La pioggia del mattino

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Mattino: il  rumore  della  pioggia  in  un  sabato  d’aprile; e  portoni  che  sbattono, automobili  che  sfrecciano, la  vita  tutt’intorno come  in  un  giorno  qualsiasi. Ma  è  sabato  e  ci  si  sente  in  vacanza, ci  si  sente  in  diritto  di  essere  più  lenti  e  di  pensare  liberamente. Strano  aprile, questo: prima  un  freddo  quasi  invernale, poi  un  intervallo estivo,  oggi  l’incerta  oscurità  di  un  giorno  di  primavera  imbronciato  ma  sopportabile.

Pomeriggio: il  sole, il  cielo  trasparente, aprile  nonostante  tutto. Mi  manca  la  pioggia  leggera  del  mattino, quel  suo  cantare  sommesso – come  d’amica  fedele, senza  pretese, senza  rancore.

Del pensare lento

Niente  è  più  certo  che  nessuno  può  uscire  mai  da  sé  per  identificarsi  immediatamente  con  le  cose  diverse  da  lui; tutto  ciò  di  cui   egli  ha  conoscenza  sicura, quindi  immediata, si  trova  dentro  la  sua  coscienza.

Così  scrive  Arthur  Schopenhauer (1788-1860)  nella  sua  opera  più  famosa, Il  mondo  come  volontà  e  rappresentazione. Le  parole  citate  sono  riferite  al  problema  della  rappresentazione, ossia  riguardano  la  teoria  della  conoscenza. Io, togliendole  dal  loro  contesto, me  ne  approprio  per  parlare  d’altro.

Uscire  da  se  stessi, cioè  da  quel  groviglio  inestricabile  formato  da  indole, predisposizioni  personali, influenze  familiari  e  ambientali, condizioni  economiche  e  culturali -  groviglio  che  fonda  la  nostra  personalità  tutt’intera – è  difficilissimo. Talmente  difficile  che  spesso  si  stenta  a  comprendere  l’altro  e  ci  si  lascia  andare  a  giudizi  affrettati  e  superficiali. Le  nostre  idee, le  nostre  convinzioni, spesso  maturate  soltanto  in  base  a  un  automatismo  chiamato  abitudine, ci  appaiono  come  le  uniche  giuste. I  nostri  valori, i  nostri  stili  di  vita, le  nostre  priorità  ci  sembrano  spesso  sacri  o  tali  da  non  poter  essere  messi  in  discussione. Perciò  valori, stili  di  vita  e  priorità  altrui  ci  appaiono  spesso  deplorevoli  o  censurabili  o  incomprensibili. E  così, a  volte,  diamo  giudizi  rapidi  e  sciocchi  sentendoci  dalla  parte  della  ragione.

A  salvarci  da  questa  tendenza, cui  nessuno  di  noi  è  immune, è  soltanto  la  capacità  di  riflettere  con  calma, capacità  quasi  sempre  frutto  dell’educazione  e  dello  studio, cioè  dell’allenamento  mentale. Più  si  è  abituati  a  pensare, a  osservare  ogni  questione  in  tutta  la  sua  complessità  o  da  molteplici  punti  di  vista, più  si  diventa  dubbiosi. Ma  non  si  tratta  del  dubbio  che, negativamente, paralizza; si  tratta  piuttosto  del  dubbio  che  non  ci  spinge  a  giudicare  in  maniera  superficiale  e  può  renderci  persino  caritatevoli  verso  gli  altri. Un  po’  più  buoni, insomma.

Però  riflettere, cioè  pensare  in  maniera  approfondita,  è  difficile. Bisogna  essere  disposti  e, nel  contempo,  allenati  a  farlo,  e   l’allenamento  costa  fatica, dolore, ansia, oltre  al  rischio  di  dover  mettere  in  discussione  il  proprio  sistema  di  credenze.

riflessione

Sebbene  sia  faticoso, vale  la  pena  fermarsi  a  pensare  lentamente   prima  di  giudicare  troppo  in  fretta. Soprattutto  prima  di  giudicare  in  fretta  le  esistenze  altrui. Nessuno  di  noi  può  uscire  così  tanto  fuori  da  se  stesso  da  potersi  identificare  con  i  pensieri, i  sogni, le  aspirazioni, i  traumi, i  dolori, le  esperienze  altrui. La  consapevolezza  di  questo  limite  può  diventare  uno  stimolo  per  evitare  di  cadere  in  eccessi  di  superficialità  e  per  cercare  di  migliorarsi. Senza  diventare  perfetti, è  ovvio, perché  la  perfezione  non  appartiene  a  questo  mondo.

(Nell’immagine  il  dipinto  Riflessione, di  Federico  Zandomeneghi)

Pomeriggi estivi

Certi  pomeriggi  estivi, specialmente  di  domenica, sono  particolarmente  silenziosi: le  strade  deserte, le  finestre  chiuse, il  cielo  immobile. È  il  saggio  silenzio  di  chi  sa  di  dover  risparmiare  le  forze  durante  le  ore  più  torride  e  ostili. Ma  è  anche  il  silenzio  di  chi  guarda  lontano, oltre  l’orizzonte  opaco  invaso  dall’afa, per  inventare  speranze, afferrare  anni  remoti, prepararsi  a  un’altra  stagione.

D’autunno, certi  silenzi  pomeridiani  sono  lievi  ombre  malinconiche  ma  affettuose,  che  regalano  un  misterioso  senso  di  pace  e  forse   una  strana rassegnazione. D’estate, invece, alcuni  silenzi  sono  pause  opprimenti  e  quasi  forzate, in  attesa  che  la  vita  torni  a  scorrere  con  i  suoi  ritmi  consueti – in  attesa  che  giungano  il  vento  e  la  pioggia  a  regalare  il  respiro.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Il  pergolato, di  Silvestro  Lega)

Fascino d’aprile


Spesso sa essere un dolce incantatore, lieve e privo di malizie. Ma a volte è permaloso e piange d’improvviso, vestendosi di scuro per ricordarci ombre e debolezze.
Ambiguo quanto basta per ammaliare chi non s’accontenta, aprile è un eterno adolescente che sa di tiepide mattine e fantasie dopo il tramonto. Che ogni tanto, poi, sia capriccioso, è un fatto irrilevante o forse un pregio, perché ha il fascino di chi sogna senza posa e corre con fiducia verso la vita.

Anni e memorie


L’immagine qui sopra è eloquente: si tratta della stazione di Modena, indissolubilmente legata al ricordo della mia vita da pendolare ai tempi in cui frequentai l’università di Bologna.
I miei furono viaggi assai travagliati, considerando le partenze mattutine a orari improponibili, il freddo assassino degli inverni padani e i costanti ritardi dei treni troppo affollati. Tuttavia, un insieme di fattori contribuì a farmi divertire nonostante tutto: la giovanissima età, l’ingenua curiosità per un’esperienza di vita nuova, alcune speranze e qualche piacevole incontro furono gli elementi che mi permisero di sopportare, a tratti anche con gioia, i tanti disagi legati a quei frenetici spostamenti.

Quando adesso mi capita di dover fare la pendolare sulla stessa linea, mi diverto molto meno. Le attese mi stancano e mi sembrano infinite anche quando non lo sono, il tempo passato in treno mi sembra soltanto sprecato e in genere non vedo l’ora di tornarmene a casa prima possibile. Ecco perché, nel ripensare a quell’epoca, mi sembra di ricordare un’altra persona, tanto che le immagini di tali memorie svaniscono in fretta, avvolte dalla provvidenziale nebbia degli anni che, come ho scritto altre volte, non trascorrono mai invano.

Qualche pensiero


Il pensiero sorge inevitabilmente perché, lo scorso dodici gennaio, questo blog ha compiuto quattro anni. Ma, siccome non amo le ricorrenze, non ho intenzione di soffermarmi sulla storia e l’evoluzione di Oltre il cancello.

Naturalmente sono anche una lettrice. Fra i vari blog che leggo più assiduamente ci sono, ad esempio, quelli di Sabby e di Valentina, per citarne soltanto due. Ad attirarmi, in questi blog come in altri, è il loro essere dei diari on line in cui le autrici parlano di se stesse e della loro quotidianità, delle loro scelte e dei loro pensieri più immediati. Questo fa sì che sia facile identificarsi in quanto viene letto, o che si traggano interessanti spunti di riflessione su questioni concrete, di vita vissuta.

Talvolta mi è capitato di parlare con persone che non comprendono le ragioni di questo esporsi sui blog: pensano che sia una sorta di mettersi in piazza, o ritengono che scrivere pubblicamente sia solo e sempre uno sfogo personale dovuto a chissà quali motivi. Sono opinioni legittime, soprattutto perché spesso dovute alla non-conoscenza del variegato mondo di internet. Ma la realtà – e noi che siamo qui lo sappiamo – è ben diversa e molto più complessa.
Quando si sceglie di aprire un blog, non ci si mette in piazza nel senso più negativo dell’espressione, o almeno non è questa l’intenzione, ma si condivide, cioè si sceglie di far partecipi altre persone, di pensieri, riflessioni e piccolissime parti della nostra esistenza. Ci si può domandare: perché farlo? Perché condividere? Perché è normale che, avendo un nuovo strumento di comunicazione di cui disporre, le persone più curiose s’avventurino a usarlo, ciascuno nel modo che preferisce, e perché, per chi ama scrivere ed è abituato a farlo, avere un blog è un fatto quasi fisiologico o una tentazione cui è difficile resistere.

Pertanto sì, continuerò a scrivere, sperando di essere qui ancora fra un anno. Così come spero che saranno ancora qui tutti i blogger che amo visitare. :)

Passaggio


Ci si augura che in ogni casa vi sia abbastanza luce; si spera che il silenzio sia lo specchio fedele d’un momento di pace.
Nessuna giornata trascorre invano, nessun passaggio è privo di senso. Neppure il cielo scuro, che accompagnerà l’arrivo di gennaio, potrà cancellare tracce di rosa e di speranze.
Quando tornerà la primavera, non saranno soltanto i fiori a parlarci di vita e a suscitare incanti.

Buon anno a tutti. :)

Nel mondo virtuale


In un forum che frequento da un anno e mezzo c’è una sezione dedicata agli off topic, ossia agli argomenti che non riguardano la materia specifica trattata dal forum. Questa sezione è l’unica riservata e visibile soltanto a noi iscritti e qui, ogni giorno, fioriscono topic su qualsiasi argomento, dal più serio al più stravagante e spensierato.

Protetti dall’anonimato e stimolati dalla seria gestione del sito, nella sezione citata gli utenti spesso rivelano aspetti di sé e della propria esistenza dei quali non possono e non vogliono parlare nella vita reale. Nascono così topic di sfoghi per vicende sentimentali finite male, situazioni familiari insostenibili, problemi di lavoro, di denaro e di disoccupazione.

Queste dettagliate e talvolta impietose testimonianze di vita vissuta mi fanno pensare a quanto possa essere utile, in alcuni casi, il mondo virtuale: qui, paradossalmente, a volte capita che il nickname, cioè un nome falso, renda le persone più vere e sincere. Nell’esistenza reale, infatti, indossiamo continuamente maschere celando i nostri sentimenti più intimi, le nostre debolezze e le nostre sconfitte per difenderci nella quotidiana lotta di tutti contro tutti. Non a caso in quel forum ho letto e continuo a leggere esperienze che invece, nella vita reale intorno a me, sembrano non capitare mai a nessuno.

Certi argomenti trattati negli off topic di quel forum non sono poi soltanto occasione di sfogo per chi desidera trovare consigli o incoraggiamenti, ma sono anche ottimi spunti di riflessione per chi legge e ha così la possibilità d’identificarsi o di entrare in contatto con esperienze diverse dalle proprie.
La varietà dei commenti che accompagnano tali sfoghi è il risultato dell’eterogeneità degli utenti del forum, diversi per istruzione, posizione lavorativa, situazioni personali e familiari. In alcuni casi, sono stati toccati altissimi livelli di discussione, evitando di cadere in luoghi comuni, abuso d’etichette, preconcetti e giudizi frettolosi.

Io non ho mai aperto discussioni, non ho mai parlato di me stessa e penso che continuerò a non farlo. Mi limito a intervenire soltanto quando penso di poter offrire un contributo utile ai discorsi, non amando sprecare fiumi di parole se non ho nulla d’interessante da dire.
Al di là di ciò, forse sarò impopolare ma a volte penso che il mondo virtuale sia, per alcuni aspetti e in qualche caso, più interessante e persino più vivo rispetto al cosiddetto mondo reale.