Incantesimo di primavera

donna  al  balcone

A  quest’ora, nel  primo  pomeriggio, le  colline  sembrano  assopite  sotto  il  sole  stanco,  privo  d’entusiasmo  eppure  tranquillo. Il  silenzio, il  profumo  dei  fiori  e  l’aria  distratta  formano  uno  strano  incantesimo: si  guarda  in  lontananza, si  guarda  oltre  l’apparenza  e  si  coglie  l’invisibile. Questo  è   il  privilegio  di  chi  non  ha  mai  smesso  di  sognare.

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  al  balcone, di  Federico  Zandomeneghi)

Pioggia di marzo

vetro

Si  scosta  una  tenda  e, stupiti,  ci  si  accorge  che  sta  piovendo. Gocce  sottili, quasi  impercettibili, rispettose  nel  loro  profondo  silenzio. Si  ama  questa  pioggia  che  cade  senza  enfasi, schiva  e  delicata  nella  sua  lieve  malinconia; si  ama  la  sua  introversione, quel  volerci  fare  compagnia  senza  imporsi, quel  volerci  parlare  senza  pretendere  di  essere  ascoltata.

Tornano  stralci  di  giorni  lontani, muti  fantasmi  nelle  ore  che  scorrono  quiete. Ma, come  la  pioggia  di  marzo, restano  avvolti  nel  silenzio, per  conservare  intatta  la  propria  dignità.

Di silenzio, di neve e di febbraio

denittis

La  settimana  è  trascorsa  freddissima  ma  soleggiata. Non  ho  mai  amato  febbraio  perché, in  certe  giornate,  è  capace  di  uno  squallore  sconosciuto  ad  altri  mesi, di  un  nero  senza  sfumature, terribile  e  arrogante. Però, a  spezzare  questa  atmosfera, arrivano  sempre  giornate  luminose, con  un  sole  allegro  e  tenace  che  sa  già  di  primavera.

Si  dice  che  forse  domani  nevicherà. Febbraio  è  anche  questo, neve  candida  a  salutare  l’inverno  prima  della  nuova  stagione. La  neve  è  un  fastidio  per  chi  deve  muoversi, viaggiare  e  rispettare  impegni  di  lavoro,  ma  è  una  benedizione  per  chi  può  restarsene  in  casa, tranquillo, e  apprezzarla  per  ciò  che  è:  un  momento  di  pace  profonda  accompagnato  da  un  silenzio  che  chiede  di  essere  ascoltato. Un  silenzio  austero, amico, avvolgente, caldo  nella  sua  freddezza; un  silenzio  che  parla  della  necessità  di  pensare  prima  di  agire, di  frenare  gli  impulsi, di  essere  pacati  nonostante  tutto. Il  silenzio  della  neve, che  racconta  la  necessità    della  lentezza,  offrendo  così  una  lezione  di  vita.

Di magica sospensione

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Oggi, tutt’intorno  si  avverte  un  silenzio  che  non  è  effetto  della  stanchezza. Non  è  il  silenzio  di  chi  è  esausto, ma  quello  di  chi  ha  raggiunto  un  punto  d’equilibrio  in  un  magico  stato  di  sospensione. Un  punto  d’equilibrio  fragile, certo, come  fragile  è  tutta  la  realtà  in  cui  si  trova  a  vivere  l’uomo; eppure  è  uno  stato  di  grazia, forse  modesto, forse  enigmatico, a  tratti  molto  appagante. Ogni  anno  capita  questo  dopo  le  feste  natalizie. Ogni  anno, fra  il  ventisette  e  il  trenta  dicembre, mi  sembra  di  attraversare  un  sentiero  ai  confini  del  tempo  e  della  realtà. Quasi  un’altra  dimensione. E  senza  sapere  perché.

Giungono  inaspettati  ricordi  di  anni  lontani, e  scompare  la  fitta  nebbia  che  ne  avvolgeva  alcuni. Tutto  è  nitido, ogni  cosa  è  al  suo  posto. Dolori, gioie, fantasie – il  mosaico  è  completo. Bisogna  approfittare  di  questo  non-tempo, di  questa  attesa  priva  di  ansie, di  questa  quiete  d’origine  sconosciuta, di  questa  serenità  forse  immotivata. Bisogna  approfittarsene, vivere  questo  non-tempo  completamente,  interrogarlo, carpirne  qualche  segreto.

La  sera  non  è  troppo  lenta. E  nessuno  può  infrangere  questa  profonda   intima  soddisfazione, frutto  maturo  di  consapevolezza.

L’estate

In  fondo  l’estate  è  anche  questa: aspettare, rallentare, perdersi  nel  verde  intenso  delle  colline  e  dei  pensieri. Si  vorrebbe  che  i  sogni  fossero  realtà  e  che, dopo  i  tramonti  infuocati, giungesse  il  fresco  della  notte  a  consolarci  delle  troppe  ore  di  caldo  e  di  vuoto. Ma  le  notti  d’estate  sono  spesso  impietose – lunghi  intervalli  in  cui  perdersi  nell’oppressione  d’un  silenzio  senza  respiro.

 

Di neve e silenzio


Ieri ha deciso di arrivare, muta, costante, serena: cade da ore ininterrottamente, senza pause, senza stanchezza, senza cedimenti. E ha portato con sé il suo dono più grande: il silenzio. Un magico, enigmatico, profondissimo silenzio. Un silenzio che invade l’anima, che abbraccia cose e pensieri, che chiede soltanto di essere ascoltato.

Ascoltare il silenzio. Senza provare sgomento, senza temere abissi di solitudine, senza invocare voci stridule e rumori insensati. Ascoltare il silenzio comprendendo la benedizione di ore che trascorrono lente, che impongono sguardi su angoli oscuri, che s’inebriano di sogni e speranze.

La neve continua a cadere, misteriosa e tranquilla. Verranno giorni di quiete assoluta e sarà preludio di primavera.