Si sta così, come sospesi in questo grigio che non sa d’inverno ma d’incertezza, di passaggio, di muto intervallo fra un periodo e l’altro. I cambiamenti non sono mai facili: richiedono tempo, fasi di mediocre oscurità, un po’ di risentimento, qualche lacrima furtiva, lunghi silenzi. Come un dormire lento, con qualche brutto sogno e il corpo troppo indolenzito per reagire all’opacità che regna intorno.
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Silenzi d’estate
Tutti gli anni, quando arriva l’estate, la prima parola che mi viene in mente è libertà. Il sole e le giornate lunghissime, unite ai discorsi sulle imminenti vacanze, evocano immagini colme di spensieratezza, di pace, di colori forti e decisi. Le mura di casa cominciano a diventare soffocanti, la pianura, squallida e malsana, è un luogo da abbandonare almeno per alcuni giorni e le ansie sono un fardello da gettare via senza rimorsi. Per essere finalmente liberi, per inebriarsi di luce e di nuovi orizzonti. È il momento della dispersione, delle frivolezze, dei giochi con la vita, del disimpegno.
Eppure anche l’estate, come le altre stagioni, ha i suoi silenzi, i suoi momenti di quieto raccoglimento. I silenzi d’estate accompagnano il primo pomeriggio, quando le strade roventi per il caldo sono quasi vuote e l’afa impone una lentezza altrimenti sconosciuta. Spesso sono silenzi in vista della festa, del divertimento, dell’allegria e dello svago: sono privi di solennità, a tratti persino fatui, oppure monotoni nella loro superficialità. E quando sono invasi dai ricordi, non raggiungono mai l’enigmatica e struggente profondità dei silenzi autunnali o la rigorosa severità di quelli invernali, ma conservano sempre la loro leggerezza, una leggerezza che talvolta diventa indifferenza.
D’improvvisi silenzi

Il pomeriggio è lungo e lento, una prosecuzione dei giorni di festa. Ma forse la vera festa inizia oggi, la vera festa è in questi pochi giorni di passaggio verso il nuovo anno: a tratti, la quiete è quasi sovrumana, accompagnata da improvvisi silenzi ed enigmatiche attese.
Sono sogni, immagini che si rincorrono a formare un futuro pieno di sole, incanti brevi mentre il giorno sfuma nella sera. Sono parole non dette e stupori al tramonto: è l’inverno del cuore, stella nella notte, segreti nell’oscurità.
Nel tempo

C’è qualcosa di rassicurante nella consapevolezza: si conoscono le cose per ciò che sono, si cammina con saggio disincanto lungo le affollate strade del mondo. E si prendono le opportune pause, si coltivano gli indispensabili silenzi, si evita di parlare quando non ne vale la pena. I regali fatti dal trascorrere del tempo sono davvero preziosi.
(Nell’immagine il dipinto Il libro giallo, di Federico Zandomeneghi)
Il cambiamento

Non è facile abituarsi, perché il cambiamento è radicale. Certi colori sono definitivamente scomparsi, certi pensieri sono freddi come il ghiaccio, e alcune parole sono venute meno per lasciare spazio a interminabili silenzi.
Capita di riconoscersi a stento, di guardare al proprio passato scorgendo i tratti confusi di un altro io, ormai sepolto per sempre sotto il peso del tempo trascorso.
Non è facile abituarsi, ma occorre farlo. Allora, con infinita pazienza, si osserva l’orizzonte ritrovando la calma. In fondo, è un’altra primavera: si guarda il cielo, si scorge l’azzurro e si ascolta il canto del vento, affettuoso e discreto come pochi.
I fiori, muti compagni di quiete ore solitarie, sanno ogni cosa e comprendono.
(Nell’immmagine, il dipinto Signora in terrazza di Cristiano Banti)
Fra il verde
Dopo il cammino

Varcare un cancello sconosciuto in un pomeriggio silenzioso e lento. Varcare un cancello sconosciuto per entrare e scoprire altri silenzi.
Dopo un cammino faticoso e amaro, comprendere che questo è il posto giusto, che questo è il posto definitivo, che non esistono altri cancelli, neppure quando calano le tenebre e il vento soffia e la pioggia bagna l’erba.
Sapere che, nonostante tutto, seguirà il sereno, e che il giardino resterà verde anche quando l’estate inizierà a morire.
Lungo il sentiero

C’è un sentiero che conduce verso una meta sconosciuta. Non importa il tempo che sarà necessario per percorrerlo: importano il cammino e la pace e i silenzi.
Importa proseguire senza cedere agli affanni, nella consapevolezza che, qualsiasi sia la destinazione finale, non avremmo potuto fare altrimenti. Perché non c’era altro sentiero.


