Tempo di stagione


Questa è stata una primavera autentica, a differenza degli anni appena trascorsi. La primavera è una stagione intermedia dolce ma anche capricciosa, bella ma volubile, e talvolta persino antipatica: la primavera è imprevedibilità, con i suoi giorni di pioggia alternati ad azzurre schiarite, con il vento improvviso, i temporali e le nuvole nervose a solcare il cielo nei momenti più impensati.
Quest’anno, almeno qui dove vivo, la primavera ha rispettato il suo copione e si è rivelata bizzarra e affascinante, ricca di promesse ma anche di clamorose smentite. Bella primavera, dunque, perché è stata esattamente ciò che dovrebbe sempre essere.

Il silenzio


In certi momenti di profonda stanchezza, fisica e mentale, il silenzio è un compagno assai gradito. Non infonde malinconia, dona soltanto pace. Però non dev’essere il cupo silenzio d’una stanza chiusa, ma quello lieve e sereno d’un prato fiorito. Il misterioso silenzio che avvolge la natura in qualche valle remota.

Dirty dancing

Chi non ricorda il film Dirty dancing? Ha fatto sognare un’intera generazione di adolescenti e ci ha regalato scene di danza indimenticabili. Qui Patrick Swayze esibisce un fisico da urlo: è un vero piacere guardarlo, almeno per me che certo non disdegno simili, affascinanti spettacoli. 😛
Pubblico così un bel video costituito da un insieme d’immagini e di musiche tratte da questo film.

Il lato oscuro della bellezza


Nel silenzio e nella perfetta quiete che circonda queste vette maestose, ci assale una vertigine. Un senso di profondo stupore ci toglie il respiro, un’emozione indescrivibile accompagna i nostri sguardi fino al cielo. Per un attimo ci si sente annientati; poi si osserva il lago misterioso, calmo, sereno, persino immobile. Eccessivamente immobile.
Troppa bellezza cela sempre, in qualche sua parte remota, almeno un frammento d’orrore o un pericolo sconosciuto o un’impercettibile incrinatura.

Un salvadanaio


A cosa può servire oggi un salvadanaio tipo quello della foto? Tutti abbiamo un conto in banca, nutrito o meno che sia, e quindi un porcellino-salvadanaio può sembrare superfluo o inutile.
Eppure non ho resistito. Sarà stato un momento d’infantilismo, si sarà forse trattato dell’insano desiderio di tornare un po’ bambina, desiderio di cui dovrei vergognarmi anche se in realtà non me ne vergogno, ma improvvisamente sono stata colta dalla smania di procurarmi un porcellino-salvadanaio per i piccolissimi risparmi, quelli che ovviamente non si depositano sul conto in banca. E sono stata fortunata perché un bel negozio, che purtroppo sta chiudendo, aveva dimezzato il prezzo di alcuni porcellini in ceramica abbastanza grandi. Così ne ho acquistato uno rosa, decorato con alcuni fiori dipinti a mano.
Un vergognoso ritorno all’infanzia, come ho scritto sopra, o un momento di stravaganza. Fate voi. Comunque ho già iniziato a riempirlo con le monete da un euro.

Incertezza


Non è il verde che si accompagna alla primavera a confondermi. Sono queste giornate sospese nell’attesa. Sono i pensieri crudeli e lenti.
Se il sole tornasse, riempirebbe la stanza di luce. Se il sole tornasse e le nuvole corressero lontano, svanirebbe l’amarezza del ricordo. Se il rosa dei fiori restasse in eterno, svanirebbe ogni timore. Ma tutto cambia, come le stagioni. E l’incertezza domina il cuore e i pensieri.

Stagioni e pensieri


Sono sempre stata affascinata dallo spettacolo del susseguirsi delle stagioni, e mai come quest’anno ho salutato positivamente l’arrivo della primavera.
Mi dispiace dover vivere i momenti di passaggio da una stagione all’altra in città, perché non si può assistere pienamente alla lenta ma progressiva metamorfosi della natura, alla sua timida ma gioiosa rinascita in primavera, al suo trionfante splendore d’estate, al suo malinconico e poetico declino durante l’autunno e alla sua morte nel gelo dell’inverno. Purtroppo in città la foschia, il grigio dell’asfalto duro, i reticoli di strade percorsi da automobili sempre in fuga e i pochissimi spazi verdi sono un invincibile ostacolo per la contemplazione dei ritmi della natura.

Nell’osservare l’immagine che ho pubblicato, mi tornano in mente certe giornate estive trascorse in montagna, durante la prima adolescenza. Giornate di libertà assoluta, a contatto con il verde dei prati e fatte di lunghe passeggiate nei sentieri, di momenti di oziosa pace in giardino, di serate sotto le stelle a parlare, a sognare, a pensare. In quelle circostanze la pioggia, quando malauguratamente capitava, era sempre sgradita, addirittura odiosa, perché m’impediva il contatto con la natura, costringendomi a chiudermi in casa.
Adesso che tutta quella libertà è venuta meno, e che non trascorro più lunghi periodi in montagna, certi giorni di pioggia sono talvolta i benvenuti, e l’estate non mi è più tanto cara.