
Se dovessi definirlo con un solo termine, lo chiamerei fanatico, fanatico e perciò privo d’ironia e soprattutto di autoironia. In questo è molto diverso da me. Poi era ed è talmente innamorato della disciplina che studia e insegna, e così orgoglioso della sua carriera, da risultare a tratti insopportabile.
Vi era e vi è ancora in lui una vitalità affascinante che lo rende particolarmente carismatico, sebbene non sia bello. Forse più che di vitalità dovrei parlare d’entusiasmo, un entusiasmo che traspare dai suoi gesti, dal suo modo di guardare e dal tono della sua bellissima voce, profonda e virile. Estremamente sicuro di sé – troppo, per i miei gusti-, intelligente, coltissimo, a tratti fastidiosamente arrogante e prepotente, è un uomo che attira o respinge, si ama o si odia senza vie di mezzo.
All’inizio fui affascinata dalla sua vitalità quasi diabolica; ne fui affascinata solo perché, in quel momento, io ne ero priva. Non ho mai incontrato, infatti, né prima né dopo di lui, un uomo così colmo d’energia, così spudoratamente vivo. Però fin dal principio mi colpì negativamente il suo sguardo troppo freddo. Acuto, penetrante, profondo ma freddo e duro. Non a caso era ed è una persona poco incline a commuoversi. Volendo attribuire facili etichette, lo si potrebbe definire il classico uomo virile al cento per cento, addirittura un macho vecchia maniera, a tratti persino sbruffone.
Ieri, su youtube, ho ascoltato una sua conferenza e sono rimasta nuovamente colpita dalla freddezza del suo sguardo, proprio come quando lo conobbi. La stessa, identica sensazione di freddo al cuore, una sensazione per me inquietante.
Ma perché scrivo questo? Perché stavo riflettendo sulla complessità dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Io fui attratta e nel contempo respinta da questa persona, ne fui affascinata e nel contempo turbata. Perciò non seppi decidermi. E chi è indeciso ha in realtà già deciso. Dentro di me, ormai ne sono certa, fu un no fin dal principio.