La morale di Cenerentola

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Chi non conosce la favola Cenerentola? Come ho scritto in un altro post, ho un bel libro nel quale, oltre a splendide immagini, compare anche una morale alla fine di ogni fiaba.
Per quanto riguarda la famosissima Cenerentola, trascrivo qui la morale tratta dal mio libro:

“la beltà per la donna è un gran tesoro,
che niuno di ammirar si stanca mai:
ma la bontà, la grazia e il decoro
non hanno prezzo e valgono più assai.
Buona, onesta e graziosa
quanto gentile e bella
Cenerentola fu d’un re la sposa.
E’ questa la morale della vecchia novella:
-imparate, fanciulle, e tenetela a mente-
tutto si ottien con grazia, e senza grazia…niente”.

Eccessi d’autunno


Era una splendida domenica d’ottobre di molti anni fa, tiepida e soleggiata, e io avevo soltanto quattordici anni. Ricordo che uscii con un mio compagno di ginnasio, il simpatico ragazzino di cui ho già narrato alcune indimenticabili gesta, per andare al cinema.
Terminato il film, andammo a passeggiare lungo i viali intorno al centro, e il mio amico, ottimo mangiatore emiliano e quindi già abbastanza paffuto, acquistò addirittura sette etti di caldarroste e, passatemi il vocabolo, se le “pappò” in meno di dieci minuti.
Quasi superfluo aggiungere che il giorno dopo ebbe problemi di stomaco e dovette disertare le lezioni, cosa che senz’altro non lo rammaricò più di tanto. 😀

Un viale d’autunno

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Si rischia di diventare ripetitivi, eppure è difficile sottrarsi al fascino di queste immagini. Difficile non desiderare di passeggiare lungo un viale come questo, e farsi avvolgere dai colori caldi che generosamente l’invadono.
Un’esplosione di vita prima della fine, prima del cupo gelo dell’inverno. Il lento, maestoso, sfolgorante declino della natura.

Un furto particolare


L’argomento non brilla per raffinatezza, ma per divertirsi occorre abbandonare le alte vette della poesia e dei rapimenti estatici.
Sembra che il noto artista (?) Gigi Marzullo sia stato vittima di un furto efferato: oltre a camicie, scarpe e orologi, gli sono state rubate, addirittura dal cesto della biancheria sporca, circa venti paia di mutande.
Continuando di questo passo, dove andremo a finire? A quale livello di degradazione morale scenderemo? Prendendo spunto da questo singolare caso di cronaca, ci chiediamo: che accadrebbe se in futuro qualche ladro penetrasse nottetempo in casa di Fulco Pratesi, il noto ecologista che detesta farsi la doccia e cambiarsi la biancheria intima, e rubasse qualcosa dal cesto dei panni sporchi? Semplice: probabilmente il povero ladro, in questo caso da compatire, sarebbe subito ricoverato in rianimazione a causa dell’insopportabile fetore.

Domande (II)


Alcuni quesiti importanti, cruciali per il destino dell’umanità.
Meglio sciropparsi il Tg4 di Emilio Fede o Studio Aperto, del clone di Emilio Fede? Meglio che la propria casa bruci o che crolli in seguito a un sisma? Meglio fratturarsi una gamba o entrambe le braccia?
Meglio restare in mezzo a una piazza deserta, con il sole a picco sulla testa già in ebollizione, in un afosissimo pomeriggio di luglio, senza alcuna possibilità di ristoro, oppure restare sempre soli, in mezzo alla medesima piazza, questa volta senza il sole a picco sulla testa in ebollizione, ma con Pippo Baudo vicino che spiega la nascita della televisione, ovviamente da lui creata in sei giorni (e il settimo si riposò conducendo Domenica in)?

Una lettura poco convincente

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In seconda liceo ebbi un professore d’italiano molto bravo e anche simpatico, ma con un carattere assai particolare. Sanguigno, preparatissimo, estremamente esigente, non perdonava alcun errore.
Un mio amico, non troppo predisposto per la materia, ebbe la sventura di contrariarlo durante una spiacevole interrogazione sulla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, quando dovette leggere una parte dell’opera e parafrasarla.

Il punto che scatenò un vero terremoto fu questo: “…in guisa tal fera tenzone”.
Ora, in guisa tal è un’unica espressione, ma il mio amico ebbe l’incauta idea di leggere tal riferendolo da solo a tenzone, cioè separandolo da in guisa. In altri termini lesse così: “…in guisa, tal fera tenzone”, proprio come se tra in guisa e tal vi fosse una virgola.
Non l’avesse mai fatto! Sarebbe stato meglio per lui pestare la coda a un pitbull affamato. Si udì infatti un tremendo ruggito del professore, che fra l’altro aveva una voce terribilmente cavernosa, e restammo tutti sconvolti. Paonazzo in volto, vicino a una crisi di nervi, il professore tuonò: “MA SI LEGGE IN QUESTO MODO?”.

La mia compagna di banco, terrorizzata e bianca come un cadavere, mi sussurrò: “Si vede che dobbiamo leggere ispirati“. 😕 Probabilmente anche il mio povero amico ebbe la sfortuna di pensare la stessa cosa e quindi ritenne di dover leggere come un attore, con convinzione e passione.
Ricominciò quindi a scandire il passo con voce profonda e più sicura, simulando un interesse che certamente non provava, e, quando giunse al mitico in guisa tal, ebbe addirittura il coraggio di separare in guisa da tal con maggior decisione. Infatti scandì bene in guisa, attese addirittura alcuni secondi, e poi, dopo la disgraziata pausa, declamò il tal con disinvoltura.

A questo punto il ruggito del professore si trasformò in un boato di proporzioni vulcaniche. Ancora più paonazzo e arrabbiato, urlò come una furia: “MA COSA VUOLE DIRE IN GUISA?! COSA SIGNIFICA? IN GUISA NON SIGNIFICA NIENTE! BISOGNA DIRE IN GUISA TAL!”.
Io pensai che il professore sarebbe morto d’infarto o, nella migliore delle ipotesi, di ictus, e che il mio amico sarebbe rimasto così traumatizzato da abbandonare la scuola.

Certo è che, da quella volta, nessuno di noi sbaglierà mai, nel corso della vita e in caso di necessità, a leggere in guisa tal. 😀