Talvolta si oscilla fra due poli opposti: il desiderio di una quiete priva d’increspature e il sogno di un’estate piena di voci e di eccessi. Ma in fondo, a ben guardare, non ha importanza, perché non è questo il fatto decisivo. Ciò che davvero conta, quello che fa la differenza, è il definitivo tramonto della leggerezza e dei sogni di un’età diversa, svanita nell’incessante trascorrere del tempo.
Archivi tag: tempo
Voci remote
Succede d’improvviso, almeno in apparenza. Succede d’improvviso e regala un’emozione nuova, una sensazione mai avvertita prima, forse un misto di nostalgia e di gioia insieme a un brivido di confusione: tornano volti di persone che ormai non sono più; tornano parole dette al momento giusto, come sprazzi di luce in un’estenuante oscurità. Voci remote che appartengono a un tempo lontano, a inverni e primavere di molti anni fa, e che ora acquistano una luminosità inaspettata. Si scopre così l’importanza di persone che sono rimaste sullo sfondo, persone con le quali non si è mai avuto un legame profondo, ma che hanno contribuito a dipingere a colori il mosaico della nostra esistenza.
Tornano come sorridenti fantasmi in queste giornate di tempo incerto, tornano con decisione, insistono con la loro presenza e non si sa perché. Tornano come se avessero qualche parola da aggiungere e qualche altro gesto da compiere. Si tratta soltanto di capire e senza temere.
Atmosfera d’aprile
Il grigio perla, chiaro e indolente, è quello delle giornate di primavera asfittiche e incerte. È come se il tempo e l’atmosfera avessero deciso di fermarsi alcuni istanti per riflettere. Ma il dubbio non è un tormento, non è una vertigine di dolore e disperazione: è il dubbio sfumato del passaggio lieve, della sospensione priva di asprezze, dell’attesa senza tormenti.
Se tornerà la pioggia o verrà il sole, poco importa: importano solo il silenzio solenne del primo pomeriggio, il profumo dei glicini a ricordarci che è aprile e questa serenità lenta, come un dono sacro o un’indefinibile saggezza.
A tarda sera
Come un’attesa
Di passaggio, mattine quasi spettrali: evanescenti le case, le strade, le immagini indistinte dei passanti. E gli angoli bui dei vicoli stretti, e il trascorrere del tempo che non lascia scampo. Giorni che sembrano gusci vuoti – come un’attesa senza colori prima del lilla e dell’azzurro di primavera.
(Nell’immagine il dipinto Donna in un prato, di Federico Zandomeneghi)
Passaggio a novembre
Ottobre se ne va piangendo, quasi disperato. E, come sempre, è stato troppo breve, almeno per chi lo ama intensamente e ne apprezza le infinite sottigliezze. Ma ottobre è anche uno stato dell’anima, un modo di pensare, un brivido che percorre il corpo e la mente lasciando una traccia indelebile dietro di sé, come a voler resistere a dispetto di tutto.
Novembre è l’autunno che non teme più di ferire e lacerare. Ottobre suggerisce, invita, sussurra, svela e nasconde nello stesso tempo; novembre racconta con voce pacata ma chiara, mostra i suoi dolori apertamente, non ha più nulla da temere. Eppure è dolce persino nelle mattine più gelide, quando il cielo è stremato dalla tristezza e gli alberi, ormai spogli, sembrano chiedere pietà a chi passa indifferente.
Ogni anno, a ottobre
Ogni anno, a ottobre, mi torna in mente quest’immagine; così, non posso fare a meno di riprendere in mano il mio vecchio diario di Holly Hobbie per guardarla. Quel diario mi fu regalato durante l’infanzia mentre mi trovavo in vacanza a Sestri Levante, in Liguria. Fu una simpatica signora bergamasca, di nome Teresa, a donarmelo per il mio compleanno.
Per me ottobre è tutto lì, in quest’immagine semplice eppure in grado di parlare all’infinito: i rami spogli sono il freddo e la tristezza di certe giornate cupe, sono la nostalgia e il desiderio di chiudersi in casa, sono la desolazione che necessariamente deve seguire all’estasi di luce e di calore. La bambina che si prende cura del gatto è però un segno di affettività, un segno del sentimento che pervade l’atmosfera autunnale persino nei suoi momenti più malinconici e spenti. È speranza, nonostante tutto.
Ma quest’anno i rami non sono spogli e le foglie sono ancora quasi tutte sugli alberi. È un autunno molto mite, questo; è un ottobre accarezzato dal sole, allegro e un po’ sornione. Ieri ho passeggiato lungo viali che, d’autunno, offrono sempre uno spettacolo da non perdere: misterioso silenzio e foglie dorate felici sotto il cielo sereno.
Ottobre racconta storie d’un tempo lontano, sussurrate con estrema delicatezza per non turbare troppo. Eppure le racconta, non può tacere: per me l’autunno è sempre un ritorno di memorie d’infanzia, come la primavera. Forse perché queste due stagioni erano, nella mia esistenza di bambina, le più importanti: la prima significava la fine dell’estate e della spensieratezza – vera o presunta che fosse – e il ritorno al grigio asfittico delle aule scolastiche; la seconda, invece, era la rinascita, il frenetico pulsare della vita con le corse nei parchi e i fiori a rallegrare ogni fantasia. Erano due passaggi fondamentali, due periodi memorabili nel bene e nel male. Non si possono dimenticare.
E poi quest’immagine. Come ho detto, c’è sempre stata, in qualche angolo remoto della mia mente si è conservata intatta. E le emozioni che l’accompagnano, a dispetto del tempo che fugge troppo in fretta e dell’età adulta, sono rimaste sempre le stesse: forti, avvolgenti, d’una profondità rara. Certo, ora con molte consapevolezze in più.
Ottobre
Inizia uno dei più bei mesi dell’anno. Un mese dai mille volti, per certi aspetti imprevedibile, dolce e aspro nello stesso tempo. Però, al di là delle tante sfumature che lo caratterizzano, ottobre ha una profondità rara che non l’abbandona mai, neppure quando appare chiaro, luminoso e forse incline allo scherzo.
Ottobre è serio anche quando ride, persino quando sembra regalarci una nuova estate. La sua non è la serietà di novembre, sempre struggente nel suo delicatissimo sfacelo, e neppure la serietà dei lunghi mesi invernali, severi e ombrosi anche nelle giornate di sole. La serietà di ottobre è quella di un amico generoso e sincero, disposto ad aiutare senza enfasi e con discrezione: è la serietà di chi non impone ma invita, di chi mostra il sentiero ma poi si fa da parte, di chi rispetta e comprende.
Ottobre è l’autunno lento che avvolge ma non opprime, che sussurra parole importanti senza pretendere di essere ascoltato, che ricorda l’esistenza di ombre senza però dimenticare la luce. Ottobre è saggezza modesta e tranquilla, serenità nel dolore, pietà e conforto anche nell’oscurità dei giorni più tristi.
D’infinita pace
Sole senza nubi- e questa pace infinita, profonda, che non conosce incrinature. Mentre il tempo scorre lentamente, l’anima abbraccia ogni segreto, coglie tutte le sfumature, non teme nulla: è la verità delle cose, la verità dei pensieri e l’inarrivabile serenità, che nessuno potrà mai scalfire.
Nulla è più concreto e più vero della poesia di queste ore: vale una vita intera e forse anche oltre. Nulla è più concreto e più vero della poesia, che afferra l’intima essenza di ogni cosa, illumina gli angoli scuri della realtà, getta lo sguardo su ogni dettaglio - e, sola, comprende ogni frammento del mondo. Senza errori, senza illusioni, senza ipocrisie.
Oltre
Non importa il colore spento di queste strane giornate di primavera, inquiete e troppo fredde; non importa il cielo volubile e scostante. Importano soltanto i campi invasi dai fiori e il rosa tutt’intorno: il rosa nella fantasia che vola oltre il tempo e lo spazio, a dispetto della pioggia e dei ricordi.
(L’immagine è tratta da qui)









