Buon anno

Fare  gli  auguri  di  buon  anno  è, per  me, la  cosa  più  difficile. Perché? Perché  vorrei  scrivere  tante  cose  ma  ho  poco  tempo  e  perciò  non  le  ricordo  tutte, perché  so  che  finirò  per  dire  le  solite  parole, perché  non  provo  entusiasmo  particolare  per  questa  festa, anche  se  sono  serena. Ma  non  posso  restare  in  silenzio.

Si  spera  sempre  che  il  nuovo  anno  sia  migliore, sotto  tutti  i  punti  di  vista. Allora,  speriamo  che  porti  a  tutti  la  realizzazione  di  qualche  desiderio, tanti  momenti  di  allegria, tanti  cieli  azzurri. E  la  capacità  di  attraversare  le  ombre  e  i  sentieri  scuri  trovando  sempre  un  ponte  d’arcobaleno  ad  attenderci. Buon  2013. :)

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Auguri a…

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Auguri. Auguri  a  chi  si  sente  solo, a  chi  è  ammalato, a  chi  ha  ricevuto  poco, a  chi  è  profondamente  deluso.

Auguri  a  chi  osserva  i  tramonti, a  chi  riconosce  la  luce  nei  giorni  di  nebbia, a  chi  ama  il  sole  e  la  pioggia, a  chi  non  teme  il  freddo, a  chi  sopporta  e  resiste  nonostante  tutto.

Auguri  a  chi  sogna, a  chi  continua  a  sperare, a  chi  non  dimentica  il  vento  di  primavera  e  i  cieli  azzurri  d’un  tempo  lontano.

Auguri  a  chi  è  stanco, a  chi  non  ce  l’ha  fatta, a  chi  vorrebbe  andarsene  e  a  chi  vuole  restare.

Auguri  a  chi  non  giudica  in  fretta, a  chi  si  sforza  di  capire, a  chi  sa  essere  generoso, a  chi  non  teme  d’imparare.

Auguri  a  chi  guarda  le  stelle, a  chi  cerca  la  propria  strada, a  chi  è  stato  ferito, a  chi  è  stato  abbandonato.

Auguri  a  chi  trova  il  tempo  per  un  sorriso, a  chi  sa  rispettare, a  chi  osserva  le  sfumature, a  chi  non  vuole  esagerare.

Auguri  a  chi  non  riceverà  regali, a  chi  teme  il  nuovo  anno, a  chi  si  sente  incompreso,  a  chi  vorrebbe  ricominciare.

Auguri: che  il  Natale  possa  donare  a  ciascuno  almeno  un  intervallo  di  calda, autentica, profonda  serenità.

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Domenica d’inverno

La  settimana  appena  trascorsa  è  stata  così  intensa  e  ricca  d’impegni  che  non  ho  potuto  aggiornare  il  blog  quanto  avrei  voluto. E  mi  dispiace. Tuttavia  conto  di  rifarmi, approfittando  anche  delle  imminenti  festività.

Tutti  gli  anni, dicembre  è  un  mese  colmo  d’impegni, a  volte  inutili  o  quasi: a  causa  del  Natale  si  entra  in  una  girandola  di  movimenti  che  assorbe  troppe  energie  e  sembra  non  avere  mai  fine. Ma  già  pregusto  gli  ultimi  giorni  dell’anno, quelli  che  amo  di  più, i  giorni  fra  Natale  e  la  festa  di  San  Silvestro; sono  giorni  che, salvo  eventi  inattesi, farò  in  modo  di  trascorrere  con  sacrosanta  lentezza. La  lentezza  che  consente  di  riappropriarsi  di  se  stessi  e  di  dar  corso – perché  no – alle  più  sfrenate  fantasie. Fantasie  d’inverno.

Per  una  non-cuoca  come  me  è  sempre  fonte  d’ansia  pensare  al  menu  natalizio. Lo  considero  molto  seccante: farei  volentieri  a  meno  di  cucinare, attività  che  m’infonde quasi  sempre  un’inspiegabile  forma  di  depressione. Però  mi  piace  preparare  torte, mi  piace  vederle  crescere  nel  forno, mi  piace  sentirne  il  profumo  che  invade  la  cucina. Finora, la  mia  torta  favorita  è  la  sette  vasetti, semplice  ma  spettacolare  nel  risultato  che  ottengo: alta  cinque  o  sei  centimetri, morbidissima  e  delicata  proprio  come  piace  a  me. Ieri, poi,  ho  fatto  una  torta  paradiso  che, per  fortuna, è  venuta  bene  dopo  due  o  tre  fallimenti  totali  che  risalgono  all’autunno  appena  trascorso: la  paradiso  è  l’unica  torta, infatti,  che  mi  ha  dato  filo  da  torcere  facendomi  penare  un  po’, ma  ora  ho  finalmente  ottenuto  il  risultato  che  desideravo.

Adesso  ho  in  programma  di  preparare  una  torta  ai  frutti  di  bosco. Se  il  risultato  sarà  soddisfacente, forse  la  replicherò  per  le  feste  natalizie  glassandola. C’è  da  dire  che  non  ho  mai  glassato  una  torta  prima  d’ora; tuttavia, mi  sono  messa  in  testa  di  farlo  e, quando  decido  di  dover  imparare  qualcosa  di  nuovo,  neanche  le  cannonate  riescono  a  impedirmelo. Perciò  sì, tendo  a  credere  che  qualcosa  glasserò. Fosse  pure  un  biscottino  striminzito. :D

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D’improvvisi silenzi


Il pomeriggio è lungo e lento, una prosecuzione dei giorni di festa. Ma forse la vera festa inizia oggi, la vera festa è in questi pochi giorni di passaggio verso il nuovo anno: a tratti, la quiete è quasi sovrumana, accompagnata da improvvisi silenzi ed enigmatiche attese.
Sono sogni, immagini che si rincorrono a formare un futuro pieno di sole, incanti brevi mentre il giorno sfuma nella sera. Sono parole non dette e stupori al tramonto: è l’inverno del cuore, stella nella notte, segreti nell’oscurità.

Il passaggio


Per prima cosa, molta calma. Oggi è un giorno festivo e quindi è bene evitare di correre e affrettarsi inutilmente. Il sole rallegra l’atmosfera nonostante il freddo rigido e, mentre il pomeriggio trascorre lento, termino di addobbare la casa in vista delle feste. Nel corso degli anni ho accumulato una così grande quantità di oggetti fra ghirlande, sfere colorate, casette, scatole decorate e ninnoli vari che potrei andare al mercato e improvvisarmi commerciante vendendo tutto.

Oggi non esco perché, a causa della festa, il centro storico è pieno di gente impegnata a fare la solita “vasca” e a guardare le vetrine. Io preferisco immergermi nell’atmosfera natalizia e invernale durante i giorni feriali. Abitando a due passi da Via Emilia, infatti, posso uscire in tutta tranquillità nel tardo pomeriggio e, senza dover sopportare la folla scomposta e urlante, posso passeggiare nella nebbia, guardare le luci colorate, attardarmi davanti a qualche vetrina, osservare il trenino di Natale che compare d’improvviso nell’oscurità come se arrivasse dall’Altrove.

Siamo in uno dei più bei periodi dell’anno. Il passaggio dall’autunno all’inverno è un invito a proseguire più intensamente ciò che è già iniziato con la stagione delle foglie morte: pensare profondamente, ascoltare l’interiorità, progettare in attesa della rinascita di primavera.

Pensieri dolci

A quest’ora, mentre l’oscurità avvolge le strade e le voci si affievoliscono, un pensiero dolce può essere molto gradito. Però è anche vero che, prima di dormire, è opportuno evitare di riempirsi lo stomaco con simili ghiottonerie. Ecco che allora rimandiamo la festa a domani mattina, quando potremo assaggiare questa deliziosa cameo-cake, creazione di Camilla Rossi.
Nell’attesa del lieto banchetto, che renderà felici il corpo e lo spirito, sogni d’oro. :)

Giornate d’aprile


Giornate d’aprile: sole alto nel cielo, luce intensa sulla scrivania, vento allegro, spensierato e un po’ ribelle. Poi un momento grigio; ma è una pausa necessaria affinché il sereno non diventi vittima dell’indifferenza.

Nonostante la monotonia delle strade cittadine, ad aprile è facile immaginare acque limpide, alberi in festa, fiori che sorridono al mondo.
E si leggono parole, s’intonano canti, si celano abissi di pensieri non detti.

Buona Pasqua a tutti!

Sereno d’inverno


Oltre i vetri appannati, un panorama spettrale. Eppure, l’oscurità della notte, crudele e minacciosa, non riesce a scalfire la serenità di queste ore. Attendiamo senza brividi la nebbia: invaderà le strade e il giorno di festa, parlandoci di gioie e di vecchie emozioni.

Il freddo non può nulla stanotte. C’è un sogno che avvolge e incanta, e poi infinite stelle oltre il cielo nero.

Festa e fantasia


C’è il trenino instancabile che percorre le vie del centro con meticolosa regolarità e ci sono i mercatini: niente di spettacolare, ma senz’altro sufficiente a regalare un po’ di colore al mese di dicembre.
Abitare in centro storico, in una di queste case tutte attaccate le une alle altre, è un privilegio nel periodo natalizio perché, nonostante il clima rigidissimo e le giornate brevi, non ci si sente mai soli: basta guardare attraverso i vetri d’una finestra per vedere luci e persone e negozi aperti.

L’immagine che apre questo post mostra però una realtà del tutto differente: un incanto sospeso in una dimensione senza tempo, un sogno e una fantasia segreta. La casa splende di luce e arde di calore, nessuna stanza è costretta al buio e il cielo è addirittura percorso da delicati toni di rosa: sono tutti ottimi presagi, sono segni di speranza, sono doni lasciati a chiunque sappia coglierli.

Frittelle di mele


Non dovrei parlare di cucina, proprio no, perché non amo troppo cucinare e lo faccio solo perché costretta. A mia parziale discolpa – devo pure giustificarmi in qualche modo – c’è il fatto che ho molta volontà e un certo senso del dovere, per cui mi applico con diligenza e ho persino imparato in fretta a preparare bene alcuni piatti.
Dove voglio arrivare con questo discorso? Da nessuna parte. Solo che oggi è Halloween, domani sarà la festa dei Santi e dunque, visto il clima spensierato, mi sono tornate in mente le frittelle di mele che ho fatto lo scorso sabato. :D

Ho trovato la ricetta su Mani di Fata di settembre e ho deciso di provare. Non mi sono mancati timori e tremori: avevo il terrore, infatti, di combinare un disastro, di bruciare tutto e di rovinare la cucina. Invece, con mio grande stupore, non solo non ho distrutto la cucina ma le frittelle sono risultate squisite e io sono uscita illesa dall’esperimento. :mrgreen:

Ecco che allora trascrivo la ricetta. Chissà! A qualcuno potrebbe interessare.

Ingredienti per 4 persone:
3 mele renette
2 uova
1 limone
100 grammi di farina
1 cucchiaio di lievito in polvere
mezzo bicchiere di latte
sale
zucchero a velo

Preparazione
Sbucciare le mele, privarle del torsolo e tagliarle a rondelle. In seguito disporle su un piatto fondo spruzzandole di limone.
In una scodella sbattere i due tuorli d’uovo con un pizzico di sale e la buccia grattugiata di mezzo limone; incorporare, mescolando leggermente,le due chiare d’uovo montate a neve e poi, a poco a poco, la farina, il latte e il lievito.
Mettere sul fuoco una casseruola con olio abbondante – consiglio quello d’arachidi – e, quando va in ebollizione, immergere nella pastella le rotelle di mele e friggerne poche alla volta. A mano a mano che diventano dorate, toglierle dalla casseruola e metterle su un foglio di carta assorbente. Servirle cosparse di zucchero a velo.

(La foto è tratta da qui)