Pensieri a Santo Stefano

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Dopo i festeggiamenti della vigilia e del giorno di Natale, un sereno silenzio avvolge le strade cittadine. Dopo gli incontri, obbligati o meno, con parenti e amici, dopo le frenetiche telefonate e gli auguri cui quasi nessuno si sottrae, dopo l’inevitabile stress dei preparativi, segue un momento di meritata pace, di abbandono, di riflessione.
Questo è un Santo Stefano molto freddo. Le strade sono percorse da un vento così gelido che, se si decide di uscire, si rischia poi di pentirsi e di affrettare il ritorno al caldo, fra le confortevoli mura domestiche. Avvolti da questo gelo implacabile, speriamo che la neve non si faccia aspettare, che anche qui sia generosa e venga a salutare il nuovo anno con il suo abbagliante splendore.

Casablanca

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Casablanca (1942), girato da Michael Curtiz, è a buon diritto uno dei più famosi film della storia del cinema.
Durante la seconda guerra mondiale, Casablanca è un porto franco e un punto di riferimento per persone di ogni tipo: avventurieri privi di scrupoli, ladruncoli, nazisti, combattenti devoti alla Resistenza, profughi alla ricerca disperata di visti per l’America. Questa varia umanità affolla ogni sera il locale di Rick Blaine (Humphrey Bogart), un americano cinico e introverso.
Un giorno giunge al locale Ilsa (Ingrid Bergman), vecchio amore di Rick, accompagnata dal cecoslovacco Victor Laszlo, famosissimo leader della Resistenza perseguitato dai nazisti. Nel rivedere Ilsa, Rick pensa al passato e all’improvviso abbandono da parte di lei, dopo una relazione felice a Parigi.
Colmo di rancore, pur essendo in possesso di due lettere di transito utili per lasciare Casablanca e raggiungere l’America, Rick non vuole darle a Ilsa e a Laszlo, che così sembrano condannati a restare per sempre a Casablanca e a subire le minacce dei nazisti, decisi a catturarlo. Ma in seguito ad alcuni eventi, fra cui la scoperta inaspettata che Ilsa e Laszlo sono sposati da molto tempo, e dopo qualche colpo di scena, Rick cambierà idea.

Quando l’amore era davvero tale e il cinema lo rappresentava al meglio, ossia come un sentimento delicato e profondo, intensissimo e struggente, così forte da influenzare e modificare per sempre l’esistenza delle persone: questo è Casablanca. Ma sarebbe superficiale definirlo soltanto un film d’amore, perché in realtà è anche un inno, sottile e raffinato, alla lotta contro il nazismo. Non a caso, alla fine il forte sentimento fra i due protagonisti sarà dolorosamente sacrificato alla Resistenza.
Indimenticabile il locale di Rick, grazie al passaggio continuo di tante persone diverse per nazionalità ed esperienze di vita, e anche per un alone di mistero da cui sembra costantemente pervaso, caratteristica esaltata dal bellissimo bianco e nero della pellicola.
Bogart è perfetto in una parte che sembra scritta apposta per lui, perché il suo volto è la maschera del disincanto; la Bergman è straordinariamente femminile e molto intensa. Da ricordare anche la figura dell’altro grande cinico del film, il capitano Renault, magistralmente interpretato da Claude Rains.
E ora alcuni video e un’immagine. Prima di tutto la celeberrima scena in cui Ilsa chiede a Sam di cantare “As time goes by”.

Particolarmente commovente è la scena in cui, nel locale di Rick, i tedeschi iniziano a cantare il loro inno, e allora Victor Laszlo chiede all’orchestra di eseguire la Marsigliese, scatenando l’emozione generale.

E ora il finale all’aeroporto.

Qui sotto una scena. Sono presenti Rick, il capitano Ranault, Laszlo e Ilsa.
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Bianco d’inverno

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I colori dell’inverno, al contrario di quelli autunnali, sono freddi, cupi, severi. Nessuna dolcezza, nessuna timidezza: l’inverno, fiero e inesorabile dominatore, ci regala tinte scure senza mezze misure. E il suo colore chiaro è anch’esso forte e deciso, il bianco algido, un bianco talvolta accecante. Come appare in certe immense distese di neve che non vorremmo violare neppure con un passo, pur di lasciarle sopravvivere intatte nel loro misterioso candore.

L’inizio dell’inverno

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Questo non è solo il tempo delle feste che si susseguono a ritmo quasi vertiginoso, ma è anche l’inizio dell’inverno. E in fondo le festività sono un benvenuto alla nuova stagione, un modo per salutarla e per iniziare ad affrontarla con allegria.
L’inverno è ostile, severo e poco accomodante, è un mantello scuro e gelido che avvolge tutto. Ma da qui nasce il suo fascino magnetico e inquietante, perché con il suo cieco e brutale livore, con la sua furia violenta e spesso maligna, l’inverno non fa altro che invitarci alla ricerca di calore e di raccoglimento.

Tempo di regali

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Approfittando della giornata festiva, e dovendo acquistare qualche regalo natalizio, oggi sono andata al mercatino di artigianato artistico che si svolge nel centro storico della mia città. Varietà, qualità, bellezza e prezzi accessibili degli oggetti in vendita rendono questo mercatino una tappa quasi obbligata nel periodo natalizio.
Anche oggi, com’è capitato altre volte, il mio paziente giro tra i banchi, sfidando il clima rigido ma sereno, ha dato buoni frutti: ho infatti acquistato due regali e in più un oggetto per me. Dopo aver pensato e ripensato molto, perché scegliere doni per persone con cui si hanno rapporti superficiali non è facile, ho raggiunto una decisione comprando due soprammobili: un piccolo forziere di legno marrone scuro, decorato con un’applicazione di bellissime camelie bianche, e un contenitore sempre di legno marrone con tre rose di ceramica sul coperchio.
Pur avendo già addobbato la casa con due alberi, presepi e molte altre decorazioni natalizie, non ho potuto fare a meno di acquistare poi un centrotavola che userò durante le cene e i pranzi festivi: un bel piatto dorato sul quale sono adagiate tante splendide foglioline essiccate e dipinte, tali da formare un cespuglio alla cui sommità si trovano un nastro dorato e una sfera, anch’essa color oro.
Ma non finisce qui. Il mercatino si svolgerà ancora il 13, il 14, il 20 e il 21 dicembre e sono sicura che tornerò a visitarlo. 🙂

Gatti da esposizione

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La scorsa domenica sono andata all’esposizione internazionale felina che si è tenuta nella mia città, e ho potuto così ammirare molti gatti di razze pregiate. Quest’anno è stato dato ampio spazio ai certosini, splendidi micioni grigi con i visi rotondi e paffuti, il mantello un po’ lanoso e grandissimi occhi color bronzo. Il primo gatto che ho visto entrando all’esposizione era proprio un certosino che mi ha lasciata senza fiato, perché, pur conoscendo questa razza, non mi era mai capitato di vedere un gattone così grosso e non credevo che ne esistessero: testona rotonda, occhi enormi, una taglia decisamente inconsueta, almeno per me che ho sempre visto certosini un po’ più piccoli. Credo che avrei faticato persino a prenderlo in braccio per quanto era grande. Un simpatico umarell, che lo stava ammirando insieme a me e che come me era stupito da quelle dimensioni, ha detto che non si trattava di un gatto ma di una specie di cavallo. 🙂
Purtroppo in quella zona del salone l’illuminazione era insufficiente e così non ho potuto fotografarlo. Ho fotografato però altri certosini, come quello che potete vedere nella foto in alto; occorre aggiungere che viste la confusione, le gabbie e l’illuminazione non uniforme, purtroppo le foto non rendono giustizia alla bellezza dei gatti.
Dei certosini colpisce in particolar modo lo sguardo misterioso e indecifrabile. Il gattone enorme di cui ho parlato sopra, infatti, mi ha fissata negli occhi con sguardo fermo, calmo ma impenetrabile. Sembra che vi sia qualcosa di mistico in questi felini così affascinanti, qualcosa che oltrepassa la nostra comprensione.
Qui sotto potete vedere un altro certosino.
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Sotto ancora un certosino: l’immagine appare sfocata perché la gabbia dell’animale è ricoperta da tulle azzurro.
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Naturalmente non potevano mancare gli splendidi Norvegesi delle Foreste, gatti che assomigliano alle linci. Eccone due pigramente sdraiati nella gabbia, in attesa di essere giudicati per la loro bellezza.
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Ed ecco un altro norvegese, bianco e nero. 🙂
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Naturalmente c’è sempre qualche gatto che non vuole saperne di girarsi e mostrarsi in tutto il suo splendore: è il caso di questo Norvegese rosso.
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E per finire un placido esemplare di gatto Blu di Russia, detto anche il gatto degli zar. Elegante, raffinato, con il muso leggermente allungato e gli occhi dolci: purtroppo non ho potuto fotografarlo mentre era vispo e sveglio a causa della folla davanti alla gabbia. Così l’ho immortalato mentre si stava riposando.
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