Limiti


Ieri un mio conoscente, chiacchierando con me di vari argomenti, ha detto di provare un enorme senso di colpa perché, in questo periodo, avverte dentro di sé il desiderio di abbandonare tutto e di fuggire, per starsene da solo e in ozio.
A mio parere, non bisognerebbe sentirsi in colpa quando certi impulsi ci colpiscono con tanta forza: è evidente, infatti, che alla base della volontà irrefrenabile di staccare violentemente dalla propria quotidianità vi siano motivi seri. Forse a volte tali motivi non sono tutti consci, ma esistono. Però, anche se non bisognerebbe, è normale avvertire il peso della colpa perché ciascuno di noi, nella vita quotidiana, è sottoposto a una fitta trama di doveri e di relazioni ineludibili.

So di aver scritto un’ovvietà. Però credo che talvolta, schiacciati come siamo dai troppi impegni dovuti a uno stile di vita eccessivamente frenetico, dimentichiamo persino le ovvietà, ossia il fatto che né il nostro corpo né la nostra mente possono sopportare troppo a lungo grandissimi stress. In una società dominata, in buona parte, da un forte individualismo e da un’accesa e talvolta feroce competizione, nonché dalla necessità di non fermarsi mai, spesso ci si sente in obbligo di eccellere, di mostrarsi sempre al meglio delle proprie possibilità, di apparire infaticabili. Così può poi capitare che qualcosa in noi si rompa.

Per evitare di arrivare a un punto di non ritorno, dovremmo sforzarci di accettare anche i nostri umanissimi limiti: non possiamo sempre fare tutto e bene, non possiamo fare in ventiquattro ore ciò che bisognerebbe fare in quarantotto. Sono altre grandi banalità, però a volte le nevrosi nascono dal dimenticarle.

Confini


In fondo, l’estate è una questione di colori. È un giardino immobile sotto il sole e un cielo chiaro senza nubi.

Il bello dei giardini è che hanno limiti e confini. Gli spazi chiusi, si sa, sono rassicuranti. È la vertigine dell’infinito, in qualsiasi forma si presenti, a spaventarci, a suscitare in noi reazioni scomposte, a evocare strani fantasmi. E a farci fuggire.