Atmosfera d’aprile

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Il  grigio  perla, chiaro  e  indolente, è  quello  delle  giornate  di  primavera  asfittiche  e  incerte. È   come  se  il  tempo  e  l’atmosfera  avessero  deciso  di  fermarsi  alcuni  istanti  per  riflettere. Ma  il  dubbio  non  è  un  tormento, non  è  una  vertigine  di  dolore  e  disperazione: è  il  dubbio  sfumato  del  passaggio  lieve,  della  sospensione  priva  di  asprezze, dell’attesa  senza  tormenti.

Se  tornerà  la  pioggia  o  verrà  il  sole, poco  importa: importano  solo  il  silenzio  solenne  del  primo  pomeriggio, il  profumo  dei  glicini  a  ricordarci  che  è  aprile  e  questa  serenità  lenta, come  un  dono  sacro  o  un’indefinibile  saggezza.

Giornate particolari

Il  nuovo  anno  è  iniziato  regalandoci  tante  giornate  di  sole, giornate  un  po’  meno  fredde  di  quelle  di  dicembre. Che  gennaio  abbia  deciso  di  essere  clemente? Troppo  presto  per  dirlo. Quanto  grigio  dovremo  ancora  vedere? Quanta  oscurità  dovremo  sopportare? Verrà  la  neve?

Talvolta  vorrei  fermarmi. Frase  impopolare, lo  so,  in  un’epoca  in  cui  correre  è  un  imperativo, un  valore  assoluto, il  Valore  Supremo. E  in  effetti  anch’io  corro  sempre, obbedendo  con  diligenza  al  meccanismo  che  governa  la  società  in  cui  vivo. D’altra  parte  è  molto  difficile, se  non  quasi  impossibile, opporsi  alle  regole  non  scritte  che  formano  la  struttura  ideologica  e  morale  dello  spazio  in  cui  ci  si  trova  a  esistere. Né  è  facile  pensare  di  andarsene  dall’oggi  al  domani  e  lasciare  cose  e  persone, recidendo  legami   e  venendo  meno  a  certi  doveri. Insomma, è  una  faccenda  complessa.

Però, ogni  tanto, vorrei  fermarmi. Magari  in  una  giornata  d’inverno  fredda  e  malinconica, una  di  quelle  giornate  in  cui, se  si  ha  un  po’  di  sensibilità, si  ringrazia  la  sorte  per  il  fatto  di  avere  un  tetto  sopra  la  testa. Una  di  quelle  giornate  in  cui  il  gelo  è  così  insistente  e  il  vento  tanto  freddo  da  far  pensare  che  sia  persino  poco  dignitoso  avventurarsi  fuori, nel  mondo, per  agitarsi  e  muoversi  come  marionette  impazzite. Una  di  quelle  giornate  in  cui  abbandonarsi  all’inverno, ai  suoi  umori, ai  suoi  sapori, ai  suoi  cieli  senza  colore, è  un  piacere  e  un  modo  per  far  emergere  tutte  le  proprie  energie.

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(Paesaggio – Fondo  del  Cofanetto  Riccomanni,  Silvestro  Lega)

Sono giornate

Sono  giornate  miti, di  una  bellezza  che  trascende  ogni  possibilità  di  descrizione: le  mattine  grigie  ci  ricordano  che  è  autunno  e  i  pomeriggi  pieni  di  luce  ci  raccontano  che  ottobre  è  un  mese  ricco  di  sfumature, delicato  e  complesso  come  pochi. Un  mese  che  entra  nell’anima, che  seduce  con  grazia, che  non  conosce  ostentazione. Saggio, un  po’  introverso, generoso, consapevole, sereno  anche  nei  tormenti.

Sono  giornate  miti  persino  quando  piove – e  le  notti  sembrano  troppo  scure.

Di giornate senza vento

Lunghissime  giornate  senza  vento – e  si  resta  sospesi  fra  terra  e  cielo. Si  vorrebbe  che  non  avessero  mai  fine, come  i  campi  che  si  perdono  all’orizzonte, come  certi  pensieri  ossessivi  e  lenti.

Di  certi  prati  si  conoscono  persino  i  segreti   che,  in  fondo,  sono  sempre  gli  stessi, anno  dopo  anno, estate  dopo  estate. Ma  sono  gli  alberi  a  infondere  sicurezza, a  offrire  ombra  e  ristoro, a  regalare  pace  e  serenità. Senza  chiedere  nulla  in  cambio.

(Nell’immagine  il  dipinto  Case  di  Pannocchio  a  Castiglioncello, di  Odoardo  Borrani)

Di sera, senza impegno

In  questo  periodo  di  caldo  afosissimo, mi  sto  dedicando  con  impegno  maniacale  a  osservare  il  lento  accorciarsi  delle  giornate. Certo, l’estate  è  soltanto  all’inizio  e  purtroppo  dovremo  sopportare  altro  caldo  infernale; tuttavia, constatare  che  le  ore  di  luce  si  stanno  progressivamente  riducendo  è  una  piccola  soddisfazione  che  mi consente  di  sopportare  un  po’  meglio  questo  clima  odioso.

Intanto, per  non  pensare  alla  calda  notte  che  ci  attende, accolgo  volentieri  il  premio  ricevuto  da  parte  di  Elisa: si  chiama Blog  Award  Backlog. Il  vincitore  deve  scrivere  dieci  cose  su  se  stesso  e  segnalare  dieci  blog  tra  i  suoi  favoriti. Come  al  solito,  io  evito  le  “nomine”  sapendo  che  non  tutti  i  blogger  amici   gradiscono  queste  catene,  ma  invito  chiunque  lo  desideri  a  “ritirare”  questo  premio  e  a  giocare.

Adesso  devo  scrivere  dieci  cose  su  me  stessa, impresa  tutt’altro  che  facile. Il  rischio, infatti, è  quello  di  prendersi  troppo  sul  serio  annoiando  chi  legge; e  poi, con  questo  caldo  estivo  che  invita  alle  frivolezze  e  alle  chiacchiere  lievi, il  desiderio  di  scrivere  cose  profonde  o  di  indulgere  in  chissà  che  descrizioni  viene  meno. Quindi  mi  limito  a  segnalare  qualcosa  a  casaccio:

1) non  amo  troppo  i  gelati  ma  in  queste  giornate  afose  ne  sto  mangiando  parecchi

2) fra  i  miei  passatempi  favoriti  annovero  anche  l’analisi  logica

3) in  questo  momento  vorrei  trovarmi  in  Costa  Rica. Non  c’è  un  perché, è  così  e  basta

4) è  da  un  anno  circa  che  non  vado  in  bicicletta

5) detesto  i  centri  commerciali

6) sono  una  persona  molto  puntuale

7) adoro  il  silenzio  del  primo  pomeriggio  nelle  calde  giornate  d’agosto  in  montagna

8) mi  piace  sentire  l’odore  dei  libri  appena  stampati

9) mi  commuovo  di  fronte  al  talento  e  alla  genialità

10) ho  la  fortuna  di  stare  bene  con  me  stessa

E  adesso, per  completare  al  meglio  la  serata,  strawberry and cream cupcakes  per  tutti. :)

Silenzi d’estate

Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

Autunno a primavera

Autunno  a  primavera: non  si  possono  trovare  altre  parole  per  descrivere  queste  strane  giornate, fredde, variabili  e  grigie, che  ci  ricordano  la  fine  di  settembre  o  i  primi  giorni  d’ottobre. Ma  l’autunno  è  un  dolcissimo  incanto  soltanto  quando  arriva  dopo  l’estate  afosa  e  l’ebbrezza  di  giorni  interminabili,  trascorsi  sotto  il  sole  rovente.

A  maggio  l’autunno  è  fuori  posto, è  un  ospite  sgradito  difficile  da  tollerare. Speriamo  così  che  la  primavera  voglia  regalarci  ancora  il  suo  sorriso  allegro  e  qualche  giornata  tiepida,  prima  di  lasciare  spazio  alla   sfrontatezza  dell’estate.

 

Oltre

Non  importa  il  colore  spento  di  queste  strane  giornate  di  primavera, inquiete  e  troppo  fredde; non  importa  il  cielo  volubile  e  scostante. Importano  soltanto  i  campi  invasi  dai  fiori  e  il  rosa  tutt’intorno:  il  rosa  nella  fantasia  che  vola  oltre  il  tempo  e  lo  spazio,  a  dispetto  della  pioggia  e  dei  ricordi.

 

(L’immagine  è  tratta  da  qui)

Le foglie mute


Sono giornate molto fredde. Quest’anno l’autunno, bizzarro e indisciplinato, ci ha trascinati dal caldo quasi estivo di ottobre al gelo invernale di un novembre splendido e assorto. Ma i colori sono quelli della stagione di mezzo, e forse potremo apprezzarli ancora se l’autunno non sarà egoista.

Domenica di sole, che avvolge la strada silenziosa e accompagna il riposo pomeridiano sommessamente. Una domenica d’autunno da trascorrere con calma, fra una poltrona morbida e uno sguardo oltre la finestra nell’attesa della fine del giorno.

L’autunno se ne sta andando, ma le foglie restano mute nonostante il vento.

Estate d’autunno


Splendono queste giornate di fine settembre, insolitamente calde e miti: sembra che l’autunno si sia addormentato, stranamente pigro e fin troppo lento. Eppure, alcune ombre ci parlano della sua presenza.

Mentre aspettiamo la pioggia e il rosso acceso delle foglie morenti, i giorni trascorrono sereni e quasi senza scosse. E le sere diventano intermezzi di speranze.