Ottobre se ne va


Termina uno dei mesi più affascinanti dell’anno, con i suoi insuperabili languori e i suoi momenti di timida serenità alternati a ombre improvvise. Dopo averci regalato giornate luminose e tranquille, ottobre esce di scena tristemente: la pioggia è il suo pianto, le gocce che cadono dal cielo sono le sue lacrime prima del congedo.
Quest’ospite così gradito tornerà fra dodici mesi. Ogni volta che se ne va, mi sembra di non averlo saputo apprezzare abbastanza, di averlo colpevolmente trascurato, di non aver avuto il tempo necessario per ammirarlo, per afferrarne sfumature e segreti, e per amarlo quanto merita.

(La foto è tratta da qui)

Crostoni con pollo e funghi


Ho trovato questa ricetta particolare su un giornalino, Fraternità cristiana, che mi è stato regalato da una vicina di casa. 🙂 Ammetto di non aver mai preparato questo piatto, quindi non so se sia buono o meno. Dopo aver letto ingredienti ed esecuzione, ho avuto l’impressione che forse, per digerirlo, occorra un discreto stomaco, ma potrei anche sbagliare. In ogni caso riporto volentieri la ricetta, perché magari potrebbe attirare l’attenzione di qualcuno desideroso di mettere alla prova le proprie capacità in cucina. 😛

Ingredienti per quattro persone:
1 etto di funghi di coltura
1 etto di prosciutto crudo
mezzo pollo bollito
otto fette di pane in cassetta
mezza cipolla
mezzo bicchiere di vino bianco secco
mezza tazza di brodo di carne
due cucchiai di farina
1 bicchiere di latte
60 grammi di burro
senape, sale e pepe

Preparazione
1) Far soffriggere la cipolla tritata con 20 grammi di burro, unire i funghi puliti e affettati finemente e anche il prosciutto tritato. Far prendere colore a questi ingredienti, e dopo bagnare con il vino; occorre poi lasciar evaporare, versare il brodo, mettere un coperchio e far bollire adagio per circa 20 minuti.
2) Preparare intanto una besciamella: far sciogliere il rimanente burro in una casseruolina, stemperarvi la farina, diluire con il latte caldo, aggiunto a poco a poco e sempre mescolando, quindi condire con un pizzico di sale e pepe.
3) Quando i funghi sono cotti, unirli alla besciamella e mescolare per amalgamare bene.
4) Disossare il pollo e tagliarne la carne a piccoli pezzi.
5) Spalmare di senape le fette di pane, disporvi sopra i pezzetti di pollo, coprire con il composto di besciamella e funghi e infine la cosa più importante: servire e mangiare.

Naturalmente a fine pasto…lavanda gastrica per tutti! 😀

(La foto è stata tratta da qui)

Autunno dorato


Un’immagine calda per un autunno colmo di speranza e di gioia, anche se immancabile preludio alla durezza dell’inverno. A molti di noi piacerebbe passeggiare lungo un viale come questo, con la mente libera da preoccupazioni e da affanni, libera di potersi immergere completamente in un autunno sfolgorante di colori, dorato, fragile ma delicatamente luminoso.

L’autunno in città


Ho scattato questa fotografia la scorsa domenica nel parco di Viale Rimembranza. Non è uno splendore di parco, in nessuna stagione; d’altra parte in pianura padana occorre accontentarsi. 😉 E siccome bisogna necessariamente accettare, come si suol dire, ciò che passa il convento, pubblico ancora tre foto del medesimo parco per mostrare l’autunno in una grigia città di provincia. Domenica il cielo era particolarmente cupo.


Spettacolo d’autunno


Ieri mattina, domenica, sono andata a fare una passeggiata per cercare d’immergermi nell’atmosfera autunnale. Dopo settimane di sole e di caldo anomalo, infatti, la giornata si è finalmente presentata con le tipiche caratteristiche della nuova stagione: grigia ma non troppo cupa, abbastanza fredda ma non gelida. Ottobre si è manifestato in pieno, in tutto il suo fascino, e così ne ho approfittato anche per fare alcune foto nel tentativo di fissare, per quanto possibile, la malinconica bellezza delle foglie morte.
Per me non esiste spettacolo più attraente: mi colpisce ogni anno con la medesima, struggente intensità, sempre come se fosse la prima volta. Ed è una sensazione meravigliosa provare un misto d’infantile smarrimento e di gioia di fronte a una fase della natura destinata a ripetersi ciclicamente. Lo spettacolo dell’autunno è l’unico a non annoiarmi: mi regala un profondo desiderio di vivere, nonostante sia un preludio di morte.

La Fata stregata


Un po’ imbronciata, indispettita o solo pensierosa? In ogni caso questa Fata stregata è bellissima e anche molto elegante. Mi è piaciuta appena l’ho vista, perché leggermente ombrosa. Richiama alla mente l’idea di foreste inaccessibili in lunghe notti di luna piena. Solo in mezzo a boschi colmi di alberi fitti si possono incontrare fate così belle e misteriose. 😛
Come sempre, la foto è tratta dal sito Avalon Celtic.

La fata delle nevi


Essendo appassionata di fate e di streghe, ogni tanto navigo su internet alla ricerca di foto che le ritraggano. Oggi pubblico l’immagine della Fata delle nevi, tratta dal sito Avalon Celtic, che ho linkato nel mio blogroll. Le fate, le streghe e le bambole di porcellana presenti su quel sito sono in vendita. 🙂
La fata delle nevi suscita poi in me il ricordo di una fiaba che da bambina amavo molto, La regina delle nevi di Hans Christian Andersen.

Il pranzo di Babette


Trama
Tratto da un racconto di Karen Blixen, Il pranzo di Babette è un film girato da Gabriel Axel nel 1987.
Siamo nel XIX secolo, in Danimarca. Due giovani sorelle vivono in un piccolo e povero villaggio della costa. Figlie di un pastore protestante che ha fondato una setta, rigidamente educate secondo i principi della religione, a causa della soggezione provata nei confronti del severo padre le due ragazze rinunciano al matrimonio e a coltivare i propri talenti, pur essendo entrate in contatto con uomini di mondo: un ambizioso militare, che sposerà per interesse una dama della corte svedese, e un tenore francese, Achille Papin, giunto in Danimarca per esibirsi a teatro.

Serene e tranquille, invariabilmente buone e cortesi, le due donne trascorrono un’esistenza monotona, occupandosi dei più poveri e continuando a costituire un punto di riferimento per gli abitanti del villaggio, finché, quando sono ormai anziane, in una notte fredda e piovosa una sconosciuta donna francese bussa alla loro porta: si tratta di Babette. Avendo partecipato ai moti rivoluzionari di Parigi nel 1871, e avendo perso marito e figlio, Babette è fuggita dalla Francia e si è recata in Danimarca su consiglio del tenore Papin, che molti anni prima aveva invano corteggiato una delle due sorelle. La lettera di presentazione di Papin induce le due anziane donne ad accettare di ospitare Babette in cambio di un aiuto domestico.

Babette si dimostra attiva, educata e molto discreta. Trascorrono altri quattordici anni, quando inaspettatamente Babette vince un premio alla lotteria: diecimila franchi. Con questo denaro decide di preparare un pranzo francese in onore del centenario della nascita del defunto decano, padre delle due anziane sorelle. Queste, abituate a un’esistenza estremamente modesta e a cibi molto poveri, accettano a malincuore e con diffidenza che la loro governante prepari un pranzo di cui non conoscono neppure gli ingredienti: osservano infatti con sospetto e timore la cucina invasa da tutto ciò che, per l’occasione, Babette ha fatto arrivare dalla Francia, compresa una tartaruga ancora viva destinata a finire in brodo.
Babette è invece stranamente eccitata e contenta, e si muove con estrema disinvoltura mentre prepara il pranzo. Sono ben dodici gli invitati, fra i quali l’ormai anziano militare che, da giovane, aveva corteggiato una delle due sorelle. E il pranzo, insolito e sontuoso, restituisce a poco a poco serenità e gioia alla piccola comunità, negli ultimi anni turbata da incomprensioni e litigi.

Commento
Il pranzo preparato da Babette, autentica chef parigina, rappresenta la rottura improvvisa, ma profondamente salutare, di un ritmo di vita monotono e grigio, scandito dai soliti doveri e da troppe rinunce. Babette, in quanto straniera, latina e dunque “diversa”, introduce una novità in quel mondo ripiegato su se stesso e pervaso da un sentimento religioso fin troppo invadente: il piacere del cibo e anche il piacere di una bella tavola ben apparecchiata, con un piatto diverso per ogni portata e un bicchiere diverso per ogni bevanda. In altri termini, il pranzo di Babette introduce improvvisamente in quel mondo povero e austero abbondanza e calore.

Le privazioni e le eccessive ristrettezze non rendono gli esseri umani migliori, ma sono spesso cause di meschinità e risentimenti, ciò che infatti caratterizza la piccola comunità prima del pranzo. Il pranzo, piacere materiale ma anche spirituale, è un discrimine fra questi sentimenti poco cristiani e quelli che emergono progressivamente, quando i volti dei commensali s’illuminano di sincera e ingenua gioia, una gioia simile a quella dei bambini quando scoprono, con commovente meraviglia, qualcosa di nuovo. E, proprio grazie alla novità costituita da quel raffinato pranzo, tutti cambiano, diventando disponibili gli uni verso gli altri e aperti al dialogo, generosi e solidali. Paradossalmente il pranzo, considerato all’inizio un evento pericoloso e fonte di peccato, li rende invece più cristiani.
Voto: 8