Cluny Brown

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Londra, 1938. Cluny Brown (Jennifer Jones) è una giovane orfana, nipote di un idraulico. Recatasi al posto dello zio ad aggiustare un lavandino nella casa di un gentiluomo, conosce un maturo e attraente profugo polacco antinazista (Charles Boyer), il professor Belinski, filosofo e scrittore. Costretta poi dallo zio ad andare a lavorare come cameriera nella casa di campagna degli aristocratici Carmel, Cluny Brown incontra di nuovo il professor Belinski, qui in veste di squattrinato ospite.
Stabilitasi dai Carmel, Cluny, che non accetta la propria condizione sociale, inizia a frequentare il farmacista del villaggio, un ragazzo sciocco e così pieno di sé da rasentare il ridicolo. Persa in ingenui sogni di riscatto, Cluny non si rende conto dell’interesse che l’intelligente e astuto professor Belinski prova per lei. Naturalmente il lieto fine è assicurato.

Cluny Brown (1946), in italiano ribattezzata Fra le tue braccia, è una spassosissima e raffinata satira sul rigido classismo della società inglese. Nonostante il tono costantemente lieve e l’atmosfera quasi fiabesca, i messaggi del film sono amari. Quasi tutti i personaggi, infatti, sono colmi di preconcetti, poco intelligenti e ottusamente conformisti. I nobili che ospitano lo squattrinato professore sono sciocchi e profondamente ignoranti, tanto da non conoscere neppure Shakespeare e Hitler; la promessa sposa del loro figlio, poi, è attraente, simpatica ma vuota. I domestici sono così felicemente sottomessi, e persino orgogliosi della propria posizione subalterna, da scandalizzarsi perché il professor Belinski si abbassa a parlare con loro. Non fa eccezione il vanesio farmacista, rappresentante della media borghesia, così superbo da umiliare persino la donna con cui vorrebbe fidanzarsi.
Soltanto Cluny e il professor Belinski si distinguono, l’una perché non è disposta ad accettare passivamente un destino da eterna proletaria, l’altro perché è intelligente e colto.
Eppure il regista, il grande Ernst Lubitsch, non lesina alcune sottilissime critiche anche ai due protagonisti, mostrandone qualche limite: il professor Belinski si fa prestare denaro dalla famiglia che lo ospita con una certa disinvoltura, e in più, una volta sposato, impiega le sue brillanti doti per guadagnare molto denaro pubblicando libri di scarsa qualità; dal canto suo, Cluny Brown è disposta a farsi umiliare dal farmacista pur di tentare la scalata a livello sociale. Non a caso, quando finalmente riuscirà davvero ad abbandonare lo stato di proletaria, e non certo grazie al farmacista, sarà felice d’indossare ed esibire con ostentazione abiti elegantissimi. In fondo, tutti mirano al denaro.
Jennifer Jones è brava a dar vita a una ragazza ingenua e sognatrice, e il francese Charles Boyer si conferma, anche in questa pellicola, uno dei migliori attori della storia del cinema.
Voto: 8
Sotto alcune scene tratte dal film.
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L’inverno e i colori

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Il fascino dei monti d’inverno. Il bianco della neve e l’azzurro del cielo non sembrano mai tanto puri come intorno a un lago alpino, in questi giorni di ghiaccio.
La purezza dei colori è un tratto distintivo dell’inverno. Che siano scuri, infinitamente malinconici, oppure chiari e abbaglianti: nessuna mezza misura, nessuna incertezza, nessuna timidezza. I colori dell’inverno s’impongono, superbi, persino a chi non desidera vederli.