Mia cugina Rachele

Trama

Ambrose Ashley, un ricco proprietario terriero che vive in Cornovaglia insieme al nipote adottivo Philip, parte per l’Italia in seguito a problemi di salute. A Firenze conosce Rachele, una sua lontana parente  rimasta vedova in giovane età. Improvvisamente, Philip riceve una lettera che annuncia  il  matrimonio  tra  Ambrose  e  questa  donna.

Dopo poco più di un anno dalle nozze, Ambrose si ammala gravemente e in breve tempo muore a Firenze. Philip inizia così a nutrire alcuni sospetti nei confronti di Rachele, che considera responsabile di questo improvviso decesso. Ma quando la donna giunge in Inghilterra, Philip è costretto a ospitarla e, contrariamente a ogni sua aspettativa, ne rimane affascinato.
Durante il  soggiorno in Cornovaglia, la personalità di Rachele si rivela complessa e a tratti sfuggente. Capace di tenere manifestazioni d’affetto ma anche di repentini scatti d’ira, enigmatica, elegante e raffinata, saggia e ironica, dolce ma nel contempo autoritaria, a poco a poco manifesta uno dei suoi difetti maggiori: la prodigalità. A volte sembra disinteressata nei suoi sentimenti verso Philip, altre volte, invece, appare fredda e calcolatrice. Instaura così un rapporto ambiguo con il ragazzo, che ne resta talmente soggiogato da perdere completamente la testa e da diventare fin troppo generoso nei suoi confronti.
Ma certe lettere di Ambrose, scritte durante la  malattia e trovate per caso dal nipote, gettano terribili ombre sulla figura di Rachele, ombre che, unite alla passione frustrata di Philip e al non limpido comportamento della donna, conducono a un tragico epilogo.

 

Commento

Mia cugina Rachele (1951) è un romanzo di Daphne Du Maurier. Due sono i pregi fondamentali di quest’opera: la sapienza con cui è tratteggiata l’affascinante e pericolosa ambiguità di Rachele, tanto che è impossibile comprendere se sia stata davvero responsabile della morte del marito, e la bravura con cui viene mostrata la natura puramente soggettiva della passione amorosa, tale da trasfigurare l’immagine della persona amata in un ideale che non trova corrispondenza nella realtà.

Non ci sono sbavature: ricostruzione ambientale ed elaborazione della psicologia dei personaggi sono ottime, e ottima è la capacità dell’autrice di costruire la suspense. Lo stile fonde in modo impeccabile una notevole capacità descrittiva con belle suggestioni poetiche. Il finale è un colpo al cuore, tragico e commovente, pesante come un macigno e indimenticabile.

Dal libro è stato tratto anche un bel film del 1952, intitolato come il romanzo e interpretato da Richard Burton e Olivia De Havilland.

 

Perché leggere questo romanzo

– perché consente di comprendere bene e senza annoiarsi la psicologia di una donna narcisista e manipolatrice.

-perché è affascinante immergersi in un’atmosfera ottocentesca e romantica, fatta di remote dimore patrizie, di forti passioni e di giornate scandite da riti che non trovano più spazio nella nostra quotidianità. Ma non si tratta di un romanticismo da quattro soldi, ossia di quel ciarpame diseducativo, tipico dei romanzi rosa di bassa lega, che dipinge mondi e relazioni inesistenti; al contrario, qui la trama mostra con tagliente efficacia i troppi rischi connessi al distacco dalla realtà, e il prezzo che ne consegue.

-perché tutti i personaggi, anche quelli minori, sono tratteggiati con tale maestria da assumere la consistenza di persone in carne e ossa.

-perché è bene lasciarsi trasportare da una narrazione lenta, avvolgente, scorrevole ma tale da richiedere anche attenzione. In un mondo come il nostro, disastrosamente incentrato sul mordi-e-fuggi in ogni ambito dell’esistenza, sulle relazioni liquide e sulla velocità a tutti i costi, è bene recuperare la capacità di soffermarsi sui particolari. Le buone letture c’insegnano anche questo.

-perché il finale racconta molto dell’inevitabile ambiguità che sempre percorre i rapporti umani.