Possiamo farcele da soli, le coccole. Basta volersi bene, almeno un po’. Che per alcuni sia difficile amare se stessi, è un dato di fatto. Però ora non scomoderò la psicologia e la filosofia su questo tema; mi limiterò invece a scrivere come mi sto coccolando io in queste giornate di marzo, un marzo strano, freddissimo e cupo, arrabbiato e dispettoso.
Ho intenzione di farcire un pan di spagna con la crema pasticcera. Qualcuno potrà sorridere: quante persone al mondo compiono questa semplice operazione? Innumerevoli. Solo che per me si tratterebbe della prima volta. E la prima volta è sempre emozionante oltre che rischiosa, visto che, per inesperienza, si possono commettere errori, come distruggere il povero incolpevole pan di spagna mentre si tenta di tagliarlo. Qualcuno potrebbe ora chiedermi che nesso vi sia fra le coccole e tentare di farcire un banale pan di spagna. Risposta: se marzo è freddo, se la primavera non vuole arrivare, se io sono stanca per troppi impegni e pensieri, be’, tento di addolcire l’atmosfera non solo preparando una torta, ma facendo qualcosa che non ho mai fatto prima. Sono banale? Può essere. Ma nel vortice dell’esistenza a volte le banalità si dimenticano. E poi arriva Pasqua e quindi qualche esperimento in cucina ci sta.
All’inizio del mese, ho acquistato un bellissimo gomitolo di mohair e seta. Un gomitolo è stato sufficiente per fare una deliziosa sciarpa adatta alle stagioni intermedie. Una sciarpa delicata e soffice, una leggerissima nuvola di calore: una coccola. Persino limitarsi a prenderla in mano è poesia.
Poi c’è tanto altro, ma non ho il tempo per scriverlo. Resta il fatto che non mi sono arresa e non mi arrendo ai dispetti di marzo.









