tarda sera. La mia mente oltrepassa le spesse pareti di queste mura, raggiunge giardini colmi di rose e vede petali vellutati splendere sotto il sole. A incantarmi è soprattutto il giallo, affascinante e malizioso.

Tutto avviene ora, in una stanza chiusa, a tarda sera; ma nessuna stanza è mai tanto chiusa da impedire al pensiero di volare lontano. Neppure la notte potrà cancellare profumi, immagini e colori così vivi.

(Rose e gelsomini, dipinto di Auguste Renoir in foto)

Domenica di quiete


Oggi scelgo la quiete e per l’intera giornata. Disperdermi nella confusione d’inutili passeggiate, in mezzo a una massa informe e urlante, non m’interessa e non m’appaga.
Il silenzio del primo pomeriggio è un regalo gradito. So che, più tardi, dalla strada arriveranno grida sconnesse, risa forzate e perciò squallide e opprimenti, rumori d’automobili col loro carico di gente in cerca di svaghi o d’emozioni a buon mercato. Però ora, in attesa che tale spettacolo inizi e che la recita si svolga sempre identica a se stessa, la domenica è un abbraccio lieve, un canto soave, un sussurro sommesso e discreto. Vorrei che non avesse fine.

Prima del temporale


Mi piace il rumore dei tuoni in lontananza, quando il temporale avverte del suo imminente passaggio. Chiudere le persiane prima del suo arrivo è un gesto che m’infonde sicurezza, è la prova che ho un rifugio e la possibilità di resistere.
Apro la finestra, guardo la strada e vedo una luce chiara all’orizzonte. A primavera i temporali sono così: il grigio che li accompagna non è mai troppo intenso, il pianto cela sempre un sorriso.
Mi sembra che i tuoni, in questo lungo pomeriggio, siano una buona compagnia.

(La foto è tratta da qui)

Incanto di primavera


Il rosso c’è anche a primavera. Poi ci sono le attese, le sfumature di grigio, i pomeriggi lenti, le inquietudini, i sogni di tutti i colori.
Ci sono frasi non dette, pensieri abilmente celati, emozioni che regalano vita.
Ci sono gli alberi di primavera, e la certezza che una piccola parte di me riuscirà a sfiorare quell’incanto.

La tregua del silenzio


Nessuna voce stonata a spezzare la tregua del silenzio: è una mattina di primavera serena come poche.
Il silenzio è necessario, è un amico insostituibile, è un ponte che consente di oltrepassare gli inutili clamori del mondo per incontrare se stessi e ascoltarsi. Il silenzio è una carezza, come la brezza leggera di giornate tiepide e azzurre; il silenzio è uno scrigno dorato che cela preziose verità.
Se poi il silenzio arriva in un mattino di maggio, con gli alberi quieti a guardarci passare e i fiori a sorriderci, diventa un dono che sa d’infinito.

Trastulli on line


Questa sera, trovandomi in piena fase bambocciona, di cui peraltro non mi vergogno ma che anzi voglio condividere con voi, ho trascorso quasi un’ora a vestire e truccare bambole on line. Mi sono divertita non solo a truccare alcune Barbie ma anche a vestire una bambola senza nome, bisognosa di un look primaverile adeguato.

Spesso, quando mi lascio andare senza remore a baloccarmi in questo modo, dichiaro di essere sprofondata nella fase casual della mia esistenza e rido di gusto. Ma bambocciona o casual che sia, è una fase di cui non posso fare a meno.