Lontano dal paradiso

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Trama
Siamo nel 1957. A Hartford, nel Connecticut, l’autunno è un trionfo di magici colori che scaldano il cuore. Ma qui tutto è perfetto, non soltanto l’autunno, perché tutto è colorato proprio come nelle fiabe. Anche la casa dei benestanti coniugi Whitaker è un trionfo di colori e di agghiacciante perfezione: Frank è a capo di un’azienda che fabbrica televisori, mentre sua moglie Cathy è una casalinga esemplare, sempre disponibile, devota e attenta alle necessità del marito e dei due figli.
Eppure tanta perfezione non può essere vera e quei meravigliosi colori così finti, sebbene esteticamente ammalianti, costituiscono la metafora di una realtà altrettanto illusoria. Una sera, infatti, Cathy scopre suo marito in intimità con un uomo e resta sconvolta. Dolce e sottomessa, spera di poter salvare il matrimonio e convince Frank a rivolgersi a un medico. Intanto, psicologicamente devastata in seguito alla scoperta dell’omosessualità del marito, Cathy s’innamora del giardiniere Raymond, un uomo di colore, suscitando così aspri pettegolezzi e maligni sospetti.
Nonostante l’infinita pazienza da cui è animata, Cathy non potrà salvare il suo matrimonio, e sarà costretta anche a scontrarsi con l’ipocrita e ferocissimo perbenismo di quanti la circondano.

Commento
Far from Heaven (2002) di Todd Haynes è un omaggio al cinema americano degli anni ’50, in particolar modo ai famosi melodrammi di Douglas Sirk, e l’attenzione maniacale riservata alla ricostruzione delle atmosfere di quel tempo ne è una prova evidente: basti solo pensare alla splendida fotografia di Ed Lachman, che cattura l’interesse dello spettatore fin dall’inizio della pellicola. Tuttavia, a differenza dei film degli anni ’50, qui vengono esplicitamente affrontati due tabù che il cinema di ieri non voleva mostrare: l’omosessualità e l’amore interrazziale.

A colpire è soprattutto la figura di Cathy, che assiste fragile e impotente alla violenta distruzione delle sue illusioni. Cathy, che non ha colpa di nulla, che tenta di essere comprensiva e paziente, che dimostra generosità e dignità in ogni occasione nonostante la sorte le sia avversa, è la grande vittima della storia, colei che deve subire ogni umiliazione e che tenta di farlo con la maggior compostezza possibile. Ad esempio, le tocca ascoltare la confessione di Frank, che ammette apertamente di non aver mai incontrato il vero amore prima di aver conosciuto il suo nuovo compagno; inoltre deve sopportare la decisione del giardiniere Raymond, che preferisce andarsene da Hartford per assicurare alla figlia un destino migliore.
Cathy è dunque costretta a restare sola e vittima dei pettegolezzi delle sue false amiche, vittima di un mondo ipocrita e bigotto, ottusamente chiuso nell’inamovibile rigidità delle sue assurde regole. La pacata e malinconica dignità con cui Cathy tollera il totale sfacelo della sua esistenza infonde, nello spettatore, un senso di tristezza maggiore di quello che si proverebbe di fronte a una reazione esteriormente più tragica o violenta.

Film insolito, lento, raffinato e a tratti molto struggente, non è adatto a chi desidera esclusivamente svagarsi o preferisce ritmi incalzanti e serrati; può essere invece apprezzato da chi considera il cinema anche un’occasione per riflettere, e non ha paura di scontrarsi con la durezza che la realtà spesso ci riserva, una durezza qui narrata con eleganza e con uno stile inconsueto, almeno rispetto ai canoni del cinema attuale.
Voto: 8
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