Pensando alla primavera

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Febbraio, mese invernale spesso gelido e cupo, induce a pensare alla primavera: le giornate, infatti, si sono sensibilmente allungate e marzo è alle porte.
La primavera ci viene incontro dolcemente sebbene in maniera capricciosa e bizzarra, come una donna lunatica che prima sorride e si mostra amabile ma poi, incomprensibilmente, si chiude in se stessa diventando inaccessibile e amara.
La primavera è un mosaico di delicati contrasti che non possono lasciarci indifferenti; non ha la furia dell’inverno e l’invadente prepotenza dell’estate, ma la sua malcelata ambiguità, fatta di azzurri e di grigi che si rincorrono senza posa, ci affascina lasciandoci, a seconda dei momenti, sereni o stanchi, lieti o colmi d’infinita nostalgia, audaci o sconfitti.

Vita e sogni

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Esiste davvero differenza fra la veglia e il sonno? O meglio: esiste un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà? Si è posto questa domanda il filosofo Arthur Schopenhauer (1788-1860). A tale riguardo, riporto un brano tratto dalla sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione.

La vita e i sogni son pagine di uno stesso libro. La lettura seguita è la vita reale. Ma quando l’ora abituale della lettura (il giorno) è trascorsa, e arriva il momento del riposo, noi continuiamo spesso a sfogliare oziosamente il libro, aprendo a caso questa pagina o quella, senz’ordine e senza seguito, imbattendoci ora in una pagina già letta, ora in una nuova; ma il libro che leggiamo è sempre il medesimo. La singola pagina isolata, pur priva di connessione con l’ordinata lettura dell’intera opera, non ne differisce tuttavia granché, quando si pensa che comincia e finisce all’improvviso anche la lettura regolare, e può quindi ritenersi come una pagina unica, sebbene un po’ più lunga.

(La foto è tratta da qui)

Come i fiori di campo

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La quieta modestia di questi fiori di campo dovrebbe insegnarci qualcosa. Nessuna ostentazione, nessun clamore, nessun orgoglio, nessuna oscena esibizione: soltanto lo stare in silenzio, in mezzo all’ambiguo, affascinante e straziante splendore della Natura.