Buon Natale, buon inverno


La settimana che precede le feste natalizie è sempre colma d’impegni e di scadenze da rispettare. A volte, si ha l’impressione che tutto questo affannarsi, tutto questo correre fra negozi, supermercati, banche e uffici vari sia solo un’inutile perdita di tempo. Eppure è un ingranaggio al quale, per diversi motivi, non ci si può sottrarre.

Ecco perché, terminato il caos dei preparativi, è piacevole lasciare da parte ansie e frenesie per immergersi completamente nell’atmosfera natalizia e invernale; è piacevole riscoprire la lentezza, non temere di lasciar vagare i pensieri liberamente, non desiderare alcun frastuono a oscurare la coscienza.

E allora Auguri a tutti: a chi è contento e a chi non lo è, a chi vorrebbe divertirsi e a chi desidera soltanto tranquillità, a chi sta bene e a chi è ammalato, a chi si sente solo e a chi crede di essere in buona compagnia, a chi è felice di appartenere a questo mondo e a chi si sente immancabilmente fuori posto.
Auguri con l’auspicio che il Natale possa assomigliare un po’ all’immagine qui sopra: tanta pace, tanto caldo splendore nonostante il gelo invernale. :)

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.

Gli anni


Il sole del mattino lungo le strade addormentate, la luce malata, l’autunno sfolgorante, i passi rapidi, le immagini che si susseguono nella mente, passato e presente aggrovigliati. Ma un nodo si è sciolto: quel che contava tanto ora non conta più.
Benedetto il gelo, benedetta la consapevolezza, benedetti gli anni che passano.

Neve e silenzio


Il silenzio è profondo e insolito, nonostante l’ora. E quando il silenzio diventa così invadente da suscitare un brivido di smarrimento, significa che sta nevicando.
Oltre la finestra chiusa, il bianco illumina la notte. Una notte strana, se si pensa che è marzo. Una notte d’inverno con i fiocchi che cadono senza sosta, e la strada candida e vuota.
Domani mattina sarà gelo, fuori e dentro, e il cielo non avrà alcuna pietà.

Mentre fuori piove


Queste sono le giornate più grigie e opache dell’anno. La stagione fredda è all’apice del suo squallore: il grigio del cielo si fonde con l’antracite dell’asfalto, e la pioggia contribuisce a rendere ancora più desolato lo spettacolo di un febbraio freddissimo e fin troppo ostile. Ogni tanto invidio un po’ gli animali che vanno in letargo, perché talvolta, quando mi sento sopraffatta da quest’atmosfera priva di colori, avverto anch’io il desiderio di chiudermi in una tana e di non affrontare la perenne oscurità che avvolge le giornate.

Intanto, però, con la scusa del giovedì grasso ho comprato le frappe dal mio insostituibile fornaio, Pasquale. Del carnevale non m’importa molto: da bambina mi piaceva mascherarmi pur d’indossare abiti pieni di pizzi e trine, ma adesso che sono adulta tutto è cambiato. Ormai considero il carnevale solo una scusa per mangiare le frappe e addolcire così l’atmosfera di giornate infinitamente cupe e gelide.

Una danza e l’inverno


Si può infondere inaspettato calore al gelo dell’inverno? Il ghiaccio è freddo, il bianco è puro e terribilmente algido. Basta però una musica in netto contrasto con questi toni e il gioco è fatto.
Accompagnato dalla danza spagnola tratta da Il lago dei Cigni, del grandissimo compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij(1840-1893), il mio nuovo video è dedicato alla neve: chi desiderla guardarlo può cliccare qui.

D’amore e d’inverno


In questa gelida mattina color antracite, la neve ha fatto di nuovo la sua comparsa e sembra decisa a continuare la sua danza. M’invade una quieta serenità che sa d’azzurro e di rosa nonostante il tempo e la notte difficile, priva di riposo. Fuori, oltre la finestra della mia camera, l’inverno sta trionfando sicuro di sé e tenebroso:il suo fascino è ogni anno lo stesso, sinistro e tagliente.

Mi mancano i languori dell’autunno, non posso negarlo. Assetata di dolcezza, rimpiango le sue infinite sfumature e la sua delicatezza. L’inverno assomiglia a un uomo troppo virile, tutto spigoli e angoli acuti, senza rari tratti femminili a ingentilirne gli umori: attira ma nel contempo ferisce. La sua è una bellezza estrema ma priva di quell’incanto senza nome che deriva dal rifiuto degli eccessi, dall’ambigua fusione di una varietà di colori, da un’apparente remissività che cela invece un’incontenibile energia.

Adesso, nel gelo impietoso del primo pomeriggio, i fiocchi di neve sono diventati più radi. La strada è vuota, priva di passi e di voci. Questo è un momento prezioso. Continuo a rimpiangere il timido sorriso del pallido sole autunnale, ma, sia pure in modo diverso – gli amori non sono mai tutti uguali -, amo anche quest’atmosfera implacabile nella sua durezza. Non è un amore fondato su una spontaneità di sentimento e d’attrazione che invade il cuore senza lasciare spazi vuoti; questo è un amore che nasce dalla riflessione, dalla volontà di sopravvivere al freddo e all’oscurità, dalla capacità di scorgere sotto un volto tanto arcigno il barlume di un breve sorriso, una profondità d’intenti, una purezza cristallina nonostante il rigido disincanto.
Il mio sentimento per l’inverno ha il tono maturo e forse un po’ rassegnato dei secondi amori, quelli che subentrano perché occorre proseguire, perché il cammino non è stato interamente percorso, perché non ci si può arrendere alla crudeltà del cielo. E perché in fondo l’attaccamento alla vita è così forte, sebbene non dichiarato, da voler sfidare la malignità degli dèi.