Fra dubbi e responsabilità


Scrivere pubblicamente è una responsabilità. Quando si sa che tante persone leggono, è inevitabile interrogarsi sui contenuti dei propri post, chiedendosi, ad esempio, che effetto farà un certo argomento sui lettori o che impressione lasceranno i nostri toni.
Non è semplice come può sembrare a chi non scrive e si limita a leggere. Esporsi su un blog, anche attraverso un nickname, significa offrire parti di sé a persone sconosciute. I giorni trascorrono, uno dopo l’altro, e non sono tutti uguali: capita di essere allegri, malinconici, sfiorati dai ricordi, depressi, sereni. E si scrive influenzati, di volta in volta, da questi umori, ben sapendo che non si può pretendere egoisticamente che i lettori comprendano o tollerino o apprezzino tutto senza distinzione.
Capita allora di dover mitigare la malinconia o frenare l’allegria o cercare le parole adeguate per esprimere qualcosa che, raccontata in termini netti e decisi, potrebbe amareggiare o sconcertare.
In questo senso ho parlato di responsabilità, una responsabilità che implica anche fatica, sebbene sia una fatica cui mi sottometto volentieri. Nessuno, infatti, mi obbliga a scrivere qui, ma è una mia libera scelta di cui continuo a essere felice.

Vivere è un continuo sforzo di mediazione. Anche fare il blogger, dunque, implica la necessità di mediare fra le proprie esigenze di comunicazione personale, talvolta dirompenti, e i diritti dei lettori che reclamano un po’ di svago o di pace o di divertimento, a seconda dei casi e dei giorni. Resta la consapevolezza che non si può sempre accontentare tutti.