Regalo d’autunno

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Il rosso degli alberi d’autunno è un pensiero segreto, un desiderio intenso ma silenzioso, un ricordo che diventa fuoco.

Possano le acque che scorrono in fretta giungere là dove io non sono: possano lambire una mano che non ho mai sfiorato, possano bagnare un volto che non ho mai accarezzato.
Possano le acque che scorrono serene parlare di me e insinuarsi fin nel profondo; possano inondarti di pace mentre, sorridendo, attraversi il mondo.

Umarells giocatori

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Intorno alle 18 e 30, mentre mi stavo recando al negozio Acqua e Sapone per fare un acquisto di grande importanza – un balsamo per capelli -, i miei occhi hanno assistito a una scena meravigliosa.
In Largo Aldo Moro, ho visto due splendidi esemplari di umarells seduti su una panchina di legno. Fin qui sembra tutto regolare, vero? Invece c’è la sorpresa. I due, in rigorosa divisa estiva da umarells-trendy – camicia azzurra e jeans – erano beatamente seduti a cavalcioni sulla panchina uno di fronte all’altro: in mezzo, a dividerli, una piccola tovaglia sulla quale stavano giocando a carte.

Siccome gli umarells, quando giocano a carte, sono precisi e vogliono che il gioco proceda regolarmente, in genere portano sulle panchine anche un foglietto di carta con una matita per segnare i punti. Conoscendo quest’abitudine umarellica, ho osservato i due fringuelli e con gioia indescrivibile ho visto il foglietto e la matita.
D’altra parte, quest’inizio d’autunno è particolarmente mite e quindi si presta ai passatempi umarellici tipici della bella stagione. E agli umarells piace tanto il gioco delle carte! Che sia un preludio per la caduta negli abissi della perdizione, ossia nel gioco d’azzardo? 😛

(La foto proviene da qui)

Il sole d’autunno

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Il sole d’autunno è prezioso e magico; il suo fascino è discreto ma intenso. Assomiglia a un dono fatto in silenzio, quasi di nascosto, e offerto con un po’ di timidezza, senza alcuna tracotante esibizione. Proprio come un regalo che giunge dal profondo del cuore.
Il sole d’autunno è la prova che alla malinconia si accompagna sempre un’insaziabile sete di esistere. Fino all’ultimo, finché la vita respira e nonostante tutto.

Speranza d’autunno

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Il declino dell’estate è particolarmente dolce quest’anno, almeno qui dove vivo. Un po’ di pioggia però senza eccessi, qualche tuono, alcune ore di cielo grigio e poi di nuovo il sole. Ma è un sole ormai privo d’arroganza e fatalmente destinato alla sconfitta.
Si spera che il primo mese d’autunno possa regalarci giornate serene e tiepide, in cui sia piacevole trovare il tempo per passeggiare e per ammirare i colori caldi della stagione. Colori che sanno di vita, nonostante il lento sfiorire della natura.

Follia omicida

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Correva l’anno 1987 e il regista Joseph Merhi partorì l’horror Follia omicidia, detto anche Epitaph, noto a tutti i cinefili come uno dei più brutti film mai realizzati, una vergogna di proporzioni incalcolabili. Prova ne sono le numerose recensioni che lo stroncano senza pietà.
Aggiungo che nel 1987 fu girato anche il mitico trash per eccellenza, Un lupo mannaro contro la camorra, di cui ho già riferito con coraggio su questo blog.

Anche nel caso di Follia omicida, vale quanto ho esposto in altri post dedicati alle super-ciofeche cinematografiche: mancando all’opera – e mi scuso con il termine “opera”- un filo logico degno di questo nome, la mia sintesi sarà per forza caotica.

Una graziosa famigliola, composta da padre remissivo, madre psicopatica e ninfomane, figlia immatura e nonna semi-catatonica, cambia casa trasferendosi in una bella villa isolata. Seguono alcune scene al limite della confusione totale, nonché dialoghi che probabilmente sono stati improvvisati in fase di recitazione. Tutto ciò ci fa comprendere che la prosecuzione della visione del film si configura come uno strazio difficilmente sopportabile.

Giunge alla villa un imbianchino e la madre, cioè la signora Fulton, fredda come il ghiaccio con il marito ma stranamente assatanata quando vede altri uomini, tenta un vigoroso abbordaggio. Sorge però un problema non indifferente: l’imbianchino è un caso anomalo di maschio in quanto, invece di cedere senza farsi scrupoli, protegge con commovente convinzione la propria virtù, provocando così la scomposta reazione della tenerissima donna, che lo sventra con almeno una decina di pugnalate.
Il bello è che il marito di costei, giunto a casa, seppellisce l’uomo in giardino come se niente fosse. 😮

Normalmente capita che una persona sventrata da numerose pugnalate, e poi sepolta per ore, tiri le cuoia definitivamente. In questo film no. L’imbianchino infatti, dopo il gentile trattamento ricevuto, si ripresenta bello e pimpante e uccide il marito della pazza. La donna però spara all’imbianchino che stavolta muore davvero.
Sì, lo so, in fondo è una bella cosa: due in meno. Sempre meglio che niente!

Intanto una psichiatra, cui il marito della pazza si era rivolto prima di morire, si finge una vicina di casa di costei per poter diventare sua amica. Da notare che la casa degli orrori è una villa isolata e quindi non si capisce come la psichiatra possa definirsi una “vicina”. Vabbè, non indaghiamo, tanto è inutile.
A questo punto l’esilissima e ridicola trama del film si dissolve completamente.

La figlia adolescente prende la solita cotta per un compagno di liceo, che l’affettuosa madre ovviamente detesta. Poi costei scopre che la psichiatra non è una vicina di casa, ma appunto solo una psichiatra, e decide di torturarla e ucciderla. La conduce in cantina, le lega un secchio intorno alla vita con dentro un topo affamato, e usa la fiamma ossidrica per scaldare il secchio e costringere il topo a farsi strada, per fuggire, nello stomaco della donna. 😥 Non ho guardato la scena, e del resto non guardo mai scene splatter o troppo violente perché non ne sopporto la visione: le detesto con tutte le mie forze. Però quanto ho descritto corrisponde a ciò che accade nella pellicola. Disgusto totale.

In seguito la pazza chiude la figlia in una stanza sporca, lasciandola priva di cibo e di acqua per vari giorni. Senza alcuna ragione plausibile, la nonna semi-catatonica comincia a girare per il giardino con un piccone in mano, e poi, mentre telefona alla polizia, resta uccisa dal piccone medesimo. 😕

Finalmente giunge sul posto l’innamorato della ragazzina. La madre, tanto per non farsi mancare niente e per non deludere le aspettative, tenta di sedurre persino lui, ma anche questo è un maschio anomalo, tipo Maria Goretti, e rifiuta di concedersi. Ovvio che la dignitosa e casta donna non tolleri lo sgarbo e reagisca tirandogli addosso un bel po’ di benzina e minacciando di dargli fuoco. Ma il giovane non si scoraggia e le assesta un bel pugno sul viso, facendola svenire e regalandoci un po’ di sadico piacere.
Dopo la fausta impresa si reca a liberare la ragazza che, nonostante il digiuno di giorni e giorni, è in ottima forma. 😮

I due piccioncini raggiungono così l’automobile, credendo di potersi mettere in salvo. Ma qui accade la follia pura: la madre, pur essendo ancora svenuta in casa, si trova anche sulla macchina. Si tratta forse di un caso di bilocazione o di pura pazzia da parte del regista? Non scrivo la risposta, è facile intuirla.
La psicopatica accende un cerino e, al colmo della bontà, dà fuoco al ragazzo che muore. Anche costui viene sepolto in quello che dovrebbe essere il giardino, ma che ormai si è trasformato in un cimitero. A questo punto, la ragazzina dà un bel colpo alla madre con la pala, uccidendola, la carica in macchina e se ne va.
Fine del film. 😐

Recitazione indegna, dialoghi puerili, regia pessima, trama assurda. La visione di questo film può tuttavia diventare, in un certo senso, consolatoria: ci fa infatti comprendere che, qualsiasi cosa brutta ciascuno di noi abbia fatto, c’è qualcuno che ha senz’altro operato peggio.
Inoltre, dopo aver visto questo film si possono rivalutare molte esperienze che siamo inclini a giudicare negative, tipo darsi una violenta martellata su una mano, perdere i risparmi in investimenti sbagliati e altro ancora. Sì, perché tutto ciò è niente rispetto allo strazio che produce assistere a Follia omicida.

Verso l’autunno

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Si sta avvicinando lentamente e senza clamore, almeno per ora. L’inizio dell’autunno è uno dei periodi più magici dell’anno, con le giornate che si accorciano, le ombre che diventano sempre più intense, il sole che perde a poco a poco il suo furioso livore.
L’inizio dell’autunno è dolcezza che s’insinua in ogni parte della nostra esistenza. Ci regala una strana serenità, avvolta dal calore di pensieri troppo intimi per essere rivelati al mondo.

L’ospite d’inverno

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Trama
Rimasta vedova da poco tempo, la fotografa Francis (Emma Thompson) è profondamente depressa e lascia che sia il figlio adolescente Alex a occuparsi di lei. Sua madre Elspeth (Phyllida Law) ha intenzione di scuoterla e, pur essendo anziana, affronta il ghiaccio e il freddo per farla uscire da casa.
Intanto Alex, mentre si reca a scuola, fa amicizia con una ragazzina segretamente invaghita di lui, due anziane donne del villaggio vanno ad assistere a una cremazione e due preadolescenti marinano la scuola per finire a conversare di problemi familiari.
La vicenda si svolge nell’arco di una mattinata. Sullo sfondo, i gelidi e affascinanti colori dell’inverno in un villaggio scozzese di fronte al mare ghiacciato.

Commento
The winter guest (1997), in italiano L’ospite d’inverno, è un film drammatico girato da Alan Rickman, noto attore inglese.
Difficoltà di relazione e di comunicazione, ansie, piccoli egoismi, rancori, timore del futuro, timore della morte: questi sono i temi fondamentali trattati dalla pellicola.
Attraverso i dialoghi fra i personaggi l’opera affronta, nello stesso tempo, complessi problemi metafisici e questioni più concrete legate allo svolgimento dell’esistenza quotidiana, tutto con toni a volte ironici e lievi, che sconfinano persino nel comico, a volte seri e molto austeri. Perciò il film è caratterizzato da un’ambiguità di fondo, a causa della quale non sembra completamente risolto.

Nonostante ciò, alla fine della pellicola si tenta una sintesi, ossia, attraverso la condotta e le scelte di alcuni personaggi, si cerca di mettere in luce una soluzione pratica a tutti i problemi mostrati. Se è vero che l’esistenza è colma d’incognite e noi siamo fragili vittime d’infinite incertezze, se è vero che siamo impotenti di fronte alla morte e spaventati di fronte al futuro e all’ignoto, soltanto la capacità di entrare in relazione con gli altri, di creare rapporti e affetti e di saper essere solidali può costituire un punto di forza grazie al quale affrontare le tempeste della vita.
Resta invece indecifrabile, o aperta a più interpretazioni, la scelta dei due ragazzini che decidono di camminare sul mare ghiacciato avvolti dalla nebbia.

Un film adatto a chi ama i ritmi lenti e a chi non teme di soffermarsi sui particolari. Bella la fotografia, nell’insieme buona la recitazione degli attori fra i quali spicca Phyllida Law che, nella vita reale, è davvero la madre di Emma Thompson.
Voto: 7

Una frase tratta dal film
Elspeth (Phyllida Law) alla figlia Francis (Emma Thompson):
Hai sempre avuto un’ossatura perfetta, l’hai presa da me. Sarò un bellissimo scheletro quando arriverà il momento.

Un momento di passaggio

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La fine di una stagione è un momento un po’ particolare. Un momento di sospensione e di attesa.
Difficile spiegare perché in questi periodi mi assale, in maniera quasi frenetica e quando dovrei pensare ad altro, il desiderio di muovermi, di uscire, di perdere tempo a passeggiare, persino di tornare a percorrere con calma il quartiere della mia infanzia.

Forse nei momenti di passaggio si vuole conservare qualcosa di sé, del proprio passato e della propria storia, perché si avverte l’inesorabile trascorrere del tempo.
Ma la gioia per l’arrivo dell’autunno è sempre la stessa. Sempre come se fosse la prima volta.

Scorcio di fine estate

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I pensieri si perdono in questo labirinto di colori invitante, attraente, persino conturbante. Sembra che il sole non debba tramontare mai, che il suo potere sia infinito, che il suo trionfo non conosca ostacoli.
Eppure l’estate sta per andarsene. Resterà il ricordo delle corse lungo i sentieri, degli alberi a ripararci dalla luce troppo intensa, del vento allegro sui torrenti rumorosi e limpidi.

(La foto è tratta da: http://www.parks.it/parco.burcina/Eiti.html)