Umarell-ladro

ladro
Ebbene sì, è capitato anche questo. Qualche giorno fa, nella mia provincia un baldo rappresentante della nutrita schiera degli umarells è stato arrestato per furto, avendo rubato alcuni pezzi meccanici da un’automobile o da una moto. Ma il bello è che quest’infaticabile “giovanotto” ultrassessantenne non si è solo limitato a rubare: in evidente stato di eccitazione per aver trovato i rari pezzi meccanici cui aspirava da una vita intera e non volendo in alcun modo rinunciare a essi, si è scagliato contro le vittime del furto dopo essere stato scoperto in flagranza di reato.

A questo punto, un lettore poco avvezzo alle questioni umarelliche potrebbe pensare che gli umarells non siano più quelli di una volta, placidi, onesti e sornioni, e che l’attuale, presunta decadenza dei costumi li abbia irreversibilmente contagiati. Colpa forse della televisione e dei suoi programmi-spazzatura? Colpa dell’assenza di socialità nelle nostre città sempre più disumane? Colpa della crisi economica? No, niente di tutto questo: la spiegazione è molto più semplice e banale.

Essendo inclini, per mentalità e abitudini, a impegnarsi in una variegata tipologia di lavoretti fai-da-te, e perciò bisognosi di oggetti di ogni tipo spesso introvabili, gli umarells sono sempre stati esposti all’insana tentazione di rubare e l’hanno fatto in ogni epoca, sia pure in genere con un certo garbo.
In questa prospettiva, allora, si comprende come un umarell appassionato di pezzi di ricambio, con i quali vorrebbe costruire qualcosa d’innominabile o aggiustare qualcosa d’altrettanto innominabile, sia disposto a tutto pur di acchiappare ciò che ha sempre desiderato, e possa quindi diventare violento se un malcapitato l’ostacola mentre cerca di ottenere l’oggetto dei suoi sogni.

Del resto l’inclinazione al furto, latente in tutti i veri umarells, è provata anche da un’abitudine che li caratterizza da sempre: lo stazionamento rigorosamente in gruppo intorno ai bidoni della spazzatura, allo scopo di rovistare per vedere se i giovani d’oggi, viziati e debosciati, hanno gettato via qualcosa da poter prendere, trasformare e riciclare nei modi più assurdi e inutili. Lo stazionamento presso i bidoni della spazzatura è dunque il primo gradino verso altri ben più loschi traguardi.

(La foto è tratta da qui)

L’uomo che uccise Liberty Valance

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Trama
Insieme alla moglie Hallie (Vera Miles), l’anziano senatore Ransom Stoddard (James Stewart) torna a Shinbone, piccolo villaggio del west, per partecipare al funerale dell’amico Tom Doniphon (John Wayne).
I giornalisti locali sono molto stupiti nel vedere un famoso senatore al funerale di un uomo povero e sconosciuto. Ma Stoddard, intervistato, racconta gli episodi più importanti della sua giovinezza, svelando i particolari dei suoi rapporti con Tom Doniphon: l’arrivo a Shinbone dopo la laurea in giurisprudenza, il violento pestaggio di cui fu vittima ad opera del bandito Liberty Valance (Lee Marvin), l’incontro e la profonda amicizia con il protettivo Tom, l’uccisione di Liberty Valance, l’inizio di una folgorante carriera politica.
Gli abitanti di Shinbone sono convinti da sempre che il senatore abbia ucciso Valance, liberandoli da un incubo; del resto, la carriera politica di Stoddard era iniziata proprio grazie a questo fatto, che gli aveva donato immensa popolarità. Ma ora il senatore svela la realtà dell’accaduto: durante il duello con il bandito fu Tom che uccise Valance, salvandolo così da morte sicura.

Commento
L’uomo che uccise Liberty Valance (1962), diretto da John Ford, è senza dubbio uno dei western più belli della storia del cinema.
Ransom Stoddard e Tom Doniphon sono i rappresentanti di due mondi opposti, i cui valori sono destinati a scontrarsi: Stoddard, che non sa neppure sparare, ha fiducia nella legge scritta e nella sua applicazione, nella democrazia e nella partecipazione, mentre Tom Doniphon è il tipico uomo del west, ottimo pistolero, coraggioso, rude, di poche parole e convinto che, in certe occasioni, occorra difendersi da soli. Nello scontro fra questi due mondi, che è scontro fra est e ovest, fra progressisti e conservatori, è il mondo di Tom a tramontare definitivamente: non a caso il film inizia con il suo funerale, che metaforicamente è il funerale a un’intera civiltà.

Non può dunque stupire il tono profondamente commosso e partecipe con cui John Ford dirige l’addio a una realtà che aveva profondamente amato: il dolore, composto ma forte, di Stoddard e di sua moglie Hallie di fronte alla spoglia bara di Tom è il dolore di John Ford, che a malincuore si congeda da una civiltà e dai valori su cui era fondata, e che, nel farlo, svela tutto il suo rimpianto per essa attraverso la struggente rievocazione della figura di Tom.
Tom Doniphon, paradigma di quella civiltà, era stato il vero eroe di Shinbone, colui che avrebbe meritato di essere ricordato: aveva salvato Stoddard e l’aveva incoraggiato all’inizio della sua avventura politica; nonostante l’amore nei confronti di Hallie, aveva rinunciato a lei senza alcun rancore, essendosi accorto che la ragazza preferiva Stoddard. Generoso e leale, forte ma dotato di un animo gentile, Tom muore povero e solo, oscuro e dimenticato.

Dopo che Ransom Stoddard ha raccontato la verità sulla morte di Liberty Valance, in una scena diventata memorabile il direttore del giornale straccia il foglio dell’intervista, rinunciando a pubblicarla, e di fronte allo stupore del senatore pronuncia una frase entrata nella storia del cinema: “This is the West, Sir. When the legend becomes fact, print the legend“. E così di Tom Doniphon, vero eroe di Shinbone, non resterà memoria alcuna.
Struggente, amaro, poetico, realistico e anche a tratti divertente, grazie ad alcuni ottimi caratteristi che danno vita a figure indimenticabili, L’ uomo che uccise Liberty Valance è un cult.
Voto: 9
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Seduzione di primavera

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Con i suoi colori chiari, delicati ma anche intensamente vivi, la primavera non è altro che una continua tentazione. Quando il cielo è azzurro e l’aria è tiepida, c’invita a uscire, ci stimola ad agire e inevitabilmente ci distrae. Questo è il suo lato dolcemente ambiguo, celato sotto un’apparenza d’incantevole splendore: la primavera ci sorride benevola e nello stesso tempo ci seduce, cercando di allontanarci dai ritmi fin troppo ripetitivi dell’esistenza quotidiana. Ma è un gran piacere dopo l’avvolgente e austera oscurità dell’inverno.

Imbarazzo nel gazebo

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Era una splendida giornata d’agosto e mi trovavo in vacanza in montagna. Ogni giorno frequentavo un parco in cui, oltre alle solite panchine, c’era anche un bel gazebo, e quel pomeriggio particolare decisi di sedermi proprio lì, contenta di ammirare dall’alto il paesaggio tutt’intorno.
Dopo poco tempo, un uomo venne a sedersi accanto a me e, non ricordo più come, iniziammo a parlare di politica. Dopo circa dieci minuti, giunse un altro signore e si unì con interesse alla discussione. Trascorse poi un altro po’ di tempo e si avvicinò una terza persona, che subito s’inserì nella conversazione.
Tutta presa dall’argomento, non mi accorsi che il gazebo si era progressivamente riempito. Così, quando finalmente mi guardai intorno con attenzione, rimasi sconcertata e mi sentii in estremo imbarazzo perché nel gazebo c’erano ben dieci uomini, mentre l’unica appartenente al genere femminile ero io. 😳

(La foto è tratta da qui)

Un pensiero

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In genere provo un moto d’istintivo fastidio nei confronti delle frasi retoriche, specialmente quando capitano fatti gravissimi che, oltre ad addolorarci, ci fanno sentire impotenti, infinitamente piccoli e persino inutili. In questi casi le parole sono inadeguate o insufficienti, almeno a mio parere.
Però il pensiero è là, costantemente, ora dopo ora. Con la sincera speranza che tutto questo possa essere affrontato al meglio, grazie all’impegno di tanti.

(La foto è tratta da qui)

Angoscia

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Trama
Londra, epoca vittoriana. In seguito all’omicidio di sua zia, che era una famosa cantante lirica, la giovanissima Paula Alquist (Ingrid Bergman) lascia l’Inghilterra per studiare canto in Italia. Qui s’innamora del musicista Gregory Anton (Charles Boyer) e lo sposa. Subito dopo il matrimonio, Gregory convince Paula a tornare a Londra, e i due si stabiliscono così nella vecchia casa in cui Paula aveva vissuto con la zia.
Astuto, freddo, calcolatore, privo di scrupoli e con una fissazione quasi maniacale per i gioielli, Gregory mette in atto un piano sottile per condurre la moglie sull’orlo della pazzia, generando in lei angoscia e profonde insicurezze. Per fortuna un funzionario di polizia, Brian Cameron (Joseph Cotten), che da bambino aveva ricevuto un dono dalla zia di Paula, insospettito dallo strano comportamento di Gregory fa riaprire il caso sulla morte della donna, il cui assassino non era mai stato identificato. Grazie alle sue indagini, Brian Cameron giungerà all’inaspettata e sconvolgente soluzione dell’omicidio, salvando così anche Paula dalla malvagità del marito.

Commento
Bel thriller diretto da George Cukor, Gaslight(1944) è conosciuto in Italia con il titolo Angoscia. Il film si segnala, oltre che per l’accurata ed elegante ricostruzione d’epoca, per la straordinaria interpretazione dei due protagonisti. Charles Boyer è superbo nel dar vita a un personaggio ambiguo e sinistro, così come Ingrid Bergman è bravissima nei panni della vittima passiva e indifesa, tanto fiduciosa e ingenua da credere, quasi fino all’ultimo, alla bontà del marito.
Angoscia è dunque uno splendido saggio di recitazione, e ha anche il merito di soffermarsi sulle dinamiche psicologiche che a volte possono instaurarsi nella vita di coppia. Questo film segna inoltre l’esordio di una giovanissima Angela Lansbury, nei panni di una frivola e inaffidabile cameriera.
Voto: 8
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