Una collezione

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L’unica collezione che ho fatto in vita mia, e che continuo a fare, è quella di cartoline. Ho una bella scatola azzurra in cui ne conservo davvero tante, anche se non le ho mai contate.
Sono cartoline provenienti da ogni luogo, molte risalgono a parecchi anni fa, e ogni tanto mi piace tornare a guardarle. Ciò che però mi colpisce maggiormente, che mi emoziona e m’inquieta nel soffermarmi su di esse, è rivedere le grafie di persone che non ci sono più. Si tratta di un’esperienza indescrivibile, perché suscita in me l’impressione o l’illusione che la persona ormai defunta sia in realtà ancora viva; non so dove, non so come, non so perché, ma questo è ciò che provo.

Poche frasi scritte su una cartolina hanno il potere di farmi tornare indietro nel tempo, di risvegliare il ricordo di momenti perduti, e di restituirmi un’immagine nitida di coloro che purtroppo non potrò mai più rivedere. Ma soprattutto m’infondono la strana e commovente sensazione che fra me e queste persone non vi sia un’autentica separazione, che non esista un abisso incolmabile, e che esse non siano state travolte dal Nulla.
Sì, si tratta di un sentimento irrazionale, di una fantasia; però mi colpisce sempre d’improvviso con una forza alla quale non riesco a sottrarmi. E che mi lascia interdetta.

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