Dolcezza e tolleranza


L’uomo che vedete nell’immagine è senz’altro noto a molti di voi: si tratta di Vlad Tepes (1431-1476), principe di Valacchia detto simpaticamente l’Impalatore. Molti gli aneddoti, probabilmente non tutti veri, che sono stati tramandati a proposito della sua tumultuosa esistenza, avvolta dall’alone della leggenda. Fra i tanti racconti che lo riguardano, uno mette in luce la scarsa disposizione alla tolleranza tipica di quest’ometto.
Si narra infatti che una volta giunse alla sua corte un ambasciatore turco, il quale si prostrò ai suoi piedi ma non volle togliersi il turbante dal capo. Il non dolcissimo Vlad, un po’ irritato a causa di questa presunta mancanza di rispetto, chiese allo sciagurato ambasciatore per quale ragione non volesse toglierselo. Costui, ignaro delle conseguenze delle sue parole, rispose beatamente che il copricapo era un simbolo della sua religione; a questo punto Vlad, di temperamento forse troppo impaziente, decise di risolvere il problema senza alcun indugio: ordinò che il turbante fosse inchiodato alla testa dell’ambasciatore.

Certo, bisogna ammettere che, in seguito a questa rapida e dolorosa soluzione, l’ambasciatore ebbe il turbante in testa per sempre, diciamo pure per l’eternità, e quindi magari, da un punto di vista assai particolare, la decisione del simpatico Vlad fu, per così dire, in linea con il profondo senso religioso dell’ambasciatore stesso. Ma è innegabile che forse, in simili casi, sarebbe opportuno manifestare una maggiore dose di tolleranza, evitando soluzioni tanto drastiche.