Verso l’estate


Quest’anno l’estate non è ancora arrivata e, per quanto mi riguarda, non tollerando il caldo eccessivo e l’afa della Val Padana, ne sono lieta.
Amerei follemente l’estate solo se potessi trascorrere due mesi interi lontano dalla città, senza obblighi di sorta e a contatto con la natura. Quando penso all’estate, infatti, subito la mia mente corre a certe giornate che trascorrevo in appennino da ragazzina, giornate colme di spensieratezza e di un indescrivibile senso di libertà: interi pomeriggi in giardino sotto gli alberi, e poi gite, passeggiate lungo sentieri verdi e tranquilli o attraverso prati inondati dai fiori, piccole fughe in Vespa per raggiungere altri paesi, discorsi sotto le stelle fino a tarda notte.

Adesso non posso più trascorrere due mesi in piena libertà, e quindi spesso il sole prepotente di certi giorni di luglio m’infastidisce. Però, persino in città, l’estate a volte regala ritmi di vita diversi dal solito: capita che ci si fermi a chiacchierare con qualcuno senza fretta, che ci si attardi a osservare le vetrine dei negozi senza scappare via subito, che si cammini più lentamente, che si decida di fare cose trascurate durante l’anno.
L’estate è una stagione particolare: si lavora o si studia pensando sempre alle vacanze, ci si affatica pensando costantemente al riposo. In definitiva, si vive in una sorta di equilibrio molto precario. Forse è anche per questo che, ad alcuni, talvolta l’estate appare quasi molesta.