Ottobre

Inizia  uno  dei  più  bei  mesi  dell’anno. Un  mese  dai  mille  volti, per  certi  aspetti  imprevedibile, dolce  e  aspro  nello  stesso  tempo. Però, al  di  là  delle  tante  sfumature  che  lo  caratterizzano, ottobre  ha  una  profondità  rara  che  non  l’abbandona  mai, neppure  quando  appare  chiaro,  luminoso  e  forse  incline  allo  scherzo.

Ottobre  è  serio  anche  quando  ride, persino  quando  sembra  regalarci  una  nuova  estate. La  sua  non  è  la  serietà  di  novembre, sempre  struggente  nel  suo  delicatissimo  sfacelo, e  neppure  la  serietà  dei  lunghi  mesi  invernali, severi  e  ombrosi  anche  nelle  giornate  di  sole. La  serietà  di  ottobre  è  quella  di  un  amico  generoso  e  sincero, disposto  ad  aiutare  senza  enfasi  e  con  discrezione: è  la  serietà  di  chi  non  impone  ma  invita, di  chi  mostra  il  sentiero  ma  poi  si  fa  da  parte, di  chi  rispetta  e  comprende.

Ottobre  è  l’autunno  lento  che  avvolge  ma  non  opprime, che  sussurra  parole  importanti  senza  pretendere  di  essere  ascoltato, che  ricorda  l’esistenza  di  ombre  senza  però  dimenticare  la  luce. Ottobre  è  saggezza  modesta  e  tranquilla, serenità  nel  dolore, pietà  e  conforto  anche  nell’oscurità   dei  giorni  più  tristi.

Estate


Estate e campi dorati e frenesia sotto il sole. Arriverà d’improvviso, con molta esultanza, senza incertezze, senza pudore; sarà un invito a giocare, a inventare nuove trame, a coccolarsi nonostante tutto, a sognare.
Saranno cieli azzurri di montagna, pomeriggi pigri sotto alberi ridenti, parole non dette ed estenuante calore; saranno nuvole indolenti e serate senza fine e inesorabile calore.

Giornate d’aprile


Giornate d’aprile: sole alto nel cielo, luce intensa sulla scrivania, vento allegro, spensierato e un po’ ribelle. Poi un momento grigio; ma è una pausa necessaria affinché il sereno non diventi vittima dell’indifferenza.

Nonostante la monotonia delle strade cittadine, ad aprile è facile immaginare acque limpide, alberi in festa, fiori che sorridono al mondo.
E si leggono parole, s’intonano canti, si celano abissi di pensieri non detti.

Buona Pasqua a tutti!

Sarà un pomeriggio


Non si sa dove condurrà il sentiero, ma il sole è un invito al cammino. Nuvole bianche percorrono il cielo e osservano compiaciute.

Sarà un pomeriggio interminabile: saranno l’attesa, e la voce del vento oltre le colline, e le infinite parole che non abbiamo mai pronunciato.

(Nell’immagine, il dipinto Abetelle pistoiesi di Raffaello Sernesi)

Il cambiamento


Non è facile abituarsi, perché il cambiamento è radicale. Certi colori sono definitivamente scomparsi, certi pensieri sono freddi come il ghiaccio, e alcune parole sono venute meno per lasciare spazio a interminabili silenzi.
Capita di riconoscersi a stento, di guardare al proprio passato scorgendo i tratti confusi di un altro io, ormai sepolto per sempre sotto il peso del tempo trascorso.

Non è facile abituarsi, ma occorre farlo. Allora, con infinita pazienza, si osserva l’orizzonte ritrovando la calma. In fondo, è un’altra primavera: si guarda il cielo, si scorge l’azzurro e si ascolta il canto del vento, affettuoso e discreto come pochi.
I fiori, muti compagni di quiete ore solitarie, sanno ogni cosa e comprendono.

(Nell’immmagine, il dipinto Signora in terrazza di Cristiano Banti)

Fango sotto la neve


È un gran privilegio riuscire a vedere oltre, riuscire a scorgere l’inganno celato dietro parole apparentemente concilianti, e il desiderio di attaccare nascosto dal finto velluto di toni tranquilli e sottomessi.
L’avversario ha il torto di ritenersi molto scaltro, tanto da non rendersi conto che a fronteggiarlo è una donna che sa leggere bene nelle fitte pieghe dei suoi pensieri contorti, del suo continuo attribuire agli altri le sue paure, le sue invidie patologiche, i suoi molti complessi, i suoi mostri interiori. Non si è neppure accorto di aver lasciato troppi indizi, piccolissime tracce che non ha saputo nascondere a causa del furore irrazionale da cui era agitato. Ma sono tracce che rivelano molto del suo reale stato interiore e dei suoi piani.

Il sentiero appare bello, un incanto di bianco che sembra invitare a una lenta passeggiata. Ma sotto nasconde fango limaccioso, e sopra alcune orme fanno capire che non è intatto.

Fra smarrimento e inerzia


Sono almeno una decina gli argomenti di cui vorrei parlare, ho già elaborato titoli e tracce di post, eppure non riesco a scrivere. Inizio, procedo e poi cancello. Niente mi soddisfa, tutte le mie parole mi sembrano inutili, opache, persino antipatiche.
E mi sento osservata da lontano, da molto lontano, da qualcuno che tace confuso. Da qualcuno che vorrebbe parlare ma non può.

Non mi mancano le idee. Eppure prevalgono l’inerzia e un indefinibile senso di smarrimento. Non è soltanto l’estate, con la sua atmosfera opprimente, a frenarmi: c’è qualcosa che oltrepassa l’immediata comprensione razionale, conducendomi altrove. A questa profonda inquietudine si lega la felicità, brevissima ma intensa, che accompagna il fatto di poter scrivere ora, nel primo pomeriggio, quando il silenzio regna incontrastato.

Mi sento osservata da lontano. Non è un enigma da risolvere, ma qualcosa di cui prendere atto. Una sensazione irrazionale ma persistente.

Le parole scritte


Sono sempre stata ottimista a proposito degli effetti della scrittura. Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che le parole scritte abbiano un potere immenso: possono colpire, emozionare, far riflettere, risvegliare sentimenti che credevamo sepolti o inesistenti, suscitare ricordi, rivelare il nostro io più profondo, sconvolgere, rallegrare.
Le parole scritte, poi, a differenza di quelle pronunciate oralmente, restano nel tempo, non scivolano via, non si dissolvono velocemente come i nostri pensieri: a esse si può tornare in qualsiasi momento perché sono sempre lì, pronte e in paziente attesa di ciascuno di noi anche dopo secoli dalla loro prima comparsa. Poi, si sa, i loro effetti dipendono dalla disposizione mentale delle persone che le leggono.

In genere, chi scrive non opera mai a caso. Anche quando sembra che si stia lasciando trasportare dalle emozioni del momento, in realtà è consapevole di ciò che fa e del messaggio che intende trasmettere. Tocca al lettore cogliere tale messaggio e rielaborarlo in termini personali, adattandolo al proprio stato d’animo del momento, al proprio carattere e ai propri desideri. Ecco perché un testo, breve o lungo che sia, non appartiene mai soltanto a chi lo scrive ma anche a chi lo legge. Ed ecco perché sono ottimista: so che non si scrive mai invano, neppure su un blog, perché scrivendo si comunica sempre almeno con un’altra persona e perché le parole possono essere rilette all’infinito. Le parole scritte, se hanno un senso, non sono mai inutili.