A tarda sera

sera

Tarda  sera. Termina  un’altra  giornata. Il  freddo  ancora  invernale, l’assenza  di  voci, la  stanchezza  e  il  desiderio  di  una  lunga  pausa: non  so  come  sarà  la  notte, quali  saranno  i  sogni  e  se   resterò  a  occhi  aperti; so  però  molte  altre  cose. Il  tempo, infatti,  è  stato  un  ottimo  maestro.

L’estate

In  fondo  l’estate  è  anche  questa: aspettare, rallentare, perdersi  nel  verde  intenso  delle  colline  e  dei  pensieri. Si  vorrebbe  che  i  sogni  fossero  realtà  e  che, dopo  i  tramonti  infuocati, giungesse  il  fresco  della  notte  a  consolarci  delle  troppe  ore  di  caldo  e  di  vuoto. Ma  le  notti  d’estate  sono  spesso  impietose – lunghi  intervalli  in  cui  perdersi  nell’oppressione  d’un  silenzio  senza  respiro.

 

Attesa d’autunno


Che settembre sia ancora dominato dal sole e dall’afa importa poco. L’estate, col suo indomabile orgoglio e la sua infantile arroganza, dovrà andarsene. In fondo, la sua luce non è più la stessa e il suo volto pallido mostra segni di stanchezza.

Saranno mattine grigie e giorni di pioggia e pomeriggi malinconici e scuri. Ma verranno anche colori travolgenti e lunghe serate a perdersi in abissi di pensieri.
Quando le foglie saranno rosse e le colline dormiranno cullate dalla nebbia, ogni dubbio svanirà. E sarà soltanto pace ad accompagnare il buio della notte.

Oltre l’immenso


Riprendo a scrivere dopo dieci giorni di lontananza dal blog, e lo faccio di notte, una notte molto silenziosa. I pensieri sono tanti, fuggono veloci come il vento, scompaiono, ritornano, s’intrecciano e s’avvolgono in una danza vorticosa che sembra voler continuare all’infinito.

A volte la serenità è una presenza strana. Non disdegna la compagnia delle ombre, degli angoli bui, dei fiori appassiti, delle nebbie nel cuore.
E poi guardo in alto, oltre l’azzurro, oltre l’immenso.

Sereno d’inverno


Oltre i vetri appannati, un panorama spettrale. Eppure, l’oscurità della notte, crudele e minacciosa, non riesce a scalfire la serenità di queste ore. Attendiamo senza brividi la nebbia: invaderà le strade e il giorno di festa, parlandoci di gioie e di vecchie emozioni.

Il freddo non può nulla stanotte. C’è un sogno che avvolge e incanta, e poi infinite stelle oltre il cielo nero.

In una stanza chiusa


A maggio il pensiero è per le rose, che quando sbocciano e si aprono al mondo sembrano sorridere illuminando ciò che hanno intorno. Le rose sono anche il ricordo di altri giorni, di altre primavere, di fantasie colorate e infinite.
E pensare che tutto avviene ora, in una stanza chiusa, a tarda sera. La mia mente oltrepassa le spesse pareti di queste mura, raggiunge giardini colmi di rose e vede petali vellutati splendere sotto il sole. A incantarmi è soprattutto il giallo, affascinante e malizioso.

Tutto avviene ora, in una stanza chiusa, a tarda sera; ma nessuna stanza è mai tanto chiusa da impedire al pensiero di volare lontano. Neppure la notte potrà cancellare profumi, immagini e colori così vivi.

(Rose e gelsomini, dipinto di Auguste Renoir in foto)

Neve e silenzio


Il silenzio è profondo e insolito, nonostante l’ora. E quando il silenzio diventa così invadente da suscitare un brivido di smarrimento, significa che sta nevicando.
Oltre la finestra chiusa, il bianco illumina la notte. Una notte strana, se si pensa che è marzo. Una notte d’inverno con i fiocchi che cadono senza sosta, e la strada candida e vuota.
Domani mattina sarà gelo, fuori e dentro, e il cielo non avrà alcuna pietà.

Mentre nevica


La strada è ormai invasa dal bianco della neve che sta cadendo da ore. Il desiderio di spalancare la finestra della mia camera e di guardare fuori, incurante del gelo della notte, è fortissimo, ma prevale la ragione. Mi limito a osservare i fiocchi attraverso le persiane: questo è l’inverno, bianco, nero e implacabile.

Penso a domani mattina, alla difficoltà di muoversi lungo le strade, al freddo e agli abiti pesanti. Ma poi torno a guardare i lampioni lungo la via, con quella fioca luce gialla rispettosa del silenzio e dell’oscurità. Guardo i lampioni; forse li ho guardati troppe volte e per troppi inverni.