Bianco di primavera

foto_primavera_09.jpg
Può essere freddo, distante, persino austero; algido e inesorabile d’inverno, talvolta accecante e devastante nelle rigide distese ghiacciate che invadono terre lontane.
Ma quando torna la primavera, diventa luce brillante e splendore di vita. La gioia del bianco a primavera è la generosità della natura, che si dona agli uomini senza riserve né pudori.

Via col vento

via-col-vento.jpg
Chi non ha mai visto questo film? Chi non conosce l’ormai mitico Via col vento? Qui mi soffermo però sul libro di Margaret Mitchell da cui è tratta l’opera cinematografica.

Prima di tutto, a differenza del film, nel libro il rapporto tra l’intrepida, opportunista ed egocentrica Rossella O’Hara con l’avventuriero Rhett Butler è intenso, ricco di sfumature, di dialoghi accattivanti, di situazioni piacevoli e provocanti. In maniera particolare, poi, è la figura di Rhett a essere assai meglio delineata nel libro rispetto al film: opportunista, amante del lusso e della bella vita, a volte sbruffone, capace di guardare in faccia la realtà e di chiamare le cose con il loro nome, ma anche intelligente, acuto, simpatico, dotato di spirito cavalleresco.

Rhett Butler è sinceramente innamorato di Rossella, ma nel contempo consapevole che costei, qualora lo sapesse, se ne approfitterebbe per sottometterlo e maltrattarlo. Da qui il suo corteggiamento fatto di malizia, di parole soffocate, di astuzie, di punzecchiature, tutto nel vano tentativo di farla capitolare. Scopriamo anche che Rhett fa da cavalier servente a Rossella in numerose occasioni, le presta persino il denaro per aprire la segheria ad Atlanta, l’accompagna per proteggerla quando, incinta del secondo marito Frank Kennedy, osa guidare il calessino da sola per occuparsi dei suoi affari. La incoraggia, la comprende, l’ammira per la sua abilità negli affari, pur essendo conscio del suo egoismo e della sua insensibilità. Tenero e cinico, realista e romantico, simpatico e sornione, Rhett Butler è in fondo capace di grande saggezza.
Il finale del libro, rispetto a quello del film, è più amaro, duro e ambiguo: Rhett è non solo stanco ma completamente indifferente a Rossella e l’abbandona con convinzione.

Nel libro anche la figura di Melania Hamilton, l’odiata rivale di Rossella, appare più complessa e interessante rispetto a quella del film. Melania infatti è sì buona, dolce, altruista, ma nel contempo è anche una donna forte, pur nella sua timidezza, una donna coraggiosa che aiuta Rossella in molte occasioni, che diventa audace e attiva quando deve salvare le cose e le persone che ama, che costituisce addirittura un punto di riferimento essenziale per la nobiltà decaduta di Atlanta. Quando Melania muore, Rossella è disperata perché si accorge di aver perso non solo un’ottima amica, ma anche una persona forte sulla quale poter contare concretamente nei momenti di difficoltà.

Il libro descrive in maniera approfondita la mentalità degli uomini e delle donne del Sud, il loro fiero patriottismo, il loro atteggiamento nei confronti dei disprezzati vincitori della guerra civile, le distinzioni di classe, i rapporti con gli schiavi, i riti e i meccanismi che mantengono in vita l’equilibrio della loro civiltà ormai al tramonto.
L’opera mostra come non esista mai una netta distinzione fra bene e male, fra buoni e cattivi, fra giusto e ingiusto; inoltre sottolinea, una volta di più, i tanti compromessi che occorre accettare per poter sopravvivere e la necessità di adattarsi al mutevole divenire delle cose, la necessità, a volte anche crudele ma ineludibile, di “crescere” e di abbandonare gli ideali dell’adolescenza. Chi non sa reagire ai cambiamenti, infatti, chi resta inerte e legato ai ricordi di un passato che non potrà mai più tornare, è fatalmente destinato al fallimento. E per vivere e trionfare sulla morte e sull’orrore occorre “sporcarsi” con tutti gli aspetti della realtà.
Al di là di tutto, questo libro è un inno alla vita, un invito all’ottimismo, alla speranza e all’apertura nei confronti del futuro, secondo il più autentico spirito americano.
vivien-leigh.jpg

Agnello in pasta di mandorle

agnello.jpg
Era simile a quello della foto, ma molto più grande. In queste festività l’ho mangiato con gioia quasi infantile: si tratta di uno squisito dolce in pasta di mandorle, realizzato artigianalmente e tipico della tradizione dolciaria salentina, ripieno di gianduia, granella di nocciole tostate e gelatina d’arancia. Una vera squisitezza, da leccarsi i baffi, come si è soliti dire in simili occasioni.
Forse ne ho mangiato un po’ troppo, ma non ho resistito. 🙂 Lo consiglio vivamente a chi ama i dolci.

Vecchie cartoline

pasqua.png
Attualmente siamo abituati alle comode e velocissime email. Possiamo scriverne quante ne vogliamo, possiamo persino scambiarle giornalmente con persone che conosciamo soltanto a livello virtuale. Un’autentica rivoluzione, che ha prodotto notevoli cambiamenti nei nostri stili di vita.
Anche gli auguri, durante le festività, viaggiano comodamente via mail o via sms. Eppure, da brava amante della scrittura, da persona abituata, fin dall’infanzia, a scrivere per ore e ore con la penna, da donna forse romantica e magari, mi si perdoni, leggermente all’antica – e ciascuno interpreti questa frase fatta come desidera – non so resistere al fascino delle cartoline, quelle bellissime cartoline colorate che, anni fa, scrivevamo per scambiarci gli auguri, che in qualche caso attendevamo con ansia, e che ogni tanto conservavamo nei cassetti più remoti, lontani da sguardi indiscreti, insieme a diari e a immagini che racchiudevano tutto il nostro mondo interiore.
Queste cartoline esistono ancora, ovviamente, ma certo non hanno più il medesimo ruolo di un tempo. Conservo ancora, e gelosamente, alcune cartoline di Pasqua, vere immagini rubate alle fiabe, autentici trionfi di primavera e di vita. Guardarle ha sempre rappresentato per me, durante l’infanzia, un momento di gioia profonda perché accendevano la mia fantasia, costantemente alla ricerca di colori che offuscassero il tanto grigio che avevo intorno. E le guardo ancora con la stessa, identica soddisfazione, lasciandomi influenzare dall’irreale splendore di quelle atmosfere incantate.

Rose e merletti

foto_fiori_1092.jpg
Rose e antichi merletti. Suscitano ricordi di un tempo lontano svanito troppo in fretta, e accarezzano l’anima per un solo istante. Nessun dolore le farà appassire, neppure il vento le farà sfiorire: saranno belle per l’eternità, identiche a se stesse sotto la pioggia e nel freddo del mattino.
Ci guarderanno attraversare il mondo e uscirne in silenzio, in un caldo giorno di primavera.

Un cottage da favola

cottage.jpg
Cosa ne direste di un soggiorno in una dimora come questo piccolo, graziosissimo cottage? Si sa, ognuno ha i propri gusti. Io sono innamorata delle atmosfere inglesi, e i cottage mi fanno sognare.
Contemplando quest’immagine, mi sembra di trovarmi in una favola e mi sento improvvisamente un po’ bambina. Scompaiono i colori aspri e cupi della città, scompaiono gli affanni, i pensieri, le noie quotidiane, e la mia vita entra a far parte di un’altra dimensione, una dimensione costituita da colori brillanti e da tanta serenità.
Anche le giornate di pioggia e di vento sarebbero diverse se vissute in una casa come questa. Sarebbero soltanto intermezzi malinconici, utili a rendere più prezioso lo splendore del sole a primavera.

(la foto è tratta da: http://www.everythingexmoor.org.uk/)

I gatti romani

foto_gatti_319.jpg
Oggi pubblico questa bella foto per la gioia dei vostri occhi. 🙂 Questi gattini sono splendidi, ma i gatti sono tutti bellissimi, anche i poveri randagi senza famiglia e quindi destinati a un’esistenza difficile. A tale proposito lascio un link a un sito interessante: http://www.gattidiroma.com. Si tratta del sito ufficiale dei famosi gatti di Torre Argentina a Roma. A mio parere vale la pena visitarlo, per rendersi conto della dedizione e anche dell’efficienza e dell’organizzazione profuse per aiutare i gatti in difficoltà. Ricordo inoltre che moltissimi turisti stranieri visitano questa bella colonia felina, facendo anche generose donazioni e spesso impegnandosi in adozioni. Particolare sensibilità nei confronti dei gatti è dimostrata dai turisti anglosassoni, molto più inclini degli italiani ad adottare gatti handicappati, cioè ciechi oppure senza una zampa. Ma potete leggere tutti i dettagli sul sito segnalato.

A Roma non esiste solo l’Associazione di Torre Argentina, che è forse la più nota. In realtà, il comune ha dichiarato che il gatto randagio è considerato a Roma un cittadino a tutti gli effetti. Ancora di più: la Memoria di Giunta comunale del 28/01/03 ha dichiarato i gatti che vivono a Roma “patrimonio bioculturale della città”.
Moltissimi volontari, appoggiati dal comune e ben organizzati, compiono numerosi sforzi per far vivere dignitosamente i gatti senza famiglia. Le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, peraltro a Roma già favorevolmente disposta verso i piccoli felini, sono davvero numerose. Ad esempio, lo scorso autunno è stata addirittura promossa una giornata dell’adozione e della sensibilizzazione tutta dedicata ai gatti neri, ancora vittime, a volte, della crudeltà umana a causa di assurde superstizioni. A Roma è stato anche elaborato un decalogo dell’eco-gattara. 😉