D’infiniti chiaroscuri


Si presenterà vestito spesso di grigio intenso, col volto severo e accigliato o malinconico e pensoso. A volte, sebbene stremato, sorriderà di pallida luce attraverso i rami infreddoliti degli alberi stanchi.

Accompagnato dalla nebbia e dalla pioggia, certi giorni sarà irritante; eppure, la sua innegabile profondità e i suoi grandi occhi velati di tristezza suscitano rispetto e ammirazione. Novembre è arrivato ed è poesia d’infiniti chiaroscuri.

Attesa d’autunno


Che settembre sia ancora dominato dal sole e dall’afa importa poco. L’estate, col suo indomabile orgoglio e la sua infantile arroganza, dovrà andarsene. In fondo, la sua luce non è più la stessa e il suo volto pallido mostra segni di stanchezza.

Saranno mattine grigie e giorni di pioggia e pomeriggi malinconici e scuri. Ma verranno anche colori travolgenti e lunghe serate a perdersi in abissi di pensieri.
Quando le foglie saranno rosse e le colline dormiranno cullate dalla nebbia, ogni dubbio svanirà. E sarà soltanto pace ad accompagnare il buio della notte.

Autunno a febbraio


Dopo vari giorni di buon umore, febbraio è diventato malinconico. Il suo volto allegro si è trasformato in una maschera triste, ma senza assumere lo sguardo feroce dell’inverno: lungo le strade bagnate dalla pioggia, febbraio assomiglia a novembre, con il persistente squallore di lunghe ore grigie e con le nebbie che silenziosamente invadono le mattine, fino a sfumare nei nostri sguardi e persino nei nostri pensieri.
Mancano solo le foglie morte a completare il quadro di quest’autunno fuori stagione.

Alla fine di gennaio


Ho trascorso circa tre quarti d’ora a cercare immagini di dipinti ottocenteschi, perdendomi fra colori e atmosfere ma senza decidermi. In realtà avevo quasi scelto, quando una voce interiore, saggia e cortese, mi ha consigliato di fermarmi. Arriva sempre un momento in cui occorre fermarsi per riordinare le idee, recuperare la necessaria lucidità e attendere che le ombre, almeno quelle più cupe, svaniscano.

Queste giornate di fine gennaio sono sempre freddissime. Tuttavia, sembra che il gelo non impedisca ad alcuni di uscire a quest’ora: dalla strada, infatti, arrivano grida e risate. Il divertimento del venerdì sera prosegue nonostante l’inverno e il copione è sempre lo stesso. Assistendo al ripetersi dei medesimi riti, sulla medesima via e stagione dopo stagione, si ha l’impressione che nulla cambi mai. Eppure qualcosa dovrà mutare.

Gennaio se ne sta andando, terribile come sempre, col suo volto severo e gli occhi duri di chi non riesce a provare alcuna pietà. Ma quasi non l’ho vissuto perché l’ho sentito fuggire via in fretta, e l’ho guardato con freddo distacco, addirittura con una punta di disprezzo. Ormai neppure gennaio riesce a colpirmi. Questa è la prova che gli anni non sono trascorsi invano.

Volto d’ottobre


Ha il volto triste e un po’ severo. Oggi è arrivato così, grigio e forse irritato, a ricordarci la sua eterna, affascinante ambiguità.

Ottobre è profondo, complicato, dolce e aspro nello stesso tempo. È un viale silenzioso percorso dal vento, una panchina solitaria in un angolo remoto, uno scrigno di ricordi che non vogliono svanire. Ottobre è uno sguardo interminabile attraverso una finestra chiusa, un sussurro che si perde oltre la nebbia del mattino, un gesto di pietà per cancellare i tanti affanni.

Restano, tra le foglie, i segreti e il tempo trascorso e il coraggio che non viene meno.

Un ritratto


Se dovessi definirlo con un solo termine, lo chiamerei fanatico, fanatico e perciò privo d’ironia e soprattutto di autoironia. In questo è molto diverso da me. Poi era ed è talmente innamorato della disciplina che studia e insegna, e così orgoglioso della sua carriera, da risultare a tratti insopportabile.

Vi era e vi è ancora in lui una vitalità affascinante che lo rende particolarmente carismatico, sebbene non sia bello. Forse più che di vitalità dovrei parlare d’entusiasmo, un entusiasmo che traspare dai suoi gesti, dal suo modo di guardare e dal tono della sua bellissima voce, profonda e virile. Estremamente sicuro di sé – troppo, per i miei gusti-, intelligente, coltissimo, a tratti fastidiosamente arrogante e prepotente, è un uomo che attira o respinge, si ama o si odia senza vie di mezzo.

All’inizio fui affascinata dalla sua vitalità quasi diabolica; ne fui affascinata solo perché, in quel momento, io ne ero priva. Non ho mai incontrato, infatti, né prima né dopo di lui, un uomo così colmo d’energia, così spudoratamente vivo. Però fin dal principio mi colpì negativamente il suo sguardo troppo freddo. Acuto, penetrante, profondo ma freddo e duro. Non a caso era ed è una persona poco incline a commuoversi. Volendo attribuire facili etichette, lo si potrebbe definire il classico uomo virile al cento per cento, addirittura un macho vecchia maniera, a tratti persino sbruffone.

Ieri, su youtube, ho ascoltato una sua conferenza e sono rimasta nuovamente colpita dalla freddezza del suo sguardo, proprio come quando lo conobbi. La stessa, identica sensazione di freddo al cuore, una sensazione per me inquietante.
Ma perché scrivo questo? Perché stavo riflettendo sulla complessità dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Io fui attratta e nel contempo respinta da questa persona, ne fui affascinata e nel contempo turbata. Perciò non seppi decidermi. E chi è indeciso ha in realtà già deciso. Dentro di me, ormai ne sono certa, fu un no fin dal principio.