Nei boschi d’autunno

mvec2rid.jpg
I boschi d’autunno sono mesti e dimessi. Eppure, al di là della nebbia, una debole luce.
Le passeggiate sono lente, ma la vita non ci abbandona. Certe foglie resistono ancora, troppo orgogliose e forti per morire; resistiamo anche noi, nonostante il mattino pallido e stanco, e l’arrivo del vento a percorrere la terra bruna.

  1. Ricordo, con una lucida vena di nostalgia, il mio corpo rannicchiato, manica corta e pants militari, verdi, di colore unito. Il viso sporco, i capelli fradici e le labbra appoggiate sulla sigaretta, tenuta da due dite immobili, come se lo sguardo seguisse il profilo della cenere. Uno sguardo fermo, incantato, pensieroso, felice, intatto. Il deserto potrebbe essere la mia tomba, immaginavo, sognando che potesse essere quello un posto dove poter chiudere con la vita terrena. Il sole scende velocemente ed inizia a colorarsi di bruno, poi di rosso amaranto e ocra, poi svanisce, lasciando stupiti i nuovi arrivati che stavano raggiungendo i vecchi di corsa, per scorgere l’attimo tanto atteso, quello che tutti avevano loro descritto come una meraviglia che solamente nel deserto poteva rivelarsi… Ma arrivavano tardi, o forse troppo presto. Ho sempre pensato che i colori della terra fossero tutti uguali, in tutte le parti. E la mia convinzione è tuttora valida; ricordo ogni attimo passato nella realtà più vergognosa e mendace che l’uomo potesse creare, quella falsità che attirava persone come me, quella verità che faceva diventare quelle che erano persone, uomini.
    La guerra.
    Il tempo per pensare, quello manca davvero, ed è per questa ragione che i vecchi restavano fissi con lo sguardo perduto verso l’arrivo della notte, così nera e così luccicante di stelle in quella meravigliosa tomba comune; era quel momento, il tempo in cui il profilo non si scorge, quando è quasi certo che nessuno attaccherà il nemico perché le luci sono a sfavore da entrambe le parti, quando tutti aspettavano soltanto di poter pensare…
    Allora era vero che i colori così intensi non li avevi mai visti, era vero che l’amore era vicino, era tutto vero quello che volevi credere, e non c’erano voci che ti dicevano il contrario.
    Poco tempo, ed anche i nuovi arrivati imparavano a pensare; tutti pensavano, anche quelli che come unico scopo nella loro vita avevano sempre visto l’auto nuova, la ragazza carina.
    Io pensavo solo al sole, che non era più così caldo; era la certezza. Ero certo che ogni sera, se non fossi morto, avrei potuto restare a pensare. E di seguito vedevo sogni, imbastivo speranze, pensavo a come sarebbe potuta essere la mia casa lì, non in un altro luogo, solo lì.
    Non pensavo mai casa. Mai. Quello che mi serviva si doveva trovare lì, lo sentivo.
    Il profumo delle spezie, gli aromi, gli sguardi furtivi e sorridenti delle velate donne, bellissime e sobrie, serene, tranquille. Intelligenti, mai spartane. Sempre perfette.
    Che grande dono mi ha fatto l’islam… l’immaginazione; riuscivo a capire l’età di una donna dalla velocità con cui alternava i passi, capivo, intrecciando per un solo attimo i miei occhi con quelle pietre meravigliose incastonate in un nero velo di seta, la sensazione che quella donna voleva regalarmi, e mai parlavo, mai. Sono rimasto sempre in silenzio, io, scoordinato membro di un esercito non italiano, vestito di verde e nero, a volte disarmato. Io sapevo che in quel posto non sarei stato ucciso, lo sentivo, non sarebbe stato giusto.
    Le parole sussurrate dagli uomini, subito dopo seguite da scrosci di risate, mi rendevano felice e mettevano un sorriso idiota sulla mia faccia; ma mi piacevano, sapevo che cosa dicevano ed era bello sentirsi prendere in giro senza odio, perché l’odio, io, non l’ho mai sentito in quei luoghi, mai.
    Eravamo tutti pronti a morire, loro per una giusta causa spirituale, noi perché lo speravamo.
    Il mondo da cui provenivamo era folle… tutti noi lo sapevamo, nessuno lo ammetteva.
    Tutti sapevamo che una volta tornati, non saremmo mai più stati liberi.
    Liberi di pensare, di amare il nostro nemico, di voler tornare, liberi di scomparire.
    Questa è la ragione vera, questo è l’unico motivo che mi spinge a vivere.
    Io vivo perché sono sicuro di poter tornare in quei posti, di poterci tornare per incontrare uno sguardo, e perdermi nel nulla. Questo è l’augurio che voglio farti : che tu possa perderti in uno sguardo, e non tornare mai più indietro…

    Ivan bianco, sad’a’ – yemen du sud – 2 èmè R.A.P. STRANGER LEGìON – CALVI’, CORSE,
    LE 4 DE JUIN, 1996

E tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...