Un vecchio filobus

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Anni fa, durante la mia infanzia, abitavo nel quartiere Buon Pastore. Per venire qui in centro storico, dove ora risiedo, c’era un mitico filobus: il sei barrato. La sua caratteristica principale era la terrificante lentezza in perfetto stile lumaca.

Il sei barrato percorreva viale Buon Pastore quasi autocompiacendosi della sua scarsissima velocità. Era sempre traboccante di umarells e rezdore prepotenti – erano terribili a quei tempi – che lo consideravano una proprietà e lo utilizzavano come salotto per conversare in dialetto ad alta voce, con una disinvoltura e una mancanza di discrezione stupefacenti.
Il sei barrato era deprimente: adatto sì ai ritmi degli anziani e della città, ma angosciante per chi aveva tutta la sana e irrefrenabile vitalità dell’estrema giovinezza.

Adesso molte cose sono cambiate, in fretta e in maniera drastica. Tempo fa mi trovavo a una fermata di viale Veneto per prendere il cinque, dovendo andare al centro commerciale Leclerc. Quando finalmente il cinque è arrivato, non si è fermato ma ha proseguito la sua corsa indifferente a noi poveri cittadini in attesa, fermi con la faccia stravolta, umiliati e ammutoliti di fronte all’autobus che correva via ignorandoci con disprezzo.
All’inizio ho pensato che l’autista fosse un pazzo o avesse fumato sostanze innominabili, ma poi, alcuni giorni dopo, qualcuno mi ha informato a proposito della cruda realtà: ormai gli autobus si fermano soltanto se i passeggeri immobili in attesa, quando lo vedono, gli fanno un apposito cenno con la manina.

Dopo aver saputo questo, ho ripensato con nostalgia al caro, vecchio e ingiustamente bistrattato sei barrato: sì, era noioso, un po’ ridicolo e quasi muffito, però aveva una sua umanità. Gli autisti erano persino soliti aspettare con pazienza i ritardatari quando li vedevano correre da lontano e sbracciarsi senza ritegno.
Quante cose sono cambiate in breve tempo!

  1. I tempi sono cambiati; ora bisogna correre.
    Perché lo si faccia, non lo so, ma tutti corrono.
    Sia per l’età che per la città in cui vivo, prendo, ma ho sempre preso, le cose con molta calma ed il vedere tutti affannati mi dà fastidio.
    Anche a me è capitato, in quel di Mestre, di vedermi passare gli autobus alla fermata.
    Qualche volta ho anche protestato ufficialmnete sul registro dei reclami con i risultati che puoi immaginare.

  2. Questa è una società sballata anche se ci siamo abituati e spesso pensiamo che sia giusto così. Bisognerebbe tornare a ritmi più umani.

    W il sei barrato! 😀

  3. Aggiungo che ultimamente gli autobus fanno un sacco di incidenti, che gli autisti si lamentano per i turni e gli orari di lavoro massacranti e che, guarda caso, l’Azienda del Trasporti è stata quasi privatizzata un anno fa. Coincidenze?

    Ai miei tempi alcuni lo chiamavano FILIBUS, perchè aveva due fili e c’erano due addetti: l’autista e il bigliettario, che siedeva dietro e distribuiva biglietti e abbonamenti. A me piaceva moltissimo giocare al bigliettario.
    Oggi guardo la macchinetta obliteratrice, ma non è la stessa cosa.
    Giorgio.

  4. Clellina@
    La rezdora è la femmina della specie umarellica, cioè la compagna dell’umarell. Questo termine è tipicamente modenese e significa “colei che regge” la casa; a Bologna, ad esempio, si dice invece zdaura .

    La rezdora o zdaura ha caratteristiche tipiche che la distinguono da ogni altro genere di donne. Le rezdore autentiche sono quelle delle vecchie famiglie contadine, costrette a badare a un’infinità di uomini, figli e nipoti.

    C’è un blog interamente dedicato alle zdaure e molto divertente, però è diventato privato: zdaure.splinder.com

  5. Da noi i vostri umarell si chiamano semplicemente senato, stazionano nella piazza principale ed esprimono opinioni e giudizi sui passanti, ricordando gli interi alberi genealogici o le varie avventure di famiglia dei passanti. Non usano biciclette (da noi prevale il paesaggio collinare) ma in compenso abbondano questi mitici mezzi( http://www.autoeminiauto.it/nuovo/imgd/_ape50.gif)usati per prendere l’acqua alle varie fontane, per portarci gli attrezzi negli orti e poi alla domenica come spider da passeggio!


    coppia di “zieddi”…ma ormai non se ne vedono più..

    ps: dimenticavo, questo accade in Sardegna!

  6. Clellina@
    Grazie per aver parlato degli umarells sardi.

    Da noi i vostri umarell si chiamano semplicemente senato, stazionano nella piazza principale ed esprimono opinioni e giudizi sui passanti, ricordando gli interi alberi genealogici o le varie avventure di famiglia dei passanti.

    Mitici anche questi! 😀 Specialmente per gli alberi genealogici.

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