Ottobre è scivolato via troppo in fretta, con i suoi miti giorni di sole, gli alberi splendenti di foglie dorate, il primo timidissimo freddo e lo sguardo bonario anche nei momenti di tristezza. Uno sguardo incapace di suscitare rabbia o dolore. Novembre mi è sembrato stranamente lungo, sempre bellissimo con le sue profonde malinconie e le immancabili tenerezze, con il sole malato ma spesso allegro, con i brevi pomeriggi accompagnati da molte ombre. E, verso la fine, l’inevitabile sfacelo delle foglie morte, ammucchiate lungo le strade, sui marciapiedi indifferenti, nei cupi giardini abbandonati a se stessi. Foglie morte persino nell’anima, mai sazia di questo mistero.
Dicembre è la fine di queste atmosfere. L’inverno è sobrio e tagliente, deciso e autoritario, a volte insensibile e feroce. L’autunno invita, l’inverno ordina e non ammette rifiuti: entrambi c’insegnano il valore del raccoglimento, delle riflessioni appassionate e lente, della disciplina; ma l’autunno suggerisce e rivela con voce sommessa, mentre l’inverno impone e decide per noi.
Autunno, inverno - la forza nell’interiorità.









