Tarda sera. Termina un’altra giornata. Il freddo ancora invernale, l’assenza di voci, la stanchezza e il desiderio di una lunga pausa: non so come sarà la notte, quali saranno i sogni e se resterò a occhi aperti; so però molte altre cose. Il tempo, infatti, è stato un ottimo maestro.
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Talvolta
Di pioggia e novembre
Oltre le finestre, d’improvviso, cala la sera. Pomeriggi brevi – e subito l’abbraccio delle tenebre. È la pioggia a renderle più scure, dense, talvolta minacciose. È la pioggia ad accompagnare i passi sull’asfalto duro, a devastare foglie agonizzanti, a entrare con forza nei pensieri.
È la pioggia di novembre - e l’immutabile serenità d’una stanza illuminata.
Tornano immagini
La giornata è squallida, umida, fredda. Eppure questo è il clima migliore per scrivere. Oscurità persino al mattino, pochissime voci, silenzi interminabili, la nebbia a sfumare i contorni: ci si rifugia in se stessi, è inevitabile. Ed è una fortuna saperlo fare. Ecco perché in questa stagione mi sento tanto privilegiata.
Tornano immagini senza che io le abbia cercate. Tornano da sole, prepotenti o forse soltanto sagge. Da bambina, quando guardavo fuori dalla finestra in una cupa giornata di novembre, provavo infinita tristezza e sognavo la primavera, le violette nei prati, il sole e le nuvole irrequiete di marzo e aprile. Adesso, invece, sogno i sentieri di collina invasi dalle foglie dorate e i monti in silenzio, devastati dalla malinconia di queste ore. Ma anche le grigie strade di città hanno un loro fascino strano, quasi volessero raccontare nuove storie e aprire varchi inaspettati.
Adesso la sera cala presto e, così, si diventa più austeri. Severi no, la severità giunge solo con l’inverno; ma si diventa più austeri per rispettare l’atmosfera e rispettare se stessi – e avere pensieri a farci compagnia.
Ormai sono chiare tante cose, forse troppe. Anche le foglie sanno e acconsentono.
Contrasti a novembre
È una sera di novembre molto umida e fredda. Una di quelle sere in cui, aprendo la finestra di una stanza per chiudere le persiane, si resta quasi stupiti nel vedere la strada completamente vuota; a farle compagnia e a illuminarla, soltanto i lampioni immobili.
In Via Farini sono comparsi tre alberi di Natale. Ricordo che, non molti anni fa, nessuno si sarebbe sognato di addobbare le strade della città prima della fine di novembre o dell’inizio di dicembre. Da qualche tempo a questa parte, invece, in qualche negozio già a ottobre vengono esposti i presepi. I tempi cambiano, non c’è che dire.
Novembre. Questo è un mese particolare, che può evocare grande poesia e immenso squallore. A pensarci bene, però, non c’è un vero contrasto: a volte si può trovare infinita poesia anche nello squallore, così come si può provare gioia persino del dolore.
Tutta colpa di Lucifero
Questa sera non si respira e mi chiedo quanto potremo resistere in simili condizioni. Secondo le previsioni del tempo, che in questi giorni consulto spesso, l’infernale Lucifero, colpevole di voler mettere in ginocchio le nostre capacità di resistenza, dovrebbe essere cacciato via dalla buona Beatrice fra domenica e lunedì. Ecco: se penso che siamo solo a mercoledì sera rischio di svenire. In più, mi assale il timore che le previsioni meteorologiche siano sbagliate e che quindi non giunga la pia Beatrice a regalarci un po’ di meritata tregua.
Nell’attesa è piacevole ripensare ai monti, all’erba verde, agli alberi e alle notti serene. Ed è tutta colpa di Lucifero se stasera non riesco a scrivere nulla di meglio.
Di sera, senza impegno
In questo periodo di caldo afosissimo, mi sto dedicando con impegno maniacale a osservare il lento accorciarsi delle giornate. Certo, l’estate è soltanto all’inizio e purtroppo dovremo sopportare altro caldo infernale; tuttavia, constatare che le ore di luce si stanno progressivamente riducendo è una piccola soddisfazione che mi consente di sopportare un po’ meglio questo clima odioso.
Intanto, per non pensare alla calda notte che ci attende, accolgo volentieri il premio ricevuto da parte di Elisa: si chiama Blog Award Backlog. Il vincitore deve scrivere dieci cose su se stesso e segnalare dieci blog tra i suoi favoriti. Come al solito, io evito le “nomine” sapendo che non tutti i blogger amici gradiscono queste catene, ma invito chiunque lo desideri a “ritirare” questo premio e a giocare.
Adesso devo scrivere dieci cose su me stessa, impresa tutt’altro che facile. Il rischio, infatti, è quello di prendersi troppo sul serio annoiando chi legge; e poi, con questo caldo estivo che invita alle frivolezze e alle chiacchiere lievi, il desiderio di scrivere cose profonde o di indulgere in chissà che descrizioni viene meno. Quindi mi limito a segnalare qualcosa a casaccio:
1) non amo troppo i gelati ma in queste giornate afose ne sto mangiando parecchi
2) fra i miei passatempi favoriti annovero anche l’analisi logica
3) in questo momento vorrei trovarmi in Costa Rica. Non c’è un perché, è così e basta
4) è da un anno circa che non vado in bicicletta
5) detesto i centri commerciali
6) sono una persona molto puntuale
7) adoro il silenzio del primo pomeriggio nelle calde giornate d’agosto in montagna
8) mi piace sentire l’odore dei libri appena stampati
9) mi commuovo di fronte al talento e alla genialità
10) ho la fortuna di stare bene con me stessa
E adesso, per completare al meglio la serata, strawberry and cream cupcakes per tutti.
Anni remoti
Di sera, mentre fuori piove
Il freddo accompagnato dall’umidità è insopportabile. La giornata è stata tetra come non mai a causa di una pioggia sferzante e continua. Ma adesso è calata l’oscurità a celare il grigio disperato delle ore precedenti. Tutto è nero: oltre i vetri si distinguono soltanto i lampioni accesi, malinconici e immobili.

Come reagire di fronte a condizioni meteo tanto avverse? A suo tempo, Gene Kelly danzò con notevole maestria sotto la pioggia, regalando al mondo un’indimenticabile scena di ballo; ma noi non possiamo permetterci altrettanto, un po’ per evitare di ammalarci, un po’ per non essere scambiati per pazzi e costretti a un trattamento sanitario obbligatorio.
E allora? E allora ci attende una lunga serata da vivere, se possibile, con calma. Da assaporare lentamente, da gustare fino in fondo, ciascuno a proprio modo. Non esistono né pioggia né oscurità quando i pensieri oltrepassano questi limitati confini e si dedicano ad altro.
Ed ecco un buon pensiero, tanto per cominciare:

Lo so, non è poetico. Ma anche lo stomaco, poveretto, ha le sue sacrosante esigenze da onorare e rispettare, e un buon piatto di pasta non ha mai fatto male a nessuno.
Dopo aver rallegrato lo stomaco, possiamo finalmente allontanarci dal vile livello della bruta materialità ed elevarci a nutrire lo spirito. Pierre Auguste Renoir può fornirci un aiuto:

Il dipinto Giardino a Rue Cortot ci ricorda che la primavera non è lontana, e che arriveranno giorni colmi di fiori e di passi sull’erba verde.
Scende la sera

Scende la sera lentamente, senza ostentazione. D’autunno i pomeriggi sono brevi, timide attese e intense poesie.
Scende la sera lentamente, ed è uno strano calore.
Scende la sera lentamente, la strada resta muta, l’autunno mormora al cuore: che sia l’inizio o la fine non importa. Resta la consapevolezza, gelida come l’inverno che dovrà arrivare.







