Coccole

COCCOLE DI AUTUNNO

Possiamo  farcele  da  soli, le  coccole. Basta  volersi  bene, almeno  un  po’. Che  per  alcuni  sia  difficile  amare  se  stessi, è  un  dato  di  fatto. Però  ora  non  scomoderò  la  psicologia  e  la  filosofia  su  questo  tema; mi  limiterò  invece  a  scrivere  come  mi  sto  coccolando  io  in  queste  giornate  di  marzo, un  marzo  strano, freddissimo  e  cupo, arrabbiato  e  dispettoso.

Ho  intenzione  di  farcire  un  pan  di  spagna  con  la  crema  pasticcera. Qualcuno  potrà  sorridere: quante  persone  al  mondo  compiono  questa  semplice  operazione? Innumerevoli. Solo  che  per  me  si  tratterebbe  della  prima  volta. E  la  prima  volta  è  sempre  emozionante  oltre  che  rischiosa, visto  che, per  inesperienza, si  possono  commettere  errori, come  distruggere  il  povero  incolpevole  pan  di  spagna  mentre  si  tenta  di  tagliarlo. Qualcuno  potrebbe  ora  chiedermi  che  nesso  vi  sia  fra  le  coccole  e  tentare  di  farcire  un  banale  pan  di  spagna. Risposta: se  marzo  è  freddo, se  la  primavera  non  vuole  arrivare, se  io  sono  stanca  per  troppi  impegni  e  pensieri, be’, tento  di  addolcire  l’atmosfera  non  solo  preparando  una  torta, ma  facendo  qualcosa  che  non  ho  mai  fatto  prima. Sono  banale? Può  essere. Ma  nel  vortice  dell’esistenza  a  volte  le  banalità  si  dimenticano. E  poi  arriva  Pasqua  e  quindi  qualche  esperimento  in  cucina  ci  sta.

All’inizio  del  mese, ho  acquistato  un  bellissimo  gomitolo  di  mohair  e  seta. Un  gomitolo  è  stato  sufficiente  per  fare  una  deliziosa  sciarpa  adatta  alle  stagioni  intermedie. Una  sciarpa  delicata  e  soffice, una  leggerissima  nuvola  di  calore: una  coccola. Persino  limitarsi  a  prenderla  in  mano  è  poesia.

Poi  c’è  tanto  altro, ma  non  ho  il  tempo  per  scriverlo. Resta  il  fatto  che  non  mi  sono  arresa  e  non  mi  arrendo  ai  dispetti  di  marzo.

Cambiamenti

cielo

Si  sta  così, come  sospesi  in  questo  grigio  che  non  sa  d’inverno  ma  d’incertezza, di  passaggio, di  muto  intervallo  fra  un  periodo  e  l’altro. I  cambiamenti  non  sono  mai  facili: richiedono  tempo, fasi  di  mediocre  oscurità, un  po’  di  risentimento, qualche  lacrima  furtiva, lunghi  silenzi. Come  un  dormire  lento, con  qualche  brutto  sogno  e  il  corpo  troppo  indolenzito  per  reagire  all’opacità  che  regna  intorno.

Pioggia di marzo

vetro

Si  scosta  una  tenda  e, stupiti,  ci  si  accorge  che  sta  piovendo. Gocce  sottili, quasi  impercettibili, rispettose  nel  loro  profondo  silenzio. Si  ama  questa  pioggia  che  cade  senza  enfasi, schiva  e  delicata  nella  sua  lieve  malinconia; si  ama  la  sua  introversione, quel  volerci  fare  compagnia  senza  imporsi, quel  volerci  parlare  senza  pretendere  di  essere  ascoltata.

Tornano  stralci  di  giorni  lontani, muti  fantasmi  nelle  ore  che  scorrono  quiete. Ma, come  la  pioggia  di  marzo, restano  avvolti  nel  silenzio, per  conservare  intatta  la  propria  dignità.

Di marzo

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Sarà  instabile, d’umore  altalenante, come  un  adolescente  insicuro  e  sempre  insoddisfatto. A  volte  sarà  invaso  da  rabbia  furibonda; poi  sprofonderà  in  tetre  malinconie, fatte  di  cieli  cupi  e  di  pioggia  insistente. Ma,  a  tratti,  riderà  al  sole  correndo  nel  vento, forte, libero, entusiasta, felice  di  afferrare  la  vita  e  convinto  di  domarla.

Ci  sono  giornate  in  cui  marzo  ci  fa  disperare: non  vuole  saperne  di  donarci  un  sorriso, di  cancellare  le  troppe  oscurità  dell’inverno, di  riscaldarci  almeno  un  po’  dopo  tanto  gelo. Eppure, nonostante  sia  superficiale  e  immaturo, bizzarro  e  forse  vacuo, è  capace  d’improvvisi  slanci, di  profonde  tenerezze, di  raffinatissime  cortesie. E  ci  commuove. Così, quando  si  veste  di  rosa, di  viola  e  d’azzurro, ci  chiede  scusa  per  i  suoi  capricci, ci  chiede  scusa  e  pretende  il  perdono. Capita  allora  che  diventiamo  indulgenti, come  ragazzine  troppo  innamorate  per  non  cedere  di  fronte  a  simili  astuzie, o  come  madri  incapaci  di  resistere  di  fronte  a  un  figlio  amatissimo  ma  bugiardo.

Pomeriggio di marzo


Un pomeriggio grigio chiaro, col cielo irrequieto che racconta di pioggia forse imminente o d’improvvisa malinconia, arrivata a cancellare giorni di tiepido splendore. Marzo, volubile e immaturo, svolge con diligenza il suo ruolo e segue scrupolosamente il suo copione, alternando allegria e tristezza, capricci e risate. In tutto questo, è la luce a essere cambiata: è primavera nonostante tutto, è primavera anche se fuori piove.

Scrivere e studiare mentre il cielo s’offusca, e qualche persiana sbatte a causa del vento, è un privilegio da gustare minuto dopo minuto, senza opporre resistenza. E i miei libri, compagni silenziosi e fedeli, immobili sulla scrivania, attendono soltanto di essere aperti.

Variazioni su tema


La pioggia non dà tregua. Di sera è una strana compagna, forse persino accattivante, unica sommessa voce nell’oscurità oltre le finestre.
Ma il fatto che sia marzo è già una speranza: la pioggia se ne andrà e i pomeriggi saranno carezze di luce; la pioggia fuggirà e i pensieri saranno carezze e poi luce.

Neve e silenzio


Il silenzio è profondo e insolito, nonostante l’ora. E quando il silenzio diventa così invadente da suscitare un brivido di smarrimento, significa che sta nevicando.
Oltre la finestra chiusa, il bianco illumina la notte. Una notte strana, se si pensa che è marzo. Una notte d’inverno con i fiocchi che cadono senza sosta, e la strada candida e vuota.
Domani mattina sarà gelo, fuori e dentro, e il cielo non avrà alcuna pietà.

Ricordi di primavera


In queste giornate di pioggia, è inevitabile percorrere con i pensieri strade che conducono al sole e a colori chiari e luminosi. La colpa è di marzo che, iniziando, mi ha donato fantasie e ricordi di altre primavere, remote nel tempo e forse per questo affascinanti.
Penso spesso alle primavere della mia infanzia e le memorie di cui conservo traccia sono deformate, come spesso avviene in questi casi: sono sbiadite le tante ombre, quasi cancellate dal trascorrere degli anni, e sono rimasti soltanto i toni rosa e azzurri legati alla spensieratezza e all’immaginazione di un’età che, pur nei tanti affanni, sapeva regalare illusioni.

Le viole e le primule, nei parchi e in montagna, erano una gioia infinita non solo per gli occhi ma anche per lo spirito: erano il segno del ritorno degli svaghi all’aperto, erano le compagne di lunghi pomeriggi fra il verde dei prati dopo lo squallore dell’inverno. Niente era più attraente, per me, del sole gentile che accarezzava le giornate d’aprile e di maggio, che accompagnava il fiorire delle rose e che infondeva colore persino alle strade più grigie. Allora la primavera era per me una festa, una speranza e una promessa di felicità.

Mentre oggi piove, i pensieri corrono altrove in attesa che la primavera possa inondarmi, anche solo per un attimo, di altri sogni e di nuovi toni di rosa.

Marzo


Marzo è arrivato in fretta dopo un inverno scuro e gelido. L’aria sta cambiando, le giornate si stanno allungando, il freddo è meno intenso. Marzo è imprevedibile, si sa: a volte abbandona in fretta il suo sorriso per diventare cupo e antipatico.
Disinvolto e forse troppo sfacciato, si fa accompagnare dal sole o dalla pioggia a seconda del suo umore. Volubile e capriccioso, si veste d’azzurro, di verde, di rosa e anche di grigio e di marrone. Marzo sa di fiori e di fango, di luce e d’oscurità. Lo perdoniamo per la sua spensieratezza, perché dopo l’eccessiva solennità dell’inverno abbiamo bisogno di non prenderci troppo sul serio.

Intanto, per rendere omaggio alla primavera ho fatto un video e l’ho caricato su youtube. Chi desidera vederlo, può cliccare qui.