Il pomeriggio

firenze

Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, calmo. Il  pomeriggio  è  un  groviglio  di  pensieri   mentre  la  primavera  pervade  gli  angoli  più  remoti  delle  strade. Si  deve  uscire, si  deve  andare  incontro  alla  primavera, si  deve  coltivare  l’illusione.

(Nell’immagine  il  dipinto  Dintorni  di  Firenze, di  Odoardo  Borrani)

Talvolta

ventana

Si  aspettano  tante  cose, si  osservano  molti  dettagli. Si  scosta  una  tenda, si  vede  un  mondo  intero. Pensieri  su  pensieri  e  il  tramonto  del  sole  e  la  sera  che  si  avvicina. Talvolta  basterebbe  una  parola  per  rendere  tutto  più  lieve.

(Nell’immagine  il  dipinto  Alla  finestra, di  Federico  Zandomeneghi)

 

Buon anno

Fare  gli  auguri  di  buon  anno  è, per  me, la  cosa  più  difficile. Perché? Perché  vorrei  scrivere  tante  cose  ma  ho  poco  tempo  e  perciò  non  le  ricordo  tutte, perché  so  che  finirò  per  dire  le  solite  parole, perché  non  provo  entusiasmo  particolare  per  questa  festa, anche  se  sono  serena. Ma  non  posso  restare  in  silenzio.

Si  spera  sempre  che  il  nuovo  anno  sia  migliore, sotto  tutti  i  punti  di  vista. Allora,  speriamo  che  porti  a  tutti  la  realizzazione  di  qualche  desiderio, tanti  momenti  di  allegria, tanti  cieli  azzurri. E  la  capacità  di  attraversare  le  ombre  e  i  sentieri  scuri  trovando  sempre  un  ponte  d’arcobaleno  ad  attenderci. Buon  2013. :)

addobbi(2)

Tornano immagini

La  giornata  è  squallida, umida, fredda. Eppure  questo  è  il  clima  migliore  per  scrivere. Oscurità  persino  al  mattino, pochissime  voci, silenzi  interminabili, la  nebbia  a  sfumare  i  contorni: ci  si  rifugia  in  se  stessi, è  inevitabile. Ed  è  una  fortuna  saperlo  fare. Ecco  perché  in  questa  stagione  mi  sento  tanto  privilegiata.

Tornano  immagini  senza  che  io  le  abbia  cercate. Tornano  da  sole, prepotenti  o  forse  soltanto  sagge. Da  bambina, quando  guardavo  fuori  dalla  finestra  in  una  cupa  giornata  di  novembre, provavo  infinita  tristezza  e  sognavo  la  primavera, le  violette  nei  prati, il  sole  e  le  nuvole  irrequiete  di  marzo  e  aprile. Adesso, invece, sogno  i  sentieri  di  collina  invasi  dalle  foglie  dorate  e  i  monti  in  silenzio, devastati  dalla  malinconia  di  queste  ore. Ma  anche  le  grigie  strade  di  città  hanno  un  loro  fascino  strano, quasi volessero  raccontare  nuove  storie  e  aprire  varchi  inaspettati.

Adesso  la  sera  cala  presto  e, così,  si  diventa  più  austeri. Severi  no, la  severità  giunge  solo  con  l’inverno;  ma  si  diventa  più  austeri  per  rispettare  l’atmosfera  e  rispettare  se  stessi  – e  avere  pensieri  a  farci  compagnia.

Ormai  sono  chiare  tante  cose, forse  troppe. Anche  le  foglie  sanno  e  acconsentono.

Ore d’estate

Sono  strane  queste  lunghissime  ore  di  caldo  estenuante: si  cerca  il  riposo, ma  è  impossibile  trovarlo; si  resta  fermi, eppure  si  è  stanchi, persino sfiniti. E  dare  forma  ai  pensieri, per  sottrarsi  alla  consapevolezza  di  sprecare  ore  preziose, è  quasi  impossibile, un’impresa  ai  limiti  dell’umano.

Ma,  in  qualche  luogo  remoto,  l’estate  è  felicità  di  alberi  immobili  al  sole.

All’ombra

All’ombra  si  riposano  i  pensieri, ebbri  di  luce, sfiniti  dal  caldo. All’ombra  tornano  voci,  e  un  tempo  remoto,  e  passi  lenti  dietro  le  siepi  misteriose  e  immobili – come  a  non  voler  finire, come  a  non  voler  capire.

(Nell’immagine  il  dipinto  Cipressi  a  Poggio  Imperiale, di  Vincenzo  Cabianca)

 

Giugno

Con  il  primo  giugno  inizia  l’estate  meteorologica  e  i  pensieri, inebriati  dal  sole   caldo  ma  ancora  clemente  e  dalla  luce  che  inonda  i  lunghissimi  pomeriggi, volano  altrove, danzando  fra  il  passato  remoto, il  presente  e  un’infinità  di  sogni  a  colori.

Il  desiderio di  correre, di  muoversi, d’inventare  è  sempre  lo  stesso, sempre  quello  bizzarro  e  un  po’  scomposto  dell’adolescenza, in  cui  giugno  sembrava  la  porta  per  il  paradiso, la  via  verso  la  libertà.  Tornano  in  mente  i  sentieri  di  montagna  silenziosi  ma  sorridenti, le  lunghe  passeggiate  all’ombra  di  alberi  alti, le  soste  nei  campi  dorati  dominati  dal  cielo   pigro,  allegro  e  un  po’  sornione. Era  un  altro  giugno, era  un’altra  estate, erano  altre  fantasie. Eppure  tutto  è  ancora  qui, vivo  a  dispetto  degli  anni  che  fuggono  via, come  se  avesse  una  forma  e  una  consistenza  propria  che  nulla  potrà  mai  scalfire.

I  campi  di  grano, i  papaveri  felici  al  sole, le  parole  mai  pronunciate: era  un’altra  estate, ma  pretende  ancora  di  essere  ascoltata.