Voci remote

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Succede  d’improvviso, almeno  in  apparenza. Succede  d’improvviso  e  regala  un’emozione  nuova, una  sensazione  mai  avvertita  prima, forse  un  misto  di  nostalgia  e  di  gioia  insieme  a  un  brivido  di  confusione: tornano  volti  di  persone  che  ormai  non  sono  più; tornano  parole  dette  al  momento  giusto, come  sprazzi  di  luce  in  un’estenuante  oscurità. Voci  remote  che  appartengono  a  un  tempo  lontano, a  inverni  e  primavere  di  molti  anni  fa, e  che  ora  acquistano  una  luminosità  inaspettata. Si  scopre  così  l’importanza  di  persone  che  sono  rimaste  sullo  sfondo, persone  con  le  quali  non  si  è  mai  avuto  un  legame  profondo,  ma  che  hanno  contribuito  a  dipingere  a  colori  il  mosaico  della  nostra  esistenza.

Tornano  come  sorridenti  fantasmi  in  queste  giornate  di  tempo  incerto, tornano  con  decisione, insistono  con  la  loro  presenza  e  non  si  sa  perché. Tornano  come  se  avessero  qualche  parola  da  aggiungere  e  qualche  altro  gesto  da  compiere. Si  tratta  soltanto  di  capire  e  senza  temere.

Verso il tramonto

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Questa  è  un’ora  strana, indefinibile  come  ogni  tardo  pomeriggio  di  primavera. La  luce  smorzata  eppure  sicura  di  sé, l’atmosfera  rarefatta  che  forse  precede  la  pioggia, l’animo  inquieto  che  trova  pace  senza  sapere  perché: si  vedono  colori  anche  in  una  stanza  chiusa, si  vedono  prati  e  monti  indolenti  sotto  il  cielo  ribelle.

Ci  si  trascina  verso  il  tramonto. Con  quieta  lentezza, come  di  chi  non  si  aspetta  nulla  eppure  è  appagato; come  di  chi  non  si  aspetta  nulla  eppure  è   vivo.

Il sole ad aprile

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La  luce  del  sole  entra  dalle  finestre  con  garbo  squisito, con  raffinata  compostezza, con  esemplare  saggezza: non  travolge, non  acceca, non  s’impone. Si  limita  ad  accarezzare, a  suggerire, ad  addolcire. Sa  che  le  ombre  sono  necessarie, che  non  bisogna  pretendere  di  cancellarle, che  uno  spazio  scuro  è  indispensabile  per  ritrovare  energie  e  significati  profondi. Il  sole  d’aprile  è  tutt’uno  con  le  ombre, le  affianca, le  comprende, le  rispetta. E  ci  piace  per  questo, per  la  sua  gioiosa  sobrietà, per  l’ingenuità  con  cui  c’invita  a  sorridere, per  quei  fiori  che  sanno   guardare  il  cielo  con  fiducia  cancellando  ogni  amarezza.

Di luce e d’autunno

Il  sole  di  certi  primi  pomeriggi  è  un  segno  distintivo  del  passaggio  alla  nuova  stagione: un  sole  sereno, deciso  eppure  calmo, che  inonda  di  luce  ogni  cosa  ma  senza  abbagliare. In  ciò  autunno  e  primavera, quando  stanno  lentamente  arrivando, si  assomigliano.

Tuttavia, un  osservatore  attento  riesce  a  notare  una  sottile  differenza: mentre  il  sole  d’inizio  primavera  è, nonostante  la  sua  delicatezza, quasi  trionfante  e  orgoglioso, la  luce  del  primo  autunno  è  leggermente  smorzata  anche  quando  il  sole  splende  con  generosità.  L’autunno  è  più  timido  della  primavera  e  i  suoi  passi  sono  sempre  un  po’  incerti: anche  in  questo  forse  risiede  il  suo  inarrivabile  incanto.

Verso l’autunno

Ormai  è  chiaro: basta  guardare  la  luce  del  sole  per  accorgersi  che  l’autunno  è  alle  porte. È  una  luce  allegra  ma  pacata, saggia  nella  sua  moderazione, calma nella  sua  assenza  di  furore.

Qui, nei  giorni  scorsi, c’è  stata  un  po’  di  pioggia, ma  non  la  vera  pioggia  autunnale. Ogni  stagione, infatti,  ha  la  sua  pioggia – particolare, unica, diversa  dalle  altre. La  pioggia  d’autunno  è  accompagnata  da  un  velo  di  malinconia,  che  invita  alla  riflessione  lenta  e  profonda, ma  senza  la  severità  e  la  cupa  ostentazione  dell’inverno. Non  ha  la  dolce  gaiezza  e  il  tono  lieve  della  pioggia  primaverile; eppure, a  ben  guardare, sotto  il  suo  velo  di  tristezza  spesso  appare  un  sorriso  che  riscalda, seduce, compiace. Ciò  non  deve  stupirci, perché  l’autunno  è  la  stagione  più  complessa  e  misteriosa, l’unica  che  sa  donare  malinconia  e  serenità  nello  stesso  tempo. Aspettiamo  allora  che  arrivi,  per  lasciarci  trasportare  dalla  sua  indecifrabile  magia.

Luce a settembre

Inizia  settembre, uno  dei  mesi  più  dolci  dell’anno. La  sua  bellezza   è  un’armonia  di  piccole  cose, che  sono  poi  le  più  grandi  e  affascinanti:  alcune  ombre  che  accompagnano  le  mattine  e  i  pomeriggi, le  prime  lunghe  piogge  che  cancellano  l’estate, i  tanti  intermezzi  miti   che  regalano il  desiderio  di  uscire, di  guardare  il  cielo  e  i  tramonti, di  lasciarsi  coccolare  dal  sole  finalmente  tiepido.

Oggi  la  giornata  è  instabile  e  l’aria  decisamente  fresca. Ma  non  manca  la  luce, quella  speciale  luce  di  settembre  che  arriva  dritta  al  cuore  con  la  sua  timidezza  e  discrezione: è  la  luce  più  bella  e  più  intensa, quella  che  prelude  alle  lunghe, profonde  riflessioni  di  pomeriggi  autunnali  azzurri  e  grigi, enigmatici  e  quieti, spenti  eppure  vivi. Quella  che  prelude  a  un’altra  stagione.

All’ombra

All’ombra  si  riposano  i  pensieri, ebbri  di  luce, sfiniti  dal  caldo. All’ombra  tornano  voci,  e  un  tempo  remoto,  e  passi  lenti  dietro  le  siepi  misteriose  e  immobili – come  a  non  voler  finire, come  a  non  voler  capire.

(Nell’immagine  il  dipinto  Cipressi  a  Poggio  Imperiale, di  Vincenzo  Cabianca)